L’azienda finlandese fa un passo indietro dal progetto O-Ran, pensato per spezzare il dominio di Huawei nel 5G (anche Tim è tra i membri). Troppi gruppi cinesi coinvolti, troppo alto il rischio di sanzioni Usa

Poche settimane fa su Formiche.net raccontavamo i dettagli di una decisione dell’amministrazione Biden contro alcune aziende cinesi legate all’esercito e implicate in quello che gli Stati Uniti hanno definito genocidio della minoranza uigura nello Xinjiang. In particolare sottolineavano l’inserimento nella Entity List (una sorta di lista nera) del dipartimento del Commercio di Kindroid, società leader nella progettazione e produzione di chip per i sistemi di comunicazione e fornitrice di soluzioni wireless. Ecco la ragione: “attività contrarie alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti”. Kindroid e altre entità “stanno acquisendo e stanno cercando di acquisire articoli di origine statunitense per supportare la modernizzazione militare per l’Esercito popolare di liberazione”, si legge sul Registro federale.

Come allora ricordava Hosuk Lee-Makiyama, direttore del think tank Ecipe di Bruxelles, su Twitter, con la stretta su Kindroid sono sette le aziende cinesi sanzionate dagli Stati Uniti che fanno parte della O-Ran Alliance, un progetto di sviluppo di una rete modulare con interfacce e ran aperte che dovrebbe favorire una maggiore trasparenza e una diversificazione dei fornitori (in teoria, cioè, spezzare il dominio della cinese Huawei ma anche delle europee Ericsson e Nokia), a cui ha aderito anche l’italiana Tim. Nell’elenco, infatti, compaiono anche i tre grandi fornitori di servizi China Mobile, China Telecom e China Unicom, la società di informatica Inspur, quella che produce chip Phytium e il colosso delle telecomunicazioni Zte, rivale “interno” di Huawei che in passato era nella Entity List prima di essere “rilasciato” sulla parola.

È in questo quadro che va letta la rivelazione di Politico che ha pubblicato i dettagli di una email con cui Nokia, società finlandese in netta ripresa nel mercato del 5G, ha sospeso “tutte le attività di lavoro tecnico” nell’O-Ran Alliance per “questioni di conformità” rispetto ai membri del progetto “inclusi nella Entity List statunitense”. Due addetti ai lavori, dietro anonimato, hanno spiegato a Politico che probabilmente i legali di Nokia hanno determinato che il rischio di sanzioni da parte degli Stati Uniti era troppo alto. Infatti, a differenza di quanto accaduto due anni fa con la stretta su Huawei compensata da un via libera della Casa Bianca alle aziende che partecipano a gruppi internazionali in cui è presente anche il produttore cinese, non esistono licenze sull’O-Ran Alliance.

La decisione di Nokia, sottolinea Politico, evidenzia il rischio per le oltre 200 aziende coinvolte di continuano a contribuire al progetto assieme alle aziende cinesi nella Entity List, almeno fino a quando gli Stati Uniti non rilasceranno licenze simili. A rischio ci sono operatori come Tim, Deutsche Telekom, Telefónica e Vodafone e aziende tecnologiche come Facebook, Microsoft, Intel e Cisco.

Ci perdoneranno i lettori ma alla luce di questi recenti sviluppi suona ancor più attuale quanto scrivevamo un mese e mezzo fa su Formiche.net. Per questo, lo riportiamo di seguito.

Secondo l’ultima ricerca di Strand Consult, ben 44 aziende che partecipano alla O-Ran Alliance (nata nel 2018, prima che l’amministrazione Trump mettesse nel mirino il 5G “made in China”) sono domiciliate in Cina, il Paese più rappresentato nel progetto dopo gli Stati Uniti (con 82). Gli ultimi sviluppi, anche alla luce delle tensioni geopolitiche tra Washington e Pechino che non possono non tirare in ballo il resto del mondo, pongono un interrogativo: l’O-Ran, alleanza pensata per sviluppare alternative a Huawei ma formata da altre aziende sanzionati dagli Stati Uniti, non è ormai obsoleta?

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