Spendere bene i famosi fondi europei al Sud Italia si può, migliorando al contempo la coesione sociale e territoriale delle città. La sfida per le amministrazioni locali ora è quella gestionale. Roberto Calise racconta a Formiche.net da dove nasce il suo nuovo volume “La metropolitana europea”, edito da Editoriale Scientifica

Studenti, lavoratori, pensionati, turisti, disoccupati. Chi per svago, chi per necessità, d’ogni età ed estrazione economica: tutti nello stesso luogo, contemporaneamente, in un mezzo pubblico. Se si prendesse una sezione di un vagone di una metropolitana o di un bus, si avrebbe probabilmente uno spaccato alquanto composito della società. Individui mossi da un comune obiettivo (spostarsi), ma con finalità molto diverse.

Appare subito chiaro, in questo scenario così difforme, quanto sia complesso offrire soluzioni di mobilità che vadano bene per tutti. È questa la grande quanto affascinante sfida del trasporto collettivo, che, a seconda dei livelli (internazionale, nazionale, locale) presenta diverse articolazioni. Nel trasporto urbano, ad esempio, il focus dovrebbe essere sempre sulla coesione sociale e territoriale. Sociale, per incentivare la mobilità non solo fisica ma anche economica, garantendo l’accessibilità delle città alle fasce più svantaggiate. Territoriale, affinché centro e periferia sfumino sempre di più come concetti nel discorso collettivo, innescando un virtuoso ciclo di apprezzamento immobiliare.

Simbolo per eccellenza del trasporto in ambito urbano è senza dubbio la metropolitana: mezzo si potrebbe dire iconico, oggetto dei desideri di tanti cittadini soprattutto nelle grandi città, la cui realizzazione comporta analisi trasportistiche, architettoniche, urbanistiche. È qualcosa che il cittadino vede, che tocca con mano, una manifestazione fisica delle politiche di mobilità che cambiano il panorama e lo scenario dei centri urbani in modo radicale. Dietro le quinte di queste realizzazioni, ci sono complessi meccanismi: politici, amministrativi e soprattutto umani, che è un fattore sempre molto influente in un Paese dove l’automatismo della burocrazia e il suo essere slegata dal volere politico di turno è ancora un concetto molto lontano.

Realizzare una metropolitana, e più in generale un sistema di trasporto collettivo, è dunque una vera e propria epica, che sempre più spesso – soprattutto al Meridione – è da inserire in un contesto più ampio, che travalica i confini delle città e delle regioni. L’orizzonte è, il più delle volte, quello comunitario. È questo il tema de La metropolitana europea, la mia prima pubblicazione per Editoriale Scientifica, maturata dopo anni di lavoro su politiche dei trasporti e programmi europei fra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Dipartimento Studi della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo, la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati e infine le relazioni istituzionali di una multinazionale del trasporto su gomma, che portano a un quotidiano confronto con le necessità delle amministrazioni centrali e locali.

Da partenopeo, il caso di studi per eccellenza non poteva che essere quello della Linea 1 di Napoli, il famoso “metrò dell’arte”. Un legame con l’Europa che corre nelle viscere della città: il segno più tangibile del processo di integrazione comunitaria nella terza città d’Italia è infatti rappresentato dalla sua metropolitana, nella cui realizzazione ha rivestito un ruolo chiave l’Unione Europea con i suoi fondi.

La Linea 1 napoletana è uno dei più riusciti esempi della declinazione nelle aree urbane della Politica Comune dei Trasporti (PCT), che in quasi settant’anni di storia comunitaria ha allargato i suoi orizzonti, passando dall’abbattere barriere fra le nazioni ad avvicinare i quartieri delle singole città.

Al contempo, nel tracciare parallelamente la storia della PCT e della Linea 1, si evidenzia come il metrò rappresenti, e tuttora sia, una straordinaria epopea politico-amministrativa di coesione sociale e territoriale sullo sfondo di un’Italia che cambia, e che oggi è chiamata alla prova del Next Generation EU. Una sfida che potrà essere vinta attualizzando la storia di un sapiente utilizzo dei fondi europei, grazie ai benefici di una stagione di continuità politica, di cooperazione fra istituzioni, di programmazione con una chiara visione sulle politiche di mobilità. Ossia, quanto avvenuto con la Linea 1 della metropolitana, che con le sue stazioni dell’arte sta cambiando la faccia – e il destino – di Napoli e dei suoi cittadini.

La metropolitana europea è, nella sua essenza, un testo di analisi e valutazione delle politiche pubbliche, tanto più importante se consideriamo che, in media, per realizzare un’opera complessa da 10 milioni di Euro in Italia ci vogliono 10 anni, secondo dati dell’Agenzia della Coesione Territoriale. Raggiunto il risultato infrastrutturale, la sfida però si sposta sulla gestione delle opere: nota dolente di tante amministrazioni comunali e regionali del Bel Paese. Tuttavia, sempre di più le politiche europee saranno legate anche ai risultati che poi le realtà locali dovranno raggiungere grazie proprio a quelle opere co-finanziate dall’Unione.

È pertanto necessario per le amministrazioni comunali un cambio di passo, soprattutto nel centro-sud Italia. Qualcosa che ben sa anche il neo-Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, che eredita un disastro gestionale e una città gravata da un debito di circa 4 miliardi di euro. Il testo vuole dunque essere uno strumento da tenere nella “cassetta degli attrezzi” degli amministratori pubblici, una storia di successo di spesa di fondi europei (senza scandali, senza sprechi, senza ruberie) e di implementazione di politiche urbane. Una storia che merita di essere raccontata per essere da esempio alla luce della sfida che la nuova politica di coesione 2021-2027 e il Next Generation EU rappresentano per l’Italia. A riprova di ciò, il testo ha una presentazione a firma di Ennio Cascetta, presidente del Consorzio Metropolitana di Napoli s.p.a. che realizza l’opera, nonché una prefazione di Vincenzo Amendola, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei nel Governo Draghi, colui che ha concluso la trattativa a Bruxelles per la quota italiana del Recovery Fund.

Spendere bene, anche al Sud Italia, si può. Gestire in modo efficiente ed efficace quanto realizzato è un dovere, soprattutto nel campo della mobilità collettiva: forse l’ultimo vettore di democrazia rimasto nelle grandi aree urbane, e sicuramente l’unico modo di combattere in modo efficace l’inquinamento e il cambiamento climatico. Il trasporto pubblico, se inserito in una programmazione di respiro europeo, è un formidabile strumento di policy, che può innescare un circolo virtuoso senza pari in termini di ricadute economiche. Alle nuove amministrazioni comunali l’onere di raccogliere questa sfida, guardando ai casi di successo, guardando a La metropolitana europea.

Qui per leggere un’anteprima de La metropolitana europea di Roberto Calise con l’introduzione di Amendola e Cascetta

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