Il Comitato ha preso atto dell’indagine interna ai servizi dopo il noto incontro all’autogrill tra l’ex spia e il leader di Italia Viva rivelato da “Report”. A maggio il sottosegretario Gabrielli aveva emanato una direttiva per evitare altri casi simili (e nuovi imbarazzi e polemiche)

Il Copasir è tornato oggi ad affrontare il caso di Marco Mancini, l’ex agente dei servizi segreti che alla vigilia dello scorso Natale aveva incontrato in un autogrill di Fiano Romano il leader di Italia Viva ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Il Comitato ha preso atto – questa l’espressione utilizzata nella nota diffusa dal presidente, il senatore Adolfo Urso di Fratelli d’Italia – dell’esito dell’inchiesta attivata il 20 maggio 2021.

L’indagine era nata “su impulso del Comitato stesso”, come viene rivendicato nel comunicato, e condotta, ai sensi dell’articolo 34 della legge numero 124 del 2007, dagli ispettori del Dis guidato da Elisabetta Belloni.

Proprio dopo l’audizione del suo predecessore, Gennaro Vecchione, fedelissimo dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il Copasir, allora guidato dall’onorevole Raffaele Volpi della Lega, aveva chiesto un’indagine al presidente del Consiglio Mario Draghi. Che, neppure 24 ore dopo l’audizione di Vecchione, aveva deciso di sostituire quest’ultimo con Belloni, all’epoca segretario generale della Farnesina (era il 12 maggio).

Il 14 luglio scorso il Copasir aveva ascoltato anche la versione di Mancini, che pochi giorni dopo sarebbe andato in pensione (l’altra soluzione propostagli era il ritorno nell’Arma dei Carabinieri, in cui era arruolato alla fine degli anni Settanta, con il grado di maresciallo). La legittimità di quell’audizione, come raccontato su Formiche.net, era stata contestata dal deputato Enrico Borghi del Partito democratico, che aveva deciso di disertare la seduta.

A quanto trapelato sui giornali, l’agente – nome in codice Doppia M o Tortellino per le sue origini emiliane – avrebbe spiegato al Comitato che quell’incontro, registrato da una passante e mandato in onda su Rai3 dalla trasmissione Report, era stato autorizzato da Vecchione. Quel faccia a faccia era uno dei tanti, avrebbe detto Mancini. D’altronde, non erano vietati.

Lo sono diventati soltanto dopo, a maggio. Era stato proprio Vecchione nella sopracitata audizione dell’11 maggio a comunicare, come rivelato da Formiche.net, le intenzioni del governo, e in particolare di Franco Gabrielli, autorità delegata per l’Intelligence e la sicurezza, d’intesa poi con il nuovo numero uno del Dis Belloni. Il sottosegretario ha emanato una direttiva che prevede, tra le altre cose, l’obbligo per gli agenti di richiedere un’autorizzazione al capo dell’agenzia di appartenenza o al vertice del Dis per ogni tipo di appuntamento con parlamentari, giornalisti, magistrati e altre categorie “sensibili”.

Sul caso Mancini le bocche rimangono più cucite che mai nel Copasir. La sensazione è che il Comitato abbia preso atto del lavoro del Dis chiamato a indagare e compreso la volontà di Gabrielli e Belloni, e dunque di Draghi, di evitare incontri come quello Renzi-Mancini e nuove polemiche e imbarazzi.

Il Copasir oggi ha discusso anche l’esame di uno schema di regolamento interno al personale del comparto intelligence con la relazione svolta da Borghi. Il seguito del dibattito e l’approvazione del parere avranno luogo la prossima settimana, ha comunicato il presidente Urso.

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