Il capogruppo dei popolari, Manfred Weber, ha annunciato oggi che non correrà per la carica di presidente del Parlamento europeo, poltrona che “spettava” al suo gruppo in virtù dell’accordo Ppe-Pse raggiunto a luglio 2019. Si aprono diversi scenari: un bis per David Sassoli, o la scelta di uno dei parlamentari papabili

Nei giorni 20, 21 e 22 settembre l’Ufficio di Presidenza – in burocratese “il Bureau” – del gruppo Ppe (i popolari europei) si riunirà a Roma. Tanti gli argomenti che saranno all’ordine del giorno nell’incontro romano, ma oltre ai temi ufficiali, nei corridoi il tema dominante sarà la successione di David Sassoli alla presidenza del Parlamento europeo. Questa mattina è arrivata infatti a sorpresa la notizia che il capogruppo dei Popolari Manfred Weber non si candiderà alla Presidenza dell’Europarlamento.

Quello che possiamo definire un “gentlemen’s agreement” di inizio legislatura (luglio 2019), prevedeva un avvicendamento tra Socialisti (Pse) – e Popolari (Ppe) alla presidenza, e i popolari avevano chiuso l’accordo designando come successore di Sassoli il capogruppo Weber. I bene informati vociferano che il presidente uscente Sassoli, letto l’annuncio di Weber, stia valutando l’idea di ricandidarsi per un secondo mandato, adducendo la motivazione che l’accordo era chiuso su Weber e che la sua scelta apre nuovi scenari.

Da parte loro i popolari fanno sapere che l’accordo prevedeva un avvicendamento Pse – Ppe, quindi  la presidenza in questa metà legislatura spetta comunque al loro candidato. Storicamente i Presidenti del Parlamento europeo sono espressione delle due famiglie politiche più numerose e cioè Ppe e Pse, con qualche rara eccezione che si è verificata quando i due grandi gruppi non hanno trovato l’accordo.

Certo la decisione di Weber aprirà una gara alla successione, sia all’interno che all’ esterno del Ppe. Tra i popolari si fanno già due nomi: lo spagnolo Esteban Gonzalez  Pons (vicepresidente del gruppo Ppe) o la maltese Roberta Metsola (primo vicepresidente del Parlamento europeo). La partita resta aperta e sicuramente questa situazione risveglierà anche gli “appetiti” dei gruppi politici più piccoli nella speranza che si verifichi una situazione del tipo “tra i due litiganti il terzo gode”, come accadde nel 2002 quando l’irlandese Pat Cox – esponente dell’allora gruppo Eldr (liberali) – venne eletto presidente dell’Europarlamento.

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