Sulla criniera del cambiamento epocale ci sei o non ci sei. Hai idee e traini, o non ne hai e muori. Se sei uno Stato, avere idee prima degli altri significa dominare il mondo. È questa la partita del futuro. L’intervento di Gianfranco Rotondi

“Verde è popolare” è una associazione, non un partito. Nasce dall’iniziativa di alcune persone di buona volontà – non tutti politici – di estrazione democristiana e ambientalista. Il punto di partenza è stata la riflessione sulle encicliche sociali di papa Francesco, particolarmente la Laudato si’,col suo poderoso appello per la “difesa del creato”. Il resto lo fa il “mood europeo”, ancora inesplorato dalla sonnacchiosa stampa italiana, che se ne accorgerà con stupore fanciullesco dopo le elezioni tedesche: il tema ambientale in Europa determina i risultati elettorali, dopo la pandemia in maniera esponenziale.

In Germania i Verdi arriveranno primi o secondi, comunque governeranno, forse con i democristiani orfani di Merkel. In Francia i candidati ambientalisti battono in tutti i Comuni gli avversari gollisti, macroniani o socialisti. Un’onda verde scende dall’Europa e per ora si infrange nelle Alpi. Ma presto valicherà.

La sorpresa è che ad attenderla ci sono più democristiani che ambientalisti. In Italia il partito Verde ha avuto vicissitudini non ascrivibili a chi oggi lo governa, ma sicuramente stressanti per il brand. È al due per cento. Il mondo cattolico però accarezza il tema come una nuova missione, dopo la lotta al comunismo e l’impegno per i valori non negoziabili. All’intergruppo parlamentare Laudato si’ hanno aderito oltre cento parlamentari. Si susseguono eventi e convegni su temi ambientali ad opera delle organizzazioni collaterali alla Chiesa.

Insomma cresce la consapevolezza che pure in Italia la partita elettorale si giocherà sull’ambiente, cioè sul futuro. L’ambiente è il futuro non solo perché la sua difesa ci assicura sopravvivenza; l’ambiente è il futuro perché tutti i governi del mondo hanno sincronizzato le loro agende sulla emergenza ambientale, e dunque si profila una trasformazione epocale della vita economica del mondo. Intere filiere produttive saranno sostituite, meccanismi secolari saranno superati, spariranno mestieri e ne nasceranno di nuovi. Sulla criniera del cambiamento epocale ci sei o non ci sei. Hai idee e traini, o non ne hai e muori. Se sei uno Stato, avere idee prima degli altri significa dominare il mondo.

È questa la partita del futuro. La politica italiana si attarda su battaglie di retroguardia: i migranti, le tasse, un po’ di giustizia. Roba dell’altro secolo. Il sovranismo? Ci sta stretto. L’Italia può essere guida dell’Occidente in un processo nuovo di cui può assumere la leadership.

Draghi è dentro questo prospettiva. E il colore che ha dato al suo governo, alla sua agenda economica.

La politica non se ne è accorta. Meglio. Sarà facile avvicendarla, sostituirla. Con dolcezza, accompagnando alla porta le parole d’ordine di un passato divenuto subito remoto. A valle di un governo non politico serve una offerta nuova che ne raccolga e ne rilanci la sfida.

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