Aeronautica militare e Cnr hanno presentato la missione “Virtute 1” che il prossimo 25 settembre, meteo permettendo, volerà sullo spazioplano SpaceShip-2 di Virgin Galactic, l’azienda di Richard Branson. A bordo ci saranno dodici esperimenti scientifici e tre membri dell’equipaggio italiani, al comando il cosmonauta Walter Villadei

L’Italia prende il volo suborbitale con “Virtute 1”, acronimo di “volo italiano di ricerca tecnologica suborbitale”. È la missione targata Aeronautica militare e Cnr, presentata oggi a Roma al motto dantesco di “per seguire virtute e canoscenza”, programmata per la fine di settembre.

IL VOLO SUBORBITALE

La finestra di lancio allo Spaceport America, in New Mexico, si aprirà il 25 del mese, per un volo a bordo dello spazioplano SpaceShip-2 della Virgin Galactic, l’azienda del miliardario Richard Branson che a inizio luglio ha provato in prima persona il brivido delle quote suborbitali. Un brivido destinato non solo a facoltosi turisti desiderosi di vivere per qualche minuto la sensazione di assenza di peso. Le condizioni di microgravità offrono infatti spazi utili a numerosi campi di sperimentazione scientifica, senza contare che il volo suborbitale è destinato ad abilitare nuove opportunità per l’accesso allo spazio e per il trasporto rapido (alias ipersonico) tra diversi punti della Terra.

LA MISSIONE

“Virtute” sarà una missione scientifica, con dodici esperimenti made in Italy che spaziano dalla ricerca biomedica (tra metabolismo e cardio-circolazione) allo studio di nuovi materiali, fino alle prove per la sicurezza dei viaggiatori suborbitali. A condurre gli esperimenti sarà un equipaggio italiano, composto dal colonnello e cosmonauta Walter Villadei (che sarà comandante della missione e indosserà una “super-tuta” per diversi test), dal colonnello e medico suborbitale Angelo Landolfi e dall’ingegnere e ricercatore del Cnr Pantaleone Carlucci. Con loro, sul volo denominato “Unity 23”, ci sarà Beth Moses, chief astronaut instructor di Virgin Galactic, che si occuperà di verificare le condizioni di sicurezza dei passeggeri. Davanti, ai posti di comando, due piloti dell’azienda americana, Michael Masucci e CJ Sturckow. Per Virgin Galactic sarà la prima missione dedicata totalmente alla sperimentazione scientifica, ancora “sperimentale” per lo spazioplano.

IL VOLO

Unity decollerà attaccata al più grande velivolo-madre WhiteKnightTwo. Dopo circa un’ora, raggiunta una quota di circa quindici chilometri, si sgancerà e azionerà il suo potente motore. Quest’ultimo resterà acceso poco più di un minuto, sufficiente a innescare la manovra di pull-up verso altezze ben superiori. Spento il motore, lo spazioplano procederà d’inerzia verso l’apogeo della sua traiettoria, che dovrebbe attestarsi intorno ai 90 chilometri dalla superficie. A quel punto l’equipaggio potrà slacciare le cinture di sicurezza e sperimentare tre minuti in microgravità. Saranno sufficienti per un rapido sguardo al Pianeta dalle 17 finestre di cui è dotato il velivolo e per attivare i dodici esperimenti, con un coordinamento studiato al dettaglio tra i membri dell’equipaggio affinché tutte le attività siano portate a termine come previsto. Poi, la Unity inizierà la sua fase di rientro fino all’atterraggio convenzionale. Tutto in meno di due ore.

IL VALORE DELLA MISSIONE

Insieme all’equipaggio italiano, a presentare la missione c’erano oggi a Roma il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Alberto Rosso, la presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza e, con un contributo video dagli Usa, il ceo di Virgin Galactic Michael Colglazier. “Lo Spazio appartiene alla cultura del Cnr”, ha detto la professoressa Carrozza. “Oggi, con questa missione, entriamo in una fase nuova, che guarda a una parte dello Spazio poco conosciuta”, ha aggiunto. È la parte del volo suborbitale, sopra le quote del volo aereo (sempre inferiore ai 20 chilometri) e sotto quelle ormai molto battute dello Spazio, che si estende oltre la convenzionale linea di Karman, a cento chilometri dalla superficie. Le opportunità sono numerose, ha ricordato Carrozza citando le possibilità offerte dalla Space economy. Per coglierle, “bisogna partire dalla ricerca di base”.

FARE SQUADRA

La strategia scelta è quella della partnership pubblico-privata, cifra stilistica della nuova economia dello Spazio. “Vi si aggiunge un ulteriore binomio – ha spiegato il generale Rosso – quello della collaborazione tra civile e militare, sempre al servizio del Paese”. Si tratta di “fare squadra per offrire opportunità incredibili al Paese. D’altra parte, “Virtute” è il frutto di una serie di intese incrociate siglate negli ultimi anni da numerose realtà italiane (pubbliche e private, tra cui l’Asi, l’Enac e Thales Alenia Space), con il crescente interesse di Virgin Galactic per il contesto della Penisola. L’auspicio per il futuro è che la Space economy possa atterrare fisicamente in Italia. Lo scalo tarantino di Grottaglie è già stato individuato quale primo spazioporto nazionale.

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