Non è semplice la situazione sul campo in Afghanistan, per i civili ma anche per giornalisti e giornaliste che provano a raccontare il conflitto in corso, tra manifestazioni e lavoro sul campo. Ecco chi sono e come seguirli

“Scusate, devo andare via”. Con queste parole in diretta televisiva e quasi contemporaneamente via Twitter, la giornalista freelance Cecilia Sala ha dovuto interrompere il collegamento con Omnibus (La7) perché l’hotel in cui si trovava, a Kabul, è stato sgomberato a causa di manifestazioni sulle strade della capitale afgana sfociate nell’esplosione di colpi di arma da fuoco che hanno raggiunto anche le finestre dell’albergo.

“Quello che è successo – ha ricostruito poi la giornalista, rassicurando sulla sua situazione – è che gli spari che prima erano solo in aria si sono avvicinati e hanno colpito le finestre dell’hotel tra il sesto e l’ottavo piano. Mi sono chiusa in bagno, ho aspettato cosa dovevo fare”. Nella ricostruzione dell’accaduto, Sala spiega che inizialmente non si sapeva se fosse un attacco all’hotel o colpi esplosi per le manifestazioni, per questo poi è stata raggiunta dagli uomini della sicurezza e spostata dalla stanza in cui si trovava. I colpi esplosi, che hanno raggiunto l’hotel, appartenevano ai Talebani che volevano disperdere la manifestazione a favore della resistenza nel Panshir. Non l’unica manifestazione che si è tenuta quest’oggi, però.

“Ce n’è stata un’altra a favore dei diritti delle donne, sia in questi giorni che negli scorsi, a Kabul e in altre province. Per disperdere queste manifestazioni i Talebani hanno sparato in aria e hanno colpito le finestre dell’hotel”, ha spiegato. “Quello che è successo dopo – ha aggiunto Sala – è che hanno arrestato vari partecipanti alle manifestazioni, anche dei giornalisti, alcuni li hanno portati in luoghi sconosciuti e ovviamente li hanno minacciati”.

La situazione in Afghanistan è, al momento, molto precaria per la stampa (e non solo). Cecilia Sala, freelance che collabora con diverse testate italiane, è l’unica giornalista donna italiana sul suolo afgano, al momento. Per le donne, come raccontato da Rossana Miranda su Formiche.net, non è un momento semplice, anzi. Nelle scorse settimane le croniste attive sul territorio sono state prima allontanate e poi inserite nuovamente nelle trasmissioni dei canali di news afgani, come Tolo News, emittente che nel corso delle manifestazioni odierne ha segnalato l’arresto di un loro giornalista, poi liberato dopo qualche ora dai talebani.

Sul campo, per la stampa italiana, anche Fausto Biloslavo, giornalista di guerra che si può leggere sulle pagine del Giornale, ma collabora e ha collaborato con testate italiane e estere (Panorama, TG5, Studio Aperto, TGcom24, Sky TG24, NBC, CBS, NDR, TS, Time Life, L’Express, Insight per citarne alcune). Sul Giornale e sui suoi canali social il racconto dell’arrivo in Afghanistan e a Kabul, dai presidi della polizia afgana ormai conquistati dai Talebani: “sembra quasi che non sia accaduto nulla e il cambio di regime stia venendo assorbito in un’apparente normalità”, si legge.

E poi il ritratto del “vero talebano”, incontrato in un posto di blocco dopo Jalalabad: “Mimetica, radio nella tasca con l’antenna che gli arriva oltre la testa e cappellino da preghiera, nota che l’autista è perfettamente rasato e per di più porta degli occhiali da sole un po’ troppo occidentali. ‘Non te lo chiedo come un obbligo, ma per l’Islam bisogna lasciarsi crescere la barba. Altrimenti che esempio diamo ai giovani?’, spiega con un sorrisetto di contorno e il kalashnikov a tracolla. Nel primo emirato lo avrebbe tirato giù dalla macchina punendolo con un po’ di frustate. Adesso fa il gentile, ma il messaggio è lo stesso. Il poveretto abbozza e una volta ripartito sbotta a denti stretti: ‘Deciderò io se tenermi la barba oppure no'”.

E poi il ricordo di una giornalista italiana che, vent’anni fa, proprio in Afghanistan perse la vita per mano dei talebani: “Le affascinanti gole di Sorobi potrebbero diventare un’attrazione turistica se non ci fossero ricordi di sangue. Vent’anni fa l’inviata del Corriere della Sera, Maria Grazia Cutuli e altri tre giornalisti furono trucidati dai talebani in fuga dalla capitale del primo emirato martellati dai B 52 americani a uno di questi tornanti”.

Il racconto delle manifestazioni odierne a Kabul in cui donne e uomini vanno in piazza, per le strade, sfidando il regime talebano e gridando “lunga vita al Panshir”, ultima roccaforte della resistenza, sono testimoniate in un breve video condiviso su Twitter.

Da Kabul anche il freelance Claudio Locatelli, che condivide le sue cronache sulla sua pagina Facebook (Il giornalista combattente), attraverso dirette e post fotografici. Ma non solo. È stato infatti il primo giornalista ad intervistare, Zabiullah Mujahid, il portavoce dei Taliban. Prima domanda: come intendete preparare i vostri combattenti per relazionarsi alle donne? “Non è un grande problema per noi – aveva risposto -, come sapete permettiamo alle donne e al ministero della salute pubblica di andare a lavoro e riprendere di nuovo possesso dei loro uffici”, e ancora l’importanza del ritorno del ministero dell’Educazione che, sosteneva il portavoce Taliban, è una figura molto importante.

Locatelli, da sempre impegnato come freelance in contesti di guerra, ha partecipato anche al conflitto siriano come combattente accanto al popolo curdo, documentando in quel caso lo scenario di guerra e partecipando ai combattimenti. Nel pomeriggio è stato arrestato da una pattuglia talebana, e dopo otto ore è stato rilasciato, dopo essere stato ammonito: non ti presentare più ai cortei delle donne né di altri manifestanti. Qui il suo racconto:

 

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