Per vent’anni è andato dritto per la sua strada. Poi è iniziato lo zig zag fra dem e sovranisti. Ora Silvio Berlusconi può riscattarsi accantonando una pessima idea: la federazione con la Lega. Il commento di Fabrizio Cicchitto

Anche alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni, per ultimo l’incredibile scarto in Commissione Affari Sociali sul green pass fatto dalla Lega, abbiamo l’impressione che quella di Silvio Berlusconi, con l’ipotesi di federazione o addirittura di partito unico con la Lega, rischi di essere una sorta di missione impossibile.

A nostro avviso, in politica l’approccio peggiore è quello di procedere a zig-zag. Berlusconi ha seguito una via rettilinea e coerente dal 1994 al 2013. Invece dal 2013 in poi ha sbandato ed è andato a zig-zag.

È venuto meno alla sua linea moderata quando, avendo certamente alcune ragioni di ritorsione per l’attacco giudiziario sferrato fra il 2011 e il 2013, ha tolto l’appoggio al governo Letta. Il Cavaliere lo fece dando retta all’ala estremista di Forza Italia, provocando così anche la rottura del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano.

È vero quello che ha detto Tajani sul fatto che queste rotture non hanno costruito nulla di positivo, ma è altrettanto vero che, smantellando il gruppo dirigente storico di Forza Italia e poi procedendo a zig-zag, un giorno moderato e un giorno estremista, Berlusconi ha dato spazio a Salvini e alla Meloni e Forza Italia è crollata da più del 20% al 6-7% attuale.

Questo rilievo è così vero che poco dopo aver rotto con il Nuovo Centro Destra egli ha fatto il patto del Nazzareno con Renzi. Quella poteva essere un’alleanza capace di razionalizzare il sistema politico italiano, ma invece dopo un anno Berlusconi e Renzi hanno rotto fra di loro e si sono in parte anche suicidati.

Per di più hanno rotto su una questione, quella dell’elezione della presidenza della Repubblica, sulla quale avrebbero dovuto trovare un’intesa (su Mattarella o su Giuliano Amato). In parte ciò è avvenuto perché Renzi, che è uno dei pochi personaggi dotato di classe e di carisma, è anche il peggior nemico di sé stesso.

Ma, dopo Renzi, anche Salvini, con minore classe, cultura, carisma è un altro nemico di sé stesso. Anche il leader della Lega sta adottando adesso una linea a zig-zag su tutte le questioni decisive. Allora una federazione o addirittura un partito unico fra la Lega e Forza Italia sarebbe utile per tutto il centro-destra se Salvini seguisse una linea razionale e moderata.

Recentemente il “Capitano” ha fatto una mossa insieme giusta e abile: ha firmato i 6 referendum proposti dai radicali. Salvini avrebbe dovuto proseguire su questa strada chiedendo a Berlusconi di accreditarlo presso la destra del Partito Popolare Europeo. Invece, forse pentito di aver fatto una cosa giusta, ha subito fatto il suo contrario prima firmando insieme alla Meloni il documento dei 16 partiti sovranisti e adesso è arrivato a votare contro il green pass in Commissione avendolo approvato in Consiglio dei ministri e avendolo adottato nelle Regioni con presidenza leghista.

Quale credibilità può avere per il futuro Salvini se oscilla in questo modo su due temi decisivi quali sono i vaccini e l’euro? In più i suoi Marx ed Engels (cioè Borghi e Bagnai) dovrebbero spiegargli che in tutti questi anni di spesa facile la BCE sta acquistando BTP per miliardi.

Allora il partito unico o la stessa federazione possono servire a qualcosa se Salvini segue Berlusconi sulla linea della moderazione, dell’europeismo, della rigorosa tutela della salute. Se invece non lo fa e insieme alla Meloni apre una gara su chi è il primo alla corte di re Orban, allora mille volte meglio che Berlusconi prenda il largo e bandiere al vento come nel 1994 dia una battaglia di autonomia in nome di quei valori liberali e riformisti che sono stati decisivi per evitare che la tetra macchina da guerra di Occhetto, D’Alema e Veltroni, con procure annesse e connesse, prendesse il potere.

Adesso, se le cose non vengono chiarite in modo profondo con Salvini e anche con la Meloni, Berlusconi non può essere determinante con il suo prestigio e anche con il suo 6-7% per la vittoria di una coalizione confusa e avventurista che corre dietro ai no vax e ai no euro diventando così totalmente inattendibile e correndo il rischio di andare incontro a scosse gravissime sul terreno degli spread e della remunerazione dei nostri titoli di Stato.

Sappiamo bene che, in termini rovesciati, un discorso analogo si può fare anche sull’armata Brancaleone di Conte, Grillo, Travaglio e di un pezzo di PD. Ma, come suol dirsi, a ogni giorno il suo affanno.

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