Occorre fare sì che il sistema tributario recuperi la sua funzione primaria, cioè quella di fornire risorse sufficienti al finanziamento delle esigenze di spesa pubblica, e in particolare dei sistemi di welfare. Ci si deve porre sulla strada di limitare fortemente il numero di eccezioni e deroghe ai regimi normali di imposizione. Ecco cosa dice un documento del Cnel di prossima uscita. Il commento di Giuseppe Pennisi

Ieri, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha messo l’accento, in conferenza stampa, sulla riforma tributaria, elemento essenziale del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e i cui elementi sarebbero dovuti essere approvati prima delle vacanze del Parlamento (ora si punta a fine anno). L’obiettivo di base è riequilibrare le aliquote Irpef a vantaggio dei redditi medio bassi. Lo si può fare senza mettere mano alle tax expenditures, le agevolazioni fiscali di vario tipo? Ne dubito. E ne dubita fortemente anche il Cnel che sta approntando un documento sul tema.

Secondo il Rapporto annuale del ministero dell’Economia e delle Finanze sulle spese fiscali 2020, nel sistema tributario ora trovano spazio ben 602 provvedimenti agevolativi, per un impegno finanziario che supera i 68 miliardi di euro; da un lato, si tratta di una stima che non tiene conto del fatto che per molti provvedimenti le quantificazioni non sono possibili a causa della mancanza di informazioni; dall’altro, in ragione di reazioni comportamentali, la stima potrebbe non corrispondere al gettito addizionale conseguente all’eliminazione delle spese fiscali. Tra queste agevolazioni, l’Irpef compare in più di 230 provvedimenti, gettito complessivo stimato pari a circa 47 miliardi di euro, più di 2/3 del minor gettito complessivo stimato.

Alcune spese fiscali hanno come obiettivo principale quello di pervenire a una corretta misurazione della capacità contributiva, come nel caso di deduzioni e detrazioni che costituiscano elementi strutturali dell’Irpef (ad esempio, detrazioni per tipologia di reddito per carichi familiari per tarare il debito d’imposta in relazione al nucleo familiare).

Le spese fiscali con finalità di incentivo (come ad esempio l’insieme di spese fiscali relative al settore edilizio, alle ristrutturazioni, e ad altri interventi legati all’abitazione) hanno in generale l’obiettivo di determinare una convenienza ad anticipare alcune spese da parte dei cittadini; ma affinché questo anticipo sia efficace, la durata dell’incentivo deve essere temporanea. Ci sono poi spese fiscali che hanno come obiettivo principale il sostegno al consumo di beni e servizi ritenuti meritori: a questa categoria sono riconducibili, ad esempio, la detraibilità delle spese per interessi passivi sostenute per l’acquisto dell’abitazione principale, la detassazione delle prestazioni pensionistiche complementari, le detrazioni per premi per assicurazioni sulla vita e contro gli infortuni e per premi e assicurazioni sul rischio morte.

In secondo luogo, l’impiego dello strumento tributario – sottolinea il documento in fase di completamento al Cnel – per raggiungere obiettivi non sempre di interesse generale, ha creato nel tempo una confusione concettuale, rendendo possibile che interessi di categoria o settoriali trovassero soddisfazione nella concessione di sgravi fiscali.

Con la conseguenza che, nell’attuale sistema tributario, sia ormai piuttosto complesso rintracciare razionali direzioni di politica fiscale; mentre, al contrario, sono piuttosto evidenti i risultati dovuti ai compromessi che hanno condotto il prelievo a concentrarsi lungo le linee di minore resistenza politica. In terzo luogo, la proliferazione delle spese fiscali ha contribuito nel tempo ad accrescere la complessità del sistema di prelievo, in particolare dell’Irpef.

Occorre fare sì che il sistema tributario recuperi la sua funzione primaria, cioè quella di fornire risorse sufficienti al finanziamento delle esigenze di spesa pubblica, e in particolare dei sistemi di welfare. A tal fine occorre ipotizzare la completa eliminazione delle agevolazioni fiscali, al netto di quelle che siano direttamente connesse alla struttura delle singole imposte, o che siano necessarie in ragione di vincoli sovranazionali, o che si rendano utili per evitare costosi accertamenti e riscossioni di imposte nell’ottica della semplificazione del prelievo, o che evitino duplicazioni di imposta.

Ciò è tanto più necessario perché oggi i sistemi tributari faticano a ricondurre a tassazione molte modalità di produzione di reddito e ricchezza. Ciò vale per i redditi da capitale, per i redditi delle imprese multinazionali, per i redditi che derivano dall’espansione delle grandi imprese digitali senza localizzazioni fisiche che non siano quelle legali, per i patrimoni che possono assumere forme di detenzione spesso non raggiungibili dal fisco. Ci si deve porre sulla strada di limitare fortemente il numero di eccezioni e deroghe ai regimi normali di imposizione.

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