Lo scrittore e opinionista, posizionato politicamente a destra di Marine Le Pen, è tra i favoriti nei sondaggi per le presidenziali del 2022 prima ancora di una candidatura ufficiale. Storia, famiglia e idee (pre-elettorali)

Eric Zemmour non è ancora candidato alle elezioni presidenziali in Francia ma è già uno dei favoriti. Lo scrittore e opinionista di estrema destra continua a salire velocemente nei sondaggi. L’ultimo di Harris Interactive, pubblicato dal settimanale Challenges, posiziona Zemmour per la prima volta davanti alla leader di Rassemblement National, Marine Le Pen, che dal 2013 era sempre stata considerata per il balottaggio nelle elezioni di aprile 2022.

Ad oggi Zemmour ha tra il 17% e il 18% del consenso, mentre Le Pen ha tra il 15% e il 16%. In questo scenario, la sfida al secondo turno sarebbe tra lo scrittore e il presidente Emmanuel Macron, che ha tra il 24% e il 27%. In un probabile secondo turno, il sondaggio sostiene che Macron vincerebbe con il 55%, lasciando dietro Zemmour con il 45%.

Un altro sondaggio di Elabe per l’emittente BFM-TV dà a Zemmour tra il 13% e il 14%, e Le Pen tra il 16% e il 18.

Molto più indietro i candidati della destra tradizionale, tra cui Xavier Bertrand con il 13%, Valérie Pécresse e Michel Barnier. E la sinistra, divisa tra tanti candidati: Jean-Luc Mélenchon con il 7%-11%; Yannick Jadot tra il 6% e il 9% e Anne Hidalgo con circa il 5%.

La partita, quindi, sembra si giocherà a destra. Con Zemmour che è ormai sempre più presente nei dibattiti televisivi, di persona o come motivo di dibattito. Complice il fatto che in questi giorni è in un tour, in tutto il Paese, per presentare il suo nuovo libro, “La France n’a pas dit son dernier mot”. Ad accoglierlo, sale piene di sostenitori che applaudono le sue tesi contro l’Islam, l’immigrazione e a favore della Repubblica.

Nato a Montreuil, nel 1958, Zemmour ha una famiglia ebrea che si era stabilita in Algeria. I suoi genitori hanno lasciato il Paese dopo la guerra. Zemmour cercò due volte, senza successo, di entrare nella scuola dell’élite francese École normale supérieure (Ens), e successivamente si è dedicato al giornalismo.

È entrato a far parte della redazione del Quotidien de Paris alla fine degli anni ’80 e poi a Le Figaro. Ha scritto diversi libri, tra cui saggi su Jacques Chirac e Edouard Balladur. Crede che si debba espellere dalle scuole chi crede nei diritti della comunità Lgtbi perché “è un’ideologia criminale importata dagli Stati Uniti”. Zemmour è sposato da circa 40 anni con Mylène Chichportich e ha tre figli. Come outsider della politica, che sfrutta il trampolino mediatico, molti critici lo chiamano il “Trump francese”.

Dominique Eddé, saggista libanese, ha scritto su Le Monde che Zemmour “vuole una Francia pulita come un lenzuolo appena uscito dalla lavatrice. È un punto di vista. Seguiamo il suo, e facciamo le pulizie con i cognomi. Cominciamo dal suo, Zemmour, una parola araba che vuol dire clacson (e non oliva, come ha detto sbagliandosi Jean-Luc Mélenchon confondendosi con una parola berbera). E il nome è perfetto per lui. Il clacson è la metafora perfetta della sua battaglia. Bip bip bip! Toglietevi di mezzo e lasciatemi passare”.

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