Inaugurazione il 29 settembre a Pittsburgh con Blinken, Raimondo, Tai, Vestager e Dombrovskis. Dieci tavoli di lavoro e un rivale (la Cina). Ma anche una ferita recente (Afghanistan) e un fronte aperto (il flusso dei dati)

Annunciato in occasione del summit di metà giugno a Bruxelles, il Consiglio Ue-Usa per il commercio e la tecnologia è pronto a partire. Mercoledì 29 settembre si terrà a Pittsburgh, in Pennsylvania, l’incontro inaugurale.

Ecco i co-presidenti dell’evento: per gli Stati Uniti ci saranno Antony Blinken e Gina Raimondo, rispettivamente segretario di Stato e al Commercio, assieme a Katherine Tai, rappresentante commerciale; per l’Unione europea, invece, Margrethe Vestager e Valdis Dombrovskis, vicepresidenti esecutivi della Commissione. Altri membri della Commissione europea e del dipartimento di Stato americano verranno coinvolti più avanti in base ai temi trattati, si legge.

È stata la parte statunitense a scegliere come sede del primo incontro del Consiglio la città sul fiume Ohio, che si è reinventata come hub per la tecnologia e l’industria all’avanguardia, anche costruendo legami con i partner europei.

Dieci i gruppi di lavoro che verranno avviati: cooperazione sugli standard tecnologici (compresi Intelligenza artificiale e Internet delle cose); clima e tecnologia verde; catene di approvvigionamento sicure (compresi i semiconduttori); sicurezza e competitività ICT; governance dei dati e piattaforme tecnologiche; l’uso improprio della tecnologia che minaccia la sicurezza e i diritti umani; controlli delle esportazioni; screening degli investimenti; promozione dell’accesso e dell’uso delle tecnologie digitali da parte delle piccole e medie imprese; sfide del commercio globale.

Entrambi i comunicati diffusi dalla Commissione europea e dalla Casa Bianca sottolineano che l’incontro inaugurale “dimostra il nostro impegno comune a espandere e approfondire il commercio e gli investimenti transatlantici e ad aggiornare le regole per l’economia del XXI secolo”. La base di partenza sono “i nostri valori democratici condivisi e la più importante relazione economica al mondo”, si legge ancora. L’obiettivo, anche tramite l’impegno dei governi parallelamente al Consiglio, è sostenere “una crescita su larga scala di entrambe le economie” in modo “coerente con i nostri valori condivisi”.

Vestager ha parlato di “digitalizzazione human-centered e di mercati aperti”. Dombrovskis ha auspicato che il Consiglio possa fornire “gli strumenti affrontare minacce come la concorrenza sleale e l’uso improprio delle nuove tecnologie”.

Almeno nelle parole sembra che Stati Uniti e Unione europea siano decisi ad affrontare la Cina e le altre autocrazie come la Russia in maniera coordinata seguendo la linea indicata dal presidente americano Joe Biden nel corso del suo viaggio europeo a giugno – tra G7, Unione europea e Nato – lanciando l’iniziativa Build Back Better World, pensata come risposta occidentale alla Via della Seta inaugurata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping.

Tuttavia, è impossibile ignorare la complessità della seconda, composta da 27 Stati diversi e dunque altrettanti governi a volte in contrasto tra loro quando si tratta dei rapporti con la Repubblica popolare.

E non si possono neppure sottovalutare le crepe tra le due sponde dell’Atlantico, recentemente più lontane dopo il ritiro dall’Afghanistan e le sue modalità.

Infatti, “non si può discutere del Consiglio e delle relazioni commerciali transatlantiche in generale, senza avere l’Afghanistan in testa”, ha detto un diplomatico europeo a Politico. “La fiducia non c’è più, e deve essere ricostruita un passo alla volta”.

Entrano nei temi, ce n’è uno che continua a creare tensioni tra Stati Uniti e Unione europea: il trasferimento dei dati. Per la Commissione europea il flusso di dati non dovrebbe essere parte del confronto dopo che la Corte di Giustizia europea ha annullato il Privacy Shield. La ragione? Il rischio che le difficoltà su questo fronte ostacolino i lavori del Consiglio in generale.

Ma forse a Washington il messaggio non è arrivato. Partecipando al Tallinn Digital Summit, martedì Raimondo ha sottolineato l’importanza dell’impegno transatlantico perché “la definizione delle regole non può essere lasciata ai governi autocratici”. L’Unione europea e gli Stati Uniti devono “mostrare al mondo che possiamo risolvere i problemi” assieme, ha aggiunto. Anche sul flusso dei dati che andrà affrontato nel contesto del nascituro Consiglio, ha spiegato.

Condividi tramite