La stampa di Mosca sottolinea l’assenza di una dichiarazione finale congiunta, quella di Pechino critica l’approccio occidentale e strattona Putin dalla parte di Xi

L’assenza del presidente russo Vladimir Putin e di quello cinese Xi Jinping al G20 straordinario sull’Afghanistan non è dovuta a “motivi particolari di politica estera”, ha spiegato in conferenza stampa il presidente del Consiglio Mario Draghi. “Il coinvolgimento” di Pechino e Mosca “c’è stato, c’è stato moltissimo prima della riunione” e “continuerà per la preparazione del G20 Sanità e del G20 Clima di fine di fine mese”, ha aggiunto.

Per Mosca hanno partecipato alla riunione Igor Morgulov, viceministro degli Esteri, e Zamir Kabulov, rappresentante speciale per l’Afghanistan. L’agenzia russa Tass sottolinea che “l’incontro non ha prodotto una dichiarazione finale congiunta, ma l’Italia ha pubblicato obiettivi e principi condivisi che si concentrano sulla fornitura di aiuti, sui passi per prevenire il collasso economico e sociale, sui diritti umani, sulla lotta al traffico illegale di droga, armi e esseri umani, sulla garanzia della libertà di movimento e sugli sforzi antiterrorismo”.

L’organo di stampa aggiunge altri elementi: “le nazioni del G20 hanno accettato di continuare i contatti con i talebani (messi fuori legge in Russia), il che non significa il loro riconoscimento da parte della comunità mondiale”; “secondo la cancelliera tedesca Angela Merkel questo tema non è nemmeno all’ordine del giorno”; “i contatti con i talebani sono necessari per risolvere la crisi umanitaria, ha detto Draghi”.

Per Pechino, invece, è toccato a Wang Yi, consigliere di Stato e ministro degli Esteri, prendere parte alla riunione. Il Global Times, organo della propaganda in lingua inglese del governo cinese, apre con la posizione di Pechino che “ha chiesto sforzi congiunti e rapidi per aiutare l’Afghanistan a evitare le crisi incombenti e ha sollecitato i Paesi che hanno causato l’attuale situazione in Afghanistan a imparare le lezioni e assumersi le loro responsabilità”. Poi la testata si lancia in una battaglia all’Occidente riportando le frasi del ministro Wang durante l’incontro (“Imporre ideologie ad altri porterà solo caos e povertà che genereranno gravi disastri umanitari”) e le sue quattro proposte: aiuti contro la crisi umanitaria; percorso di sviluppo aperto e inclusivo; tolleranza zero sul terrorismo; consenso e sinergie tra vari meccanismi legati all’Afghanistan.

Il Global Times cita Wang Jin, professore associato della Northwest University, per spiegare che Russia e Cina sono unite dalla contrarietà alla soluzione dei Paesi occidentali per la questione afgana. “Vogliono porre alcune precondizioni per la loro assistenza, per esempio, chiedendo ai talebani afgani di soddisfare alcuni requisiti per quanto riguarda il sistema politico, la politica religiosa e le politiche sui diritti delle donne e dei bambini, prima di fornire qualsiasi aiuto effettivo”, dice il docente.

“Gli osservatori credono che la riunione sia più un’occasione per dare un’immagine ‘morale’ dei Paesi sviluppati, per esprimere la loro preoccupazione per la questione”, è l’ultima frecciata del Global Times all’Occidente e alla riunione convocata dall’Italia. Pesano forse alcune prese di posizione in chiave di allontanamento dalla Cina da parte del governo Draghi?

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