Dopo le manifestazioni violente del 9 ottobre a Roma, Andrea Molle, professore presso la Chapman University della California e ricercatore di START InSight, riflette sulla natura del legame che unisce la galassia complottista ai movimenti eversivi neo-fascisti, tra condivisione di idee e opportunismo politico

Quanto avvenuto a Roma il 9 ottobre dimostra senza dubbio che il complottismo militante si è ormai legato, quasi indissolubilmente, all’estremismo di destra e in misura minore al mondo anarco-insurrezionalista. Per comprendere a fondo la pericolosità di questo legame, è necessario premettere che il mondo del cospirazionismo non è soltanto caratterizzato dall’ignoranza e dal ridicolo. La sua attuale incarnazione è estremamente perniciosa e si diffonde rapidamente per contagio. È tuttavia altrettanto necessario distinguere tra la semplice fruizione dei suoi contenuti e l’aspetto inquietante della militanza violenta, che oggi rappresenta purtroppo una frazione sempre più sostanziale di questa subcultura. Mentre la fruizione passiva, che avviene quasi esclusivamente tramite canali online come per esempio sui social media tradizionali, è pressoché innocua, la seconda si muove sottobanco su piattaforme di comunicazione che come Telegram garantiscono un notevole livello di anonimato e la possibilità di pianificare atti eversivi.

In questo sottobosco virtuale si muovono sia i produttori di contenuti, i quali vengono poi trasmessi su piattaforme multiple e consumati a livello individuale attraverso reticoli sociali basati su relazioni di tipo affettivo tra familiari e amici, che i militanti. L’aspetto della militanza subentra di norma in un secondo momento rispetto alla fruizione, e cioè quando chi si lascia convincere dall’esistenza della cospirazione la pone al centro della propria vita rendendosi disponibile a comportamenti violenti. Il ventaglio di questo potenziali militanti è estremamente ampio, di fatto transnazionale, e almeno in teoria non riconducibile né a uno schieramento politico né a un insieme preciso di fattori demografici. Il successo di questo nuovo modello di cospirazionismo dipende infatti interamente dal fascino esercitato sugli individui della possibilità, o illusione, di diventare un agente del movimento. In altre parole, di trasformarsi in un ricercatore che scopre autonomamente la verità della cospirazione e infine in un attivista che lotta per combatterla, magari unendosi ad altre “anime gemelle” nel formare delle vere e proprie cellule.

Un aspetto fondamentale del cospirazionismo militante contemporaneo risiede nel fatto che le sui teorie sono assolutamente interattive e omnicomprensive. Non si presentano più cioè come un prodotto che è da “prendere o lasciare”, come un tempo, ma come un insieme modulare di contenuti open source che possono essere selezionati e riadattati a seconda delle esigenze e delle sensibilità dei loro fruitori e che ne pervadono tutta l’esperienza di vita. Si struttura pertanto come un’esperienza del tutto simile a quella dei videogiochi open world, o dei giochi di ruolo, e che ha il vantaggio di essere estremamente accattivante. Inoltre possiede la caratteristica di riuscire a riprodursi velocemente e in modo flessibile, adattandosi rapidamente alle sfide poste delle campagne di debunking e dalle azioni di contrasto.

Il movimento americano QAnon è l’esempio più conosciuto di questo nuovo corso del cospirazionismo. QAnon è un grande contenitore di teorie cospirazioniste che si basano su un assunto molto semplice, che rappresenta il paradigma tramite il quale i suoi membri tendono, prima o poi, a riscrivere la propria realtà: l’esistenza di una cospirazione governativa, opera di una élite mondialista, che agisce ai danni del popolo e ambisce a creare un nuovo ordine mondiale dittatoriale. L’impianto narrativo di QAnon comprende in realtà molti elementi specifici del folklore americano, come gli alieni, o l’alchimia e i rituali satanici, ma non è affatto necessario che questi vengano recepiti e accettati da tutti e allo stesso modo. Esistono infatti profonde differenze tra la narrativa del movimento in America rispetto a quella delle sue incarnazioni in Germania, Francia e Italia. Tuttavia, queste differenze non impediscono ai simpatizzanti di QAnon di unificarsi tutti al fine di opporsi ai cosiddetti “poteri forti”. La relativa semplicità e adattabilità del paradigma fondante di QAnon, fa anche si che la sua idea di base sia condivisa, o almeno condivisibile, da altri movimenti anti-governativi come appunto i No-Vax (detti “AntiVaxx” in America), i vari gruppi di “survivalists”, o “preppers”, o infine la galassia dei movimenti neonazisti e in genere l’estremismo politico.

Vorrei precisare che con questo non si intende suggerire che tutto il mondo No-Vax, o altresì legato a QAnon in Italia, rappresenta una minaccia di tipo eversivo o terroristico. Tuttavia casi come la manifestazione violenta di Roma conferma il rischio credibile associato a questi movimenti. Tale pericolo, come è stato messo in luce dalla recente relazione dei servici di informazione per la sicurezza della Repubblica, prima ancora che essere di ordine pubblico, si concretizza nella reale possibilità che si vengano a creare le condizioni ideali per la penetrazione del cospirazionismo nella politica e nel mondo istituzionale, incluso l’apparato militare e le forze dell’ordine. In America abbiamo già numerosi esempi di militari, poliziotti e politici “cospirazionisti”, e cioè individui che sono l’espressione diretta di questo mondo. In Italia è forse solo questione di tempo.

Da Roma alla più recente manifestazione di protesta contro il Green Pass organizzata dai centri sociali torinesi, è evidente che sia l’estrema destra e l’estrema sinistra extraparlamentare italiana, e la galassia a esse collegata, stiano entrambe cercando di rivendicare un imprimatur su queste forme di complottismo. La facilità con la quale questo sta avvenendo è in larga parte dovuta al fatto che i movimenti estremisti condividono i temi fondamentali del cospirazionismo militante, come per esempio la lotta contro il capitalismo, il neoliberismo e la potenziale reazione ai cambiamenti del mondo produttivo. In particolare, esiste un certo livello di continuità tra l’estrema destra del mondo post-fascista e post-nazista e i temi esoterici di fine Ottocento e del primo dopoguerra fatti propri dal cospirazionismo. L’idea di sostituzione etnica, di un complotto pluto-giudaico-massonico, l’antisemitismo dei Protocolli dei Savi di Sion e la pericolosità dei vaccini, sono tutti temi che si ritrovano oggi certamente nel cospirazionismo militante ma che furono già propri della dimensione esoterica del nazi-fascismo. Ciò rende molto facile ai movimenti neonazisti il dialogo con il cospirazionismo.

Il rischio per l’Italia è rappresentato inoltre dal fatto che vista l’instabilità del sistema politico si crei prima o poi uno spazio di normalizzazione, e accettazione, per iniziative di questo tipo. L’estrema destra e il mondo anarchico-insurrezionalista e post-comunista, vedono infatti nel cospirazionismo un grande bacino potenziale di simpatizzanti, all’interno del quale reclutare nuovi membri e soprattutto fare propri segmenti di voto da usare poi come merce di scambio per infiltrarsi più o meno segretamente in alcune formazioni politiche parlamentari, così come sembra si stia delineando nel caso della cosiddetta “lobby nera” milanese. In questo senso non sorprende che certi movimenti dell’estrema destra storica italiana si siano schierati a supporto dei No-Vax e abbiano per esempio partecipato alle recenti proteste. Sono bastati loro pochi semplici adattamenti al messaggio politico per rendersi appetibili e in cambio hanno guadagnato enorme visibilità e l’ipoteca per un futuro supporto diretto alle proprie attività. Ciò naturalmente dipenderà anche dalla volontà e dalla capacità delle istituzioni, e soprattutto dei partiti più affini a questa galassia, di dare risposte nette e concrete.

Per concludere, esiste un primo problema di radicalizzazione di massa legato alla facilità con la quale il cospirazionismo si diffonde e dà origine a un’esperienza militante di massa. Il secondo ordine di problemi è che questa esperienza viene poi intercettata dalle frange più estreme del mondo politico e che grazie a essa queste ultime si infiltrino nella politica mainstream e nelle istituzioni. L’obiettivo fondamentale è quello di capire il prima possibile quali sono gli strumenti più efficaci per monitorare e prevenire i rischi per la sicurezza nazionale, garantendo allo stesso tempo il rispetto della libertà di opinione e senza cadere nella trappola di una profezia che si auto-avvera. Quando si affrontano gruppi che basano la propria ideologia e azione politica sull’idea di una cospirazione governativa, ogni tipo di intervento che venga percepito come una conferma dell’esistenza dei “poteri forti” avrebbe infatti l’effetto di radicalizzarne ulteriormente i membri e spingerli ancora più velocemente nelle braccia dell’estremismo. In questo caso solo una comunicazione istituzionale più efficace, una presa di posizione chiara e netta della politica e l’uso accorto degli strumenti di de-radicalizzazione di cui già disponiamo nella lotta contro altri fenomeni deviati può essere la ricetta vincente.

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