La sfida del centro può essere nell’autonomia di pensiero, nei giovani capaci di non rimanere impantanati nella nostalgia, nel sistema delle famiglie politiche europee. Perché l’Europa per il sistema politico italiano è un antidoto alla crisi infinita che ha prodotto anche tanta antipolitica. L’intervento di Giancarlo Chiapello, segreteria nazionale Popolari-Italia Popolare

Pur sapendo che chi è rimasto popolare, rivendicando l’attualità dell’intuizione sturziana del centro autonomo legato al popolarismo (che non può essere affetto da “filie” di destra e sinistra), nell’epoca delle polarizzazioni non trova molto ascolto, credo sia importante comunque non demordere soprattutto di fronte al fallimento dello schema del bipolarismo dell’odio.

In quest’ottica non possono essere taciute le perplessità su due interventi proprio sul centro, quale luogo politico sostanziato da un pensiero, da una identità. Il primo è uscito su Avvenire il 29 agosto a firma di Franco Monaco: egli, definendosi uomo di sinistra fa una disamina sulla sua parte politica che, come popolare, non mi riguarda (al massimo potrei consigliare la lettura di un articolo apparso sull’Economist qualche giorno fa dal titolo “The threat from the illiberal left”, ossia “La minaccia della sinistra illiberale”) tranne che nella prima parte in cui afferma: “Penso che, a dispetto di certe teorie oggi di moda, la coppia oppositiva destra-sinistra non sia affatto inservibile. Né ai fini descrittivi, né in chiave prescrittiva. Di più: provo fastidio per una certa idiosincrasia cattolica a ‘prendere parte’ e semmai a ipostatizzare un terzismo non meglio definito. Talvolta (non sempre) ispirato a uno sterile perfettismo”.

Ora, è evidente il tentativo di rilanciare la polarizzazione politica – che è entrata nella comunità ecclesiale come un veleno creando la frattura nefasta tra cattolici del sociale e cattolici della morale che riducono così una visione integrale in due ideologie – disconoscendo il “centro” ridotto a terzismo senz’anima. Questo è contestabile per due motivi: il primo consiste nell’esistenza di un pensiero e una tradizione radicati nella visione sociale cristiana non assimilabile con quelli di destra e sinistra, il secondo con la realtà, ossia i trent’anni di polarizzazione che ha contorto il sistema politico italiano senza portare a significativi risultati politici salvo il ricorso al “Modello Draghi” per ovviare proprio ai danni della polarizzazione che si potrebbero riassumere in personalizzazione, populismo, sovranismo, radicalismo, individualismo, ideologia del politically correct.

Perché, allora i cattolici dovrebbero convincersi di un sistema evidentemente bacato e non impegnarsi per un suo cambiamento, che il “draghismo” può innescare, capace di cogliere la complessità della realtà ricorrendo al patrimonio attualissimo del popolarismo che, però, ha bisogno di autonomia e inquadramento europeo in fraterna colleganza con tutti i popolari europei?

L’on. Monaco sembra abbastanza in sintonia con Giorgia Meloni che, in una intervista a Pietro Senaldi su Libero, afferma: “Bisogna lavorare in modo che si vada verso un bipolarismo: da una parte la destra, dall’altra la sinistra. Il centro significa troppo spesso disponibilità all’inciucio. Io auspico due schieramenti contrapposti, ciascuno con sfumature diverse al suo interno. Le specificità finiscono per essere un valore comune”.

Ora,  al di là del disconoscimento della storia e dell’atteggiamento a cui ha ben risposto su Formiche.net Marco Follini, l’idea di una rinascita di un centro solido, capace di attingere al migliore pensiero prodotto dal cattolicesimo politico italiano sembra continui a essere temuto, salvo sapere che i cattolici guardiani della frattura (e certa stampa “cattolica” non è estranea a tale ruolo) sono i primi nemici di esso perché la subalternità, alla fine, è pure una comodità.

La sfida dove può stare, allora, (anche per non ridurre il popolarismo a tema di mere commemorazioni o vecchie spillette riesumate nelle campagne elettorali per salvezze personali)? Nell’autonomia di pensiero, nei giovani capaci di non rimanere impantanati nella nostalgia, nel sistema delle famiglie politiche europee. Sì, c’è bisogno di più Europa nel sistema politico italiano come antidoto alla crisi infinita che ha prodotto anche tanta antipolitica e i Popolari sono portatori del sogno di De Gasperi, Adenauer, Schuman che, anche di fronte alle sfide internazionali del nostro tempo, dimostra tutta la sua profezia.

C’è anche bisogno di un linguaggio nuovo, più ideale e identitario per non ricadere nella polarizzazione delle sommatorie innaturali che può portare lo scongelamento del sistema che deve tornare dinamico (si pensi ad esempio alla Germania). Come? Lanciando un “Manifesto Proporzionalista”, cioè una battaglia per non fermarsi alla mera conservazione di questo sistema che non dà speranza.

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