L’ex premier ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano “Domani” in cui ha spiegato, tra le altre cose, perché non ritiene che i Talebani siano un gruppo terroristico. “Non lo sono neanche Hamas e Hezbollah”

La risposta occidentale all’attentato dell’11 settembre conteneva in sé un progetto militare, “che ha ottenuto qualche risultato”, ma anche un “forte disegno politico-culturale”, ossa “l’idea che attraverso l’espansione della democrazia nel mondo islamico si sarebbero costruiti anticorpi in grado di debellare il fondamentalismo antioccidentale e il terrorismo”. Ma “questo progetto è fallito”. Parola di Massimo D’Alema, intervistato sul quotidiano Domani diretto da Stefano Feltri.

IL RITRATTO DI STALIN IN UN ANGOLO

L’intervistatrice, Daniela Preziosi, racconta di essere stato ricevuta nello studio di Italianieuropei, a piazza Farnese. Alla destra dell’ex presidente del Consiglio un fermalibri a forma di aquila federale americana, “regalo del generale Wesley Kanne Clark”, il falco comandante dell’Operazione Allied Force nella guerra del Kosovo. “A sinistra, appoggiato a terra in un angolo, un ritratto di Iosif Vissarionovi Dzugasvili, insomma Stalin, in posa occhiuta, ‘regalo di un amico russo’. È un bel quadro, ma Stalin non merita di essere appeso al muro: ha ucciso troppi comunisti’”.

ESPORTARE LA DEMOCRAZIA? NO

D’Alema torna sul dibattito riemerso dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan, l’idea di esportare la democrazia. “Non solo con le armi, è fallita l’idea che la democrazia si possa esportare”, dice. “L’omologazione culturale non funziona”.

SULLA LOBBY DELLE ARMI

Ma ne ha anche per i “pacifisti radicali” che dicono da sempre che quella guerra, come tutte, serviva solo all’industria delle armi americane. “C’è anche quest’aspetto”, risponde, “ma vent’anni di storia non sono spiegabili con il fatto che l’industria militare americana doveva svuotare gli arsenali e vendere le bombe. Cosa che pure è avvenuta. Ma è un vantaggio collaterale”.

CHE COSA SONO I TALEBANI?

“I Talebani sono un movimento fondamentalista, violento e intollerabile per i comportamenti contro le donne e contro le minoranze, ma credo sia sbagliato definirli un gruppo terrorista”, prosegue D’Alema. “L’Isis è un gruppo terrorista, i Talebani sono un movimento politico, come Hezbollah e Hamas. Definirli terroristi è una stupidaggine”, aggiunge. Ma forse dimentica che Hamas è dal 2001 annoverata dall’Unione europea (di cui l’Italia è uno dei Paesi fondatori) tra le organizzazioni terroristiche.

PARLARE CON I TALEBANI?

“Gli americani parlano con i Talebani ininterrottamente dal 2018”, sottolinea D’Alema. “È ovvio che lo si debba fare anche per evitare una catastrofe umanitaria e per cercare di esercitare il massimo di condizionamento possibile. Solo da noi si poteva sviluppare un dibattito surreale come quello sulle parole di Giuseppe Conte. Il vero problema è come parlare con i Talebani senza che questo significhi un riconoscimento formale della legittimità del loro governo”.

CHE RUOLO PER CINA E RUSSIA?

“Cina e Russia hanno buon gioco a dire che il disastro afghano l’hanno creato gli occidentali, un formidabile alimento per la loro propaganda interna”, prosegue D’Alema. “Ma sono preoccupati per quello che può avvenire nel confinante Afghanistan, quindi sulla base della Realpolitik avevano preso contatto con i Talebani per tempo. E il ministro degli Esteri cinese ha detto una cosa saggia: la comunità internazionale faccia pressione sui Talebani. Su diversi fronti”. Quali? Il diritto delle persone che vogliono lasciare il paese assicurano l’accoglienza nei nostri paesi; impedire che l’Afghanistan diventi un focolaio del terrore; tutelare i diritti fondamentali acquisiti in questi anni, quelli delle donne e delle minoranze; e tutelare il diritto delle organizzazioni internazionali di operare a Kabul.

UN BILANCIO “ITALIANO”

Qual è il bilancio di D’Alema sugli ultimi trent’anni di guerre in Iraq, Balcani, Libia e Afghanistan? “In generale l’Italia è un paese che ha svolto bene le sue missioni internazionali, le nostre forze armate hanno saputo combinare la competenza militare e la professionalità con un rapporto positivo con le popolazioni e con le Ong”, risponde.

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