L’Italia ha 60 giorni di tempo per decidere se consegnare o no l’ex presidente catalano alla giustizia spagnola. I diversi pareri legali e l’impatto (negativo) nella stabilità politica della Spagna

 

Ieri sera c’è stato un movimento inusuale all’aeroporto di Alghero in Sardegna. Membri dello staff dell’ex presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, aspettavano il suo arrivo e avevano intuito cosa poteva succedere, secondo la stampa spagnola. Appena atterrato da Bruxelles, due agenti in borghese hanno chiesto l’identificazione all’eurodeputato, la cui immunità parlamentare è sospesa, e l’hanno portato al commissariato dell’aeroporto. Lui era stato inserito nel Registro di Nomi di Passeggeri (Pnr), un programma di controllo di persone che escono ed entrano all’Unione europea via aerea per identificare la presenza di possibili ricercati.

Puigdemont era stato invitato dal presidente della regione Sardegna per partecipare all’AdiFolk e all’assemblea degli amministratori locali indipendentisti sardi insieme al consigliere degli Esteri della Catalogna, Victòria Alsina, e il presidente del Parlamento catalano, Laura Borràs. Infatti, Alsina aveva anticipato in un incontro a Roma con i media l’intervento di Puigdemont all’evento in Sardegna. Si era lamentata che “il presidente Puigdemont possa andare ad Alghero e non in Spagna”.

L’ARRESTO DELL’EX PRESIDENTE

Il quotidiano Il Foglio ricorda però che la scorsa settimana Clara Ponsatí, un’altra eurodeputata indipendentista catalana per la quale la Spagna ha emesso un mandato d’arresto europeo, era stata ad Alghero senza problemi. L’ex presidente catalano era anche volato a Parigi recentemente.

Secondo il quotidiano La Vanguardia, l’arresto è stato eseguito dalla polizia di frontiera, ma non sono stati forniti altri dettagli, né dal governo italiano né dai ministeri dell’Interno e della Difesa.

Gonzalo Boye, avvocato di Puigdemont, sostiene che l’arresto si produce “in funzione dell’euro-ordine del 14 ottobre del 2019 che, per imperativo legale, secondo lo statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, è sospeso”.

Nel pomeriggio, Puigdemont è stato rimesso in libertà dal Tribunale d’appello di Sassari senza misure cautelati, ma con l’interdizione di abbandonare la Sardegna, secondo il capo di gabinetto del leader di Uniti per la Catalogna (JxCat), Josep Llui’s Alay, e il presidente del Parlamento catalano Borras.

Per il giudice della Corte d’Appello di Sassari, Plinia Azzena, l’arresto di Carles Puigdemont non è illegale ma, accogliendo la richiesta del procuratore generale Gabriella Pintus, è stato stabilito che non c’è motivo di applicare a carico dell’ex presidente della Catalogna alcuna misura cautelare. Tuttavia, la vicenda non finisce qui. Resta da stabilire se Puigdemont dovrà essere estradato o meno e, fino a quel momento, il leader indipendentista catalano dovrà rimanere in Sardegna.

LA STABILITÀ DELLA LEGISLATURA

L’arresto di Puigdemont in Sardegna minaccia i negoziati tra il governo spagnolo e i leader della Catalogna, proprio ora che l’esecutivo di Pedro Sánchez era riuscito a rafforzare l’alleanza con il partito Esquerra Republicana de Catalunya (Erc) per ricominciare il dialogo e le negoziazioni sul bilancio. “Un fatto che può cambiare i tempi della legislatura – si legge sul quotidiano El Mundo -. Una prova di fuoco per quello che Sánchez chiama ‘agenda per il ricongiungimento’. Nel governo, soprattutto se si conclude l’estradizione di Puigdemont, assumono la difficoltà del momento e il rischio che i piani siano alterati”. Lo slogan “sin plazo, sin prisa” (senza ultimatum, senza fretta) del premier spagnolo nel tavolo del dialogo trova nell’arresto di Puigdemont un acceleratore politico che ricolloca le posizioni degli indipendentisti catalani. Molti chiedono da ieri sera che l’Erc chiuda il ravvicinamento con i socialisti spagnoli.

E ORA? IL DIALOGO TRA ITALIA E SPAGNA

Fonti del Tribunale Supremo spagnolo hanno spiegato che la polizia italiana sottoporrà Puigdemont alla giustizia italiana, che comunicherà l’arresto alla Spagna e comincerà un processo simile a quello con il Belgio nel quale si dovrà verificare la collaborazione o meno dell’Italia.

Il Foglio avverte che potrebbe scoppiare un’enorme crisi legale tra l’Italia e l’Unione europea, “se le autorità giudiziarie italiane confermeranno il fermo, o se dovessero eseguire il mandato d’arresto europeo emesso dalla Corte suprema spagnola contro di lui nel 2019”. Sebbene sia stata revocata l’immunità parlamentare di Puigdemont, “di fatto il leader indipendentista catalano non può essere arrestato a seguito di una decisione della giustizia europea. In un’ordinanza del 30 luglio, il Tribunale dell’Ue ha confermato la revoca dell’immunità, ma solo perché ha ritenuto non ci fosse urgenza a seguito delle garanzie fornite dalla Spagna”.

Per il quotidiano spagnolo El País, l’arresto di Puigdemont “apre un processo di scambio di documenti tra Italia e Spagna […] la detenzione apre uno scenario ‘un po’ incerto’ che passa per un processo di dialogo tra i tribunali della Spagna e l’Italia […] Il magistrato Llarena invierà in Italia un testo con i reati dell’ex presidente: sedizione e malversazione, gli stessi per cui sono stati condannati Oriol Junqueras e altri cinque membri del governo di Puigdemont. L’Italia dovrà rivedere le accuse e decidere se consegnarlo”. Il tempo massimo per decidere è di 60 giorni. In Italia non c’è un reato di sedizione, il più simile è la sovversione all’ordine democratico applicato ai terroristi fascisti (270 bis del codice penale).

Questa non è la prima volta che Puigdemont è arrestato in un Paese europeo. Nel 2018 è stato detenuto in Germania, nella località Schuby mentre viaggiava verso Amburgo. Quella volta l’arresto fu eseguito dall’Ufficio Federale di Indagini Criminali della Germania in collaborazione con la Polizia Nazionale Spagnola.

 

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