Occorre chiedersi se, quali che siano i programmi di logistica, non ci siano aspetti sociologici da risolvere come premessa per un’azione. L’analisi di Giuseppe Pennisi

Giuliano Amato, in un libro di 41 anni fa sullo stato sociale in America, sostiene che studiando con attenzione le piccole cose si trova la chiave per risolvere i grandi problemi. Pasquale Lucio Scandizzo in un articolo di alcuni giorni fa rilevava come una possibile strategia per il Mezzogiorno può essere quella di diventare il fulcro logistico della crescita del Mediterraneo. È una proposta non nuova, ma formulata negli anni Settanta del secolo scorso dall’Istituto Affari Internazionali. La Commissione europea aveva messo a punto un programma per la realizzazione di un piano integrato dei trasporti nel Mediterraneo; lo curava una struttura Eurostat-Istat che aveva sede a Roma, ma nel 2000 o giù di lì l’allora presidente della Commissione Romano Prodi decise di chiudere la struttura e porre fine al progetto, giudicato non prioritario.

Non è questa la sede per tornare su quell’idea. Tuttavia, occorre chiedersi se, quali che siano i programmi di logistica, non ci siano aspetti sociologici da risolvere come premessa per un’azione.

La mia famiglia viene da Acireale, chiamata così perché unica città “reale” sulla sponde del mitico fiume Aci. Circa 60.000 abitanti, a 300 metri dal mare. Sino alla metà del Novecento era città fiorente che grazie alla produzione, prima, ed al commercio, poi, degli agrumi, sfoggiava bei palazzi e Chiese in stile barocco, era nota come centro scolastico e termale, aveva un Carnevale che attirava turisti da tutta la Sicilia. Vi soggiornò a lungo anche Richard Wagner. Morto il commercio degli agrumi a ragione della concorrenza di altri Paesi del Mediterraneo, Acireale ha cercato di riconvertirsi in centro turistico, attirando soprattutto gruppi organizzati della terza età cha da lì potevano andare in tutta la Sicilia orientale. Lustro e viaggiatori di livello li portava una sede della Scuola Nazionale d’Amministrazione, gestita molto bene da una direttrice lungimirante che attirava docenti come Mirabelli, Sarcinelli, Zecchini (oltre a professori delle Università del Mezzogiorno).

Sono tornato ad Acireale questo agosto e ho trovato il peggiore degrado, con l’eccezione del piccolo e delizioso hotel Santa Caterina (20 stanze a picco sulla costa). I “Palazzi” in gran misura in stato di abbandono, la gelateria in Piazza Duomo un tempo famosa ora con una provvista limitatissima, le terme e numerosi negozi chiusi, alcuni alberghi pure. Il declino può essere attribuito in parte al Covid ma ha determinanti più profonde.

Proprio in questi giorni, le cronache si sono interessate ad un episodio avvenuto nella Chiesa di Santa Maria degli Ammalati, a tre chilometri dal centro storico della città. Durante un cerimonia per le prime comunioni dei bambini del luogo è insorta una lite per i posti in Chiesa (che, dopo lunghe trattative, erano stati assegnati a sorteggio): il padre di uno dei ragazzi era in prima fila (e si presentò con la sua nuova compagna vestita a festa), adirando la madre del ragazzo (e tutta la di lei famiglia) che erano relegati in terza fila. Ne seguì un vero e proprio bailamme mentre la cerimonia stava per iniziare. Un carabiniere, padre di un altro ragazzo che stava per fare la prima comunione, è intervenuto per sedare il conflitto: il nonno, sessantanovenne, del primo fanciullo gli ha sparato a bruciapelo. Se sopravviverà, resterà paralizzato a vita. Sembra che il tempo si sia fermato a Cavalleria Rusticana.

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