Dopo la corsa al vertice dell’Esa, l’Italia centra l’obiettivo di conquistare la guida dei programmi di osservazione delle Terra e del centro Esrin di Frascati. Simonetta Cheli è stata nominata per la posizione lasciata libera da Josef Aschbacher. Porta a due il numero di direzioni guidate da italiane, in un momento di riforma della governance spaziale europea

“Un risultato importante per la rappresentanza italiana nelle istituzioni internazionali che testimonia anche l’eccellente lavoro di squadra che viene svolto dal governo in sinergia con l’Agenzia spaziale italiana per la crescita di questo settore, strategico per il nostro Paese”. È così che Giorgio Saccoccia, presidente dell’Asi, ha accolto la nomina di Simonetta Cheli a nuova direttrice dei programmi di osservazione della Terra dell’Esa, con responsabilità sul centro Esrin di Frascati, posizione lasciata libera da Josef Aschbacher, direttore generale dell’agenzia dallo scorso febbraio.

Dopo la corsa al vertice dell’Esa, quella per il centro laziale era ritenuta la più rilevante per l’Italia, sia per ovvie ragioni geografiche, sia per il ruolo del Paese nel campo dell’osservazione della Terra. La nomina di Cheli, ha infatti detto Saccoccia, “è tanto più rilevante perché il centro Esrin non solo ha sede nel territorio nazionale ma gestisce un settore, come quello dell’osservazione della Terra, da sempre considerato strategico dall’Italia e importantissimo per il futuro del nostro Pianeta”.

Cheli conosce bene il segmento in questione. Attualmente guidata l’ufficio “Strategy, programme and coordination” di Esrin, coordinando le relazioni con i vari partner internazionali e l’Unione europea (che ha ambizioni crescenti nel settore). Da circa trent’anni lavora all’interno dell’Esa. Per la direzione dei programmi di osservazione della Terra è stata anche responsabile dell’ufficio Coordinamento e di quello dedicato alle Relazioni pubbliche e istituzionali. Ha studiato Diritto ed economia all’Università di Yale prima di laurearsi in Scienze politiche con specializzazione in Diritto internazionale presso l’Università “Cesare Alfieri” di Firenze. Ha inoltre conseguito un diploma di studi avanzati presso il Centre d’etudes diplomatiques et stratégiques (Ceds) di Parigi.

Quella per Cheli è una delle tre nomine decise dal Consiglio dell’Esa, riunitosi per la sua 300esima volta tra ieri e oggi. La prima riguarda la nuova direzione per “Commercializzazione, l’industria e il procurement”, affidata alla francese Geraldine Naja. “Il suo compito – spiega la nota dell’agenzia – sarà aiutare le aziende spaziali europee a migliorare la propria posizione, contribuendo a una solida ripresa economica, all’insegna della tutela dell’ambiente e del digitale”. È anche così che l’Esa punta a sostenere il “New Space” del Vecchio continente, in un trend di commercializzazione evidente in tutto il mondo. Anche Naja vanta un’esperienza pluridecennale all’interno dell’agenzia.

Lo spagnolo Francisco Javier Benedicto Ruiz è stato invece nominato direttore della Navigazione. Attuale responsabile del dipartimento del programma Galileo all’interno della stessa direzione, dal prossimo febbraio prenderà il posto dell’olandese Paul Verhoef, in carica dal 2016. La nomina di Cheli porta a due le direzioni dell’Esa guidate da italiani. Franco Ongaro è a capo della direzione “Technology, engineering and quality”, responsabile del centro Estec di Noordwijk, in olanda.

Da agosto, la responsabilità della politica italiana in campo spaziale e aerospaziale è nelle mani del ministro Vittorio Colao, delegato dal premier Mario Draghi. Il debutto in ambito Esa potrebbe arrivare nelle prossime settimane, quando in Portogallo si riunirà la ministeriale intermedia, in vista del più rilevante appuntamento alla fine del prossimo anno. Tra gli aspetti più rilevanti c’è il cambio di governance nel Vecchio continente, frutto del potenziato ruolo di cui si è dotata l’Ue. A Bruxelles il dossier è gestito dal commissario francese Thierry Breton, nelle cui competenze rientra un programma spaziale da 14,8 miliardi di euro per i prossimi sette anni, per la cui attuazione è nata anche una nuova agenzia, l’Euspa.

L’Esa, che riunisce 22 Stati in qualità di organizzazione internazionale (extra-Ue), ha dovuto prendere le misure con tale ambizione. Il direttore generale Aschbacher ha per questo lanciato la sua Agenda 2025. A livello di governance, secondo la nuova impostazione sarà l’Ue ad avere la gestione strategica dello Spazio continentale nei prossimi anni, lasciando all’Esa il ruolo di esecutore. Lo scorso 22 giugno, Breton e Aschbacher hanno firmato il “Financial framework partnership agreement” (Ffpa), cioè il quadro normativo con cui le due organizzazioni dovranno collaborare per i futuri programmi.

(Foto: ESA)

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