Il Think tank popolare, comitato scientifico dei Popolari italiani/Italia Popolare ha elaborato per lanciarlo a livello nazionale il “Manifesto Proporzionalista”. È un testo che prende le mosse certamente dalla visione sociale e politica legata alla migliore tradizione del cattolicesimo politico italiano, il popolarismo, che torna ad aprirsi ad uno sguardo europeo in spirito di fraterna colleganza con i popolari e democristiani europei. L’intervento di Giancarlo Chiapello, segreteria nazionale Popolari italiani-Italia Popolare

La tornata elettorale amministrativa segnala quello che ormai era abbastanza chiaro, ossia il “Modello Draghi” sta esercitando una sorta di pressione su un sistema politico ormai eccessivamente stressato da un bipolarismo dell’odio con tutta evidenza fallito. Tale considerazione trova la conferma dal primo partito emerso rappresentato dall’astensionismo: gli italiani non riescono più a trovare una rappresentanza in un sistema troppo rigido, autoreferenziale, personalistico e, proprio perché senza dinamica caratterizzato sempre più da un notabilitato locale e da uno scivolamento verso una oligarchia sempre più ristretta a livello nazionale che fa andare l’Italia tra alti e bassi sbattuta da ondate continue delle posizioni estreme sovraniste e radical-progressiste, entrambe populiste. È evidente la domanda di rappresentanza dentro cui si situa quella di “centro”, di una novità equilibrata (dunque lontana dai meri tatticismi di vecchia classe dirigente ondivaga) che non può nascere all’ombra degli ogm politici di questi ultimi trent’anni, ossia il riformismo ed il moderatismo che non dicono assolutamente nulla in termini di visione, idee e aggancio europeo.

Il Think tank popolare, comitato scientifico dei Popolaritaliani/Italia Popolare ha elaborato per lanciarlo a livello nazionale il “Manifesto Proporzionalista”. È un testo che prende le mosse certamente dalla visione sociale e politica legata alla migliore tradizione del cattolicesimo politico italiano, il popolarismo, che torna ad aprirsi ad uno sguardo europeo in spirito di fraterna colleganza con i popolari e democristiani europei, fuori da nostalgie residuali e che si apre a tutti coloro, di qualsiasi colore, che condividono ciò che c’è alla base della proposta proporzionalista, ossia una precisa idea di democrazia e riorganizzazione del sistema politico che, come si è andato formando durante la sedicente seconda repubblica, è evidentemente fallito. Impegnarsi per il proporzionale significa volgere lo sguardo all’Europa e alle sue famiglie politiche e al sistema che permette maggiore partecipazione e protagonismo del cittadino scongelando il sistema politico fermo da troppo tempo in un frontismo senz’anima in cui le parti contrapposte esistono in virtù dello scontro con l’altro (con l’equivoco, poi, di ricorrere costantemente all’emergenzialità per governare insieme). È anche il sistema più trasparente che non inficia la stabilità, come si può vedere il Germania, ridando centralità al Parlamento e quindi alla rappresentanza necessari per riconquistare all’Italia il grande ruolo che le compete.

Molti potrebbero contestare il ritorno alle preferenze? Beh si tratta del migliore termometro proprio contro le zone grigie della politica, che i collegi uninominali tengono coperte, che deve tornare ad avere porte aperte, muri di cristallo e frenare la citata spinta oligarchica. La segreteria nazionale popolare, che ha sede presso l’ultima sezione sturziana in attività dal 30 aprile 1919, quella di Moncalieri (To), è aperta a raccogliere adesioni, collaborazioni, sostegno (info@popolarimoncalieri.it) in una battaglia che permetta di riappropriarsi di quella democrazia integrale che fu l’aspirazione di Aldo Moro: “Ma il senso della democrazia integrale è anche nel fatto che c’è una società la quale vuole essere tutta liberata, liberata da ogni condizionamento. Certo essa non deve essere liberata dalla sua dignità, dal suo dovere, dal vincolo di solidarietà che la deve stringere sempre. Ma, al di fuori di questo, questa società democratica nella quale siamo, vuole essere liberata da tutto: dal bisogno, dall’ignoranza, dall’umiliazione” (Convegno Dc, Lucca, 28 aprile 1967).

MANIFESTO PROPORZIONALISTA

Di fronte all’evidente fallimento della così detta seconda repubblica, caratterizzata da un bipolarismo dell’odio, liderismo esasperato, instabilità politica, partiti diventati comitati elettorali, antipolitica strisciante, populismi di varia matrice, progressivo svilimento della rappresentanza popolare delle assemblee elettive, pessime riforme costituzionali e delle istituzioni, urge lottare per cambiare il meccanismo che ha condensato tutto ciò e su cui tale disastro si impernia, ossia la legge elettorale maggioritaria.

Essere proporzionalisti, prima che una scelta di natura tecnica, rappresenta una chiara posizione politica: significa impegnarsi per tornare ad una democrazia integrale così come definita da quel programma di popolo che è la Costituzione; significa pensare ad un sistema politico finalmente scongelato e dinamico fondato sul confronto fra pensieri e identità politiche portatrici di visioni definite, anche avversarie ma fuori dalla dimensione del nemico; significa ritrovare la “fatica” della rappresentanza popolare legata alla corretta colleganza con i rappresentanti del popolo e ricostruire la centralità delle assemblee elettive che devono tornare ad essere protagoniste del sistema italiano anche in sintonia con quello europeo fondato sul proporzionalismo in cui si muovono le famiglie politiche dell’Ue; per questo serve il sistema elettorale proporzionale che segna, rispetto ai sostenitori del maggioritario, il vero spartiacque per una politica italiana che torni ad avere un sistema politico coerente, in cui le identità politiche ritrovino libertà di espressione, con elezioni con un sistema simile per ogni livello istituzionale che non sia inficiato da meccanismi che manipolino la volontà popolare; per le sopra dette ragioni sottoscriviamo questo manifesto di intenti per l’approvazione di un sistema elettorale proporzionale che dovrà essere accompagnato dalla previsione di un insieme di altre riforme, come la sfiducia costruttiva ad ogni livello, l’istituto della preferenza, una soglia di sbarramento per ridurre la frammentazione e favorire la formazione di maggioranze di governo garantendo comunque un diritto di tribuna idoneo a rendere il sistema dinamico e capace di sussumere le novità politiche, la rivisitazione del titolo V della Costituzione, la ridefinizione numerica dei consigli comunali, prime palestre di democrazia sui territori, il ritorno ai consigli provinciali elettivi.

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