Il Times rivela che i diplomatici hanno informato il premier britannico Boris Johnson dell’assenza del presidente cinese. La sovrana pizzicata a dire “è molto irritante quando parlano ma non fanno” riferendosi ai leader che non saranno a Glasgow. Ecco chi ha confermato la presenza e chi (ancora?) no

Xi Jinping non sarà a Glasgow per la Cop26. Dopo il mancato viaggio a New York per l’’assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre e dopo che Bloomberg ha confermato la sua assenza al G20 di Roma di fine ottobre, ora è il Times a rivelare che presidente cinese non lascerà la patria neppure per la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si terrà nei giorni dopo il summit organizzato dall’Italia.

Il giornale londinese ha pubblicato la notizia a poche ore di distanza da un video che sta facendo il giro del mondo: quello in cui la regina Elisabetta dice a proposito della Cop26, intercettata dai microfoni (lo sapeva?) in occasione della cerimonia di apertura del Parlamento gallese, che “ancora non so chi verrà, nessuna idea”, “sappiamo solo delle persone che non verranno, è molto irritante quando parlano ma non fanno”. Parole che sono finite sulle prime pagine di molti giornali britannici, dal Mail al Sun, dal Mirror all’Express, e che sembrano dimostrare ancora una volta la fine della golden era tra Regno Unito e Cina.

I diplomatici hanno informato il primo ministro Boris Johnson dell’assenza del leader cinese. Ora il timore per il Regno Unito organizzatore della Cop26 (in partnership con l’Italia, che ha ospitato la Pre Cop26 pochi giorni fa a Milano) è che l’assenza del presidente Xi nei primi due giorni della conferenza, quelli a cui prenderanno parte i leader politici prima di lasciare spazio ai funzionari, sia il preludio a difficoltà nel coinvolgimento della Cina, principale responsabile delle emissioni annuali di CO2 su scala globale (oltre un quarto), sugli impegni contenuti nella dichiarazione finale della riunione.

Le prossime due settimane saranno decisive. Come ricorda il Times, i Paesi dovrebbero pubblicare in anticipo i loro obiettivi, noti come “nationally determined contributions”. Attualmente soltanto metà dei Paesi del G20 ha presentato il loro piano. L’obiettivo è contenere l’aumento della temperatura di 1,5 °C nel 2030. Ma ciò è possibile anche con il contributo della Cina verso una forte riduzione di combustibili fossili nell’energy mix. A oggi, però, Pechino non ha ancora presentato il suo piano. “Le speranze di un accordo ambizioso sul clima sono state tradite dopo che Cina e Arabia Saudita non hanno preso impegni scritti”, ha scritto la testata britannica i rivelando che Pechino e Riad non hanno presentato in tempo i loro piani per la riduzione delle emissioni globali di CO2.

John Kerry, inviato del presidente statunitense Joe Biden per il clima, non ha nominato la Cina in una recente intervista allAssociated Press. Ma non ce n’era bisogno, l’obiettivo delle sue parole è molto chiaro. “Quando [la conferenza di] Glasgow sarà finita, sapremo chi sta facendo la sua parte e chi no”, ha detto confessando i timori di non raggiungere gli impegni fondamentali per l’obiettivo al 2030. “Sarebbe meraviglioso se tutti venissero e tutti centrassero l’obiettivo 1,5. Sarebbe fantastico. Ma alcuni Paesi non hanno ancora il mix energetico che permette loro di farlo”. Pochi dubbi sul fatto che si riferisse alla Cina.

L’amministrazione del presidente Biden, che insediandosi alla Casa Bianca a gennaio ha subito deciso di rientrare nell’accordo di Parigi cancellando il passo indietro del predecessore Donald Trump, si prepara a partecipare alla riunione con ben 12 membri del governo. Una delegazione extra large che, se guardata dopo aver letto le dichiarazioni di Kerry, sembra una dimostrazione di forza e impegno alla Cina. O forse verso la Cina.

Nelle ultime ore ha sciolto le riserve il primo ministro australiano Scott Morrison che, nelle stesse ore della rivelazione del Times su Xi e nonostante il ministro per il Commercio Dan Tehan sia tornato da Londra senza la firma sull’accordo di libero con il Regno Unito (pare rinviata di qualche settimana), ha annunciato la sua presenza a Glasgow dopo averla messa in discussione qualche settimana fa. “È un evento importante”, ha detto. Ma, spiega la testata australiana Abc, il governo di Canberra ancora non ha trovato l’intesa sul suo piano (anzi ha recentemente dato il via libera a nuove miniere di carbone). Sarà fatto però, ha assicurato il primo ministro, in tempo per la conferenza in Scozia.

A Glasgow ci sarà anche papa Francesco, che nel 2015 ha dedicato la sua enciclica Laudato si’ proprio all’ambiente. In dubbio il primo ministro indiano Narendra Modi, nonostante la recente visita alla Casa Bianca e le tante nel suo Paese di Kerry. Verso l’assenza il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, da sempre scettico sui cambiamenti climatici, e quello russo Vladimir Putin. Quest’ultimo nei giorni scorsi ha dichiarato all’emittente Cnbc durante la Russian Energy Week che potrebbe non partecipare alla Cop26 “a causa della situazione pandemica”. Putin è a capo di un Paese che ospita vaste riserve di petrolio e gas, ma ha recentemente parlato della necessità di una “transizione pianificata” verso l’energia pulita per raggiungere net zero nel 2060, lo stesso orizzonte indicato da Xi.

Dagli impegni della Cina, ma anche da quelli di India e Russia, rispettivamente terzo e quarto Stato al mondo per emissioni, dipenderà il successo – o meno – della Cop26.

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