Il dramma meneghino dimostra la superficialità che ancora serpeggia nella cultura italiana e la scarsa propensione all’innovazione tecnologica. Perché incendi, terremoti, alluvioni e frane, come altri cataclismi fanno parte della natura. Succedono. Nei secoli abbiamo imparato a controllarli eppure, case e ponti continuano a crollare o a prendere fuoco a causa dell’imperizia umana. Perché?

L’incendio del grattacielo di Milano poteva essere evitato. Sarebbe stato sufficiente usare materiale ignifugo. Si dimostra la superficialità che ancora serpeggia nella cultura italiana e la scarsa propensione all’innovazione tecnologica. Incendi, terremoti, alluvioni e frane, come altri cataclismi fanno parte della natura. Succedono. Nei secoli abbiamo imparato a controllarli o quantomeno a ridurne l’impatto attraverso l’uso di nuove tecniche, materiali, e regole. Eppure, case e ponti continuano a crollare o a prendere fuoco a causa dell’imperizia umana. Perché?

La maggior parte degli edifici, almeno in Italia (anche quelli di proprietà dello Stato) sono ancora poco sicuri, consumano troppa energia, e sono poco confortevoli. L’edilizia tra i settori economici è la meno innovativa e produttiva, nonostante l’evoluzione tecnologica, dei materiali, e dei processi organizzativi. Chi progetta e costruisce ha l’obiettivo di ridurre il rischio di collassi, incendi, e anche cedimenti. In Italia si progetta male e si costruisce ancora peggio.

Le opere a rischio sono moltissime, ma per evitare tragedie e incidenti ci affidiamo al caso, non a competenze e innovazione. Nonostante l’incredibile innovazione tecnologica, lo sviluppo di nuovi materiali, la maturazione di nuove tecniche costruttive, e l’elaborazione di regole più avanzate (e severe), l’edilizia italiana resta di scarsa qualità.

Le ragioni sono tante:

La stragrande maggioranza delle imprese edili sono di piccole dimensioni e occupano personale poco qualificato. A diversità del settore dei materiali e delle tecniche costruttive, le imprese di costruzione investono poco sulle competenze. Le imprese edili lavorano al ribasso – il mercato delle costruzioni è molto volatile e soggetto al prezzo ma anche alla speculazione finanziaria per cui chi costruisce investe poco in materiali che garantiscono maggiore qualità, risparmio energetico, e sicurezza.

Si investe poco nella qualificazione del personale. Il mercato italiano è molto frammentato e si caratterizza per la piccola proprietà. Mentre nella geografia anglosassone si compra lo spazio ma gli edifici restano di proprietà di grossi gruppi immobiliari, in Italia si comprano le mura. Si influenza così la dimensione delle opere e delle aziende di costruzione che faticano a crescere e consolidarsi. I gruppi immobilitai sono votati alla speculazione (edilizia e finanziaria) prima che all’innovazione. In questo contesto le regole e la politica si sono dimostrate corresponsabili.

Di conseguenza, ci sono poche grandi realtà che offrono capacità manageriale, finanziarie, e grandi competenze tecniche. Sono le imprese che lavorano all’estero, ma che in Italia spesso appaltano a piccole aziende locali (ragioni economiche ma anche politiche). Ci sono tante aziende di medie e piccole dimensioni che sono costrette o votate a lavorare esclusivamente sul costo, e quindi al ribasso.

Tante aziende e studi professionali (impegnati lungo la filiera, geologi, ingegneri, architetti, agenzie immobiliari, e tecnici vari) di piccole dimensioni finiscono per istituire delle tribù locali che si gestiscono inevitabilmente il territorio. L’acquirente è una vittima. Sono tribù dell’incompetenza votate al ribasso sennonché all’imbroglio.

L’economia italiana sopravvive anche grazie a queste tribù, il cui prezzo è la sciatteria edile, cioè la costruzione di edifici insicuri e di bassa qualità. La natura frammentaria della filiera rende l’industria delle costruzioni immune da qualsiasi responsabilità giuridica. Case e ponti crollano senza responsabili. Diversamente da tanti altri settori, il manovale che costruisce opere è rimasto all’età del mattone, Non si è qualificato nel tempo. Invece, avrebbe dovuto aggiornarsi ai nuovi materiali e alle nuove tecniche, oltre che alle regole.

Il settore edile resta infatti, tra i meno produttivi. Mentre la produttività per ora lavorata è cresciuta del 2.8% nell’economia globale, e del 3.65% nel settore della manifattura, l’edilizia si è fermata al 1%. Le misure adottate dal Governo vanno per promuovere la sostenibilità e il risparmio energetico, possono aiutare a emancipare il settore dell’edilizia.

Ma serve molto di più:

  1. incentivare l’innovazione tecnologica e disincentivare l’uso di materiali non certificati e di qualità;
  2. rendere tacciabile l’intera filiera, per cui tutti i materiali impiegati devono essere certificati (schemi di certificazione credibili e sicuri) e resi pubblici come avviene già per gli alimenti;
  3. incentivare l’assunzione di personale qualificato e la formazione della manovalanza, e quindi investire sulle scuole tecniche affinché tutto il personale dell’edilizia sia aggiornato, competente e responsabile per come opera;
  4. favorire la crescita e il consolidamento delle imprese favorendo il modello di proprietà anglosassone.

Così, invece che con pannelli altamente infiammabili (che costano meno) avremmo palazzi costruiti con materiale ignifugo, che esiste sul mercato. Costa di più, ma se la domanda aumentasse e con essa anche l’offerta, diminuirebbe il prezzo e crescerebbero investimenti e innovazione, e con essi la produttività, e noi tutti vivremmo meglio e in modo più sicuro e sostenibile.

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