Chiedere obbligatoriamente il Green pass sul posto di lavoro è nel nostro interesse per diversi motivi. La libertà di opporsi esiste ma ha un costo collegato all’esigenza di non vanificare lo sforzo di una misura volta al bene comune. Il commento di Leonardo Becchetti

Oggi sul treno Roma-Milano assieme al biglietto mi è stato chiesto il Green pass. Tornato a Roma la segretaria del Dipartimento mi scrive con tono gentile ma perentorio chiedendomi la data di scadenza del mio Green pass e, non contenta della mia risposta, di inviargli il QR code per vedere se è ancora valido. A parte le mie battute scherzose sul fatto che sembrava essersi trasformata in un agente di polizia e che non doveva dubitare che ci fosse qualche fregatura nelle mie dichiarazioni, ho accettato ed accetto di buon grado, con ragionevolezza e pazienza queste fastidiose incursioni nella mia vita sapendo quella che è la posta in gioco.

Siamo stati paralizzati per mesi e abbiamo pagato un prezzo carissimo in termini di decessi alla pandemia. E non è ancora finita. Penso quindi sia logico e giustificato fare il possibile per evitare di tornare alla casella di partenza in autunno quando la stagione per il virus sarà più favorevole. Chiedere obbligatoriamente il Green pass sul posto di lavoro è nel nostro interesse per diversi motivi.

Il primo è che il rischio e il costo atteso del non vaccinarsi (probabilità di ammalarsi con conseguenze gravi) è molto più alto del rischio e del costo atteso del vaccinarsi (rarissimi effetti collaterali). Su questo punto il problema dei pochi no vax è o che non capiscono la statistica o che sostituiscono i dati probabilistici derivanti da studi ufficiali e costruiti su milioni di osservazioni con loro valutazioni personali fondate su elementi arbitrari. Tra il loro sospetto di complotto e i risultati scientifici come la stragrande maggioranza delle persone scelgo i secondi.

Il secondo motivo è che con il Green pass la probabilità di contagio all’interno dell’azienda è minore. Dunque minori saranno i rischi che l’azienda che mi dà lavoro finisca in situazioni difficili mettendo a rischio produttività e competitività e dunque anche il mio posto di lavoro.

Terzo, con la regola del Green pass obbligatorio minore sarà la probabilità di essere contagiato da qualcuno sul posto di lavoro.

Quarto, sempre con il green pass obbligatorio sul posto di lavoro l’Italia come paese rischierà molto meno di dover nuovamente rallentare e fermarsi (sia dal punto di vista economico che sociale) perché saremo lontani da quella soglia di affollamento di ospedali e terapie intensive che ci ha costretto a fissare restrizioni e lockdown.

A questa scelta del governo non vedo dunque obiezioni. Ciò di cui si può discutere è cosa succede per quella minoranza di persone (a scuola ad esempio sappiamo che il 93 percento del personale è vaccinato) che non accettassero di vaccinarsi o comunque di seguire quanto richiesto per ottenere il Green pass. Le possibilità considerate sono spostamento in un’altra mansione, sospensione dal lavoro o sospensione dalla retribuzione. La regola del green pass obbligatorio per i quattro motivi citati è anche costruita per migliorare la sua vita. La libertà di opporsi esiste ma ha un costo collegato all’esigenza di non vanificare lo sforzo di una misura volta al bene comune.

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