La semplificazione e la razionalizzazione normativa sono una necessità imprescindibile. Anche perché, in un Paese in cui già la decretazione d’urgenza e i cambi di direzione sono la norma, la mancanza di certezza del diritto dovuto a corpus normativi sparpagliati cui, spesso, è quasi impossibile risalire per intero crea un danno inestimabile ai cittadini e alle imprese, così come alla stessa Pa in termini di mancanza di credibilità, trasparenza e fiducia

Il tema dell’ipertrofica produzione normativa è un vecchio argomento di cui molti hanno già diffusamente detto e scritto, ma che torna sempre d’attualità con l’avvicinarsi di alcuni degli appuntamenti legislativi più rilevanti dell’anno, anche perché il problema persiste anziché risolversi. Ed infatti, proprio nei giorni in cui vedeva la luce la Nota di aggiornamento del Def, vero e proprio prodromo al provvedimento più “omnibus” (e talvolta confuso) dell’anno: la legge di Bilancio, il Sole 24 Ore, scartabellando sul famoso sito (almeno per i giuristi, anche dilettanti) Normattiva, ha verificato che in Italia le leggi vigenti sarebbero circa 110 mila. Curiosamente, questa stessa cifra (ma in miliardi di euro) rappresenta anche l’ammontare annuo dell’evasione fiscale stando alle stime del Mef. Due evidenti sintomi di inefficienza certificati negli stessi tre numeri.

Tornando al numero delle leggi, ciò che sorprende non è solo che queste siano di ben dieci volte superiori rispetto a quello che viene considerato l’ottimo per un Paese moderno, ma che tra queste figurino anche diversi decreti regi, decreti luogotenenziali e persino 21 decreti del Duce del fascismo. Ciò che comporta anche un’evidente dilemma gerarchico nelle fonti essendo queste derivate da una forma di Stato e di governo che non esiste più. Ma in Italia questo non sorprende più di tanto dal momento che lo stesso Statuto Albertino passò da essere la Legge fondamentale del Regno di Sardegna a quella del Regno d’Italia.

Inoltre, l’aspetto che più preoccupa è che (come rilevato dal Sole) alla conta mancano le norme regionali, quelle comunali, i decreti ministeriali non numerati, le circolari e la legislazione comunitaria. Insomma, si parla con buona approssimazione di diverse migliaia di ulteriori leggi e leggine che producono effetti quotidiani su cittadini e imprese.

La semplificazione e la razionalizzazione normativa, quindi, sono una necessità imprescindibile anche perché, in un Paese in cui già la decretazione d’urgenza e i cambi di direzione sono la norma, la mancanza di certezza del diritto dovuto a corpus normativi sparpagliati cui, spesso, è quasi impossibile risalire per intero crea un danno inestimabile ai cittadini e alle imprese, così come alla stessa Pa in termini di mancanza di credibilità, trasparenza e fiducia. Il tutto pone, inoltre, le premesse per il più fertile dei terreni per sotterfugi, malaffare e mancati investimenti pubblici e privati, nazionali ed esteri. Ora che il nostro Paese deve letteralmente correre per dare seguito alle numerose missioni che fanno capo al Pnrr, nell’ambito della digitalizzazione della Pa è prioritario sfruttare il cloud, l’intelligenza artificiale e la blockchain per supportare i giuristi nel censimento definitivo di tutte le norme e da lì allo studio di ciò che è possibile accorpare in codici, come indicato dallo stesso costituzionalista professor Alfonso Celotto, per poi sfoltire il più possibile.

Questa è l’unica via percorribile per semplificare veramente il nostro Paese. Non è, infatti, ammissibile digitalizzare la Pa e semplificarne le procedure senza procedere prima a rendere più lineari e coerenti tra loro le norme che ne regolano l’azione. Il tutto nello spirito e con la consapevolezza che, come ha scritto il “sempre verde” Montesquieu nel suo ésprit des lois, “le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie” .

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