Raccolto 1 miliardo di dollari in aiuti per il popolo afgano, le Nazioni Unite sottolineano la necessità di un impegno collettivo per fare fronte all’emergenza. Ma rimane il dubbio: si può trattare con il regime talebano?

La comunità internazionale è a un bivio sull’Afghanistan: come sostenere gli afgani attraverso gli aiuti umanitari senza appoggiare indirettamente il regime talebano?

È un dubbio non facile da sciogliere: l’Afghanistan è in preda a un’emergenza umanitaria che continua ad aggravarsi, complice l’aumento dei prezzi dei generi alimentari, della siccità e degli sfollamenti. Il Paese è già il secondo al mondo con il più alto numero di abitanti nel pieno di un’emergenza alimentare, e si prevede che nella seconda metà dell’anno 5,5 milioni di bambini afghani affronteranno livelli emergenziali di fame. Anche prima della presa di Kabul, la metà di tutti i bambini al di sotto dei 5 anni avrebbe sofferto di malnutrizione acuta. Un numero che potrebbe aumentare per colpa della pandemia e dell’interruzione degli aiuti umanitari.

Per questo motivo il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ringraziato l’importante contributo internazionale per l’Afghanistan, dopo una riunione a Ginevra che si è conclusa con la scelta di duplicare le risorse economiche per il Paese. “Abbiamo sentito promesse per più di un miliardo di dollari – ha detto Guterres – che è una spinta qualitativa all’impegno finanziario della comunità internazionale per il popolo afgano”. Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, ha confermato che alla fine dell’incontro sono state raccolte promesse per più di 1,2 miliardi di dollari da destinare allo sviluppo e gli aiuti umanitari. Alla riunione hanno partecipato circa 100 Stati membri dell’Onu e più di 30 organizzazioni regionali e internazionali. Ad oggi la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e gli Stati Uniti hanno deciso di sospendere l’invio di aiuti finanziari.

Per l’Onu il finanziamento sarà un salvagente per gli afgani che non hanno servizi basici, per i bambini che affrontano il rischio di denutrizione severa, per molte donne potrebbero perdere l’accesso ai servizi sanitari.

L’organizzazione è comunque “molto preoccupata”e vuole assicurarsi che l’assistenza umanitaria sia un punto di partenza per l’impegno effettivo con i talebani su tutti gli altri dossier di interesse per la comunità internazionale. Guterres ha insistito che quest’assistenza “non risolverà il problema se l’economia dell’Afghanistan crolla. E sappiamo che il rischio è enorme e c’è una drammatica mancanza di soldi in contanti”.

Guterres ha anche voluto sottolinea che i talebani si sono impegnati a cooperare per garantire che l’assistenza venga fornita al popolo afgano: “Ho chiesto al sottosegretario generale per gli affari umanitari e coordinatore dei soccorsi di emergenza, Martin Griffiths, di recarsi a Kabul la scorsa settimana per incontrare la leadership dei talebani […] abbiamo chiesto che tutti i civili, in particolare donne, ragazze e minoranze, siano protetti in ogni momento […]  Il nostro personale e tutti gli operatori umanitari devono poter svolgere il loro lavoro vitale in sicurezza, senza molestie, intimidazioni o paure”.

“È impossibile fornire assistenza umanitaria all’interno dell’Afghanistan senza parlare con le autorità di fatto del Paese – ha concluso Guterres . E credo che sia molto importante parlare con i talebani in questo momento per tutti gli aspetti che riguardano la comunità internazionale: che si tratti di terrorismo, di diritti umani, di droga, di natura del governo”.

Per il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, l’Italia intende “sostenere l’Ufficio del Coordinamento degli affari umanitari, l’Unhcr, la Fao, il Programma alimentare mondiale e il Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite e altri partner, comprese le organizzazioni della società civile. I fondi verranno stanziati anche per assistere i Paesi limitrofi che ospitano i profughi in fuga dall’Afghanistan […] Consentitemi di ribadire l’impegno dell’Italia a svolgere un ruolo attivo nel sostegno al popolo afghano, anche nella sua veste di attuale presidenza del G20”.

Intanto, il primo volo del Servizio Aereo Umanitario dell’Onu, partito da Islamabad, Pakistan, e diretto a Kabul, è atterrato senza problemi. Il World Food Program ha spiegato la road map: cinque voli a settimana saranno distribuiti fra  diverse città, tra cui Kandahar, Mazar-i-Sharif e Herat.

Condividi tramite