L’opinione dell’avvocato penalista Nicola Madia: l’Italia ha dimostrato che anche nei confronti di coloro che sono accusati di essere degli aguzzini non rinuncia a garantire i diritti fondamentali, il primo dei quali è la certezza che l’imputato conosca l’esistenza del processo a suo carico affinché possa difendersi

L’ordinanza che ha annullato il processo per l’omicidio di Giulio Regeni ha comprensibilmente scosso l’opinione pubblica ma, in realtà, dimostra che il nostro è un grande paese e la sua magistratura – spesso anche giustamente vituperata – è formata da persone di altissimo livello. L’annullamento del processo a carico degli appartenenti ai servizi segreti egiziani accusati del crimine certifica che in Italia non si celebrano processi sommari.

L’Italia è la culla del diritto e l’Europa è il continente in cui è stata approvata la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Qualsiasi cittadino può mettere sotto scacco uno Stato, chiedendone la condanna alla Corte di Strasburgo se i suoi diritti fondamentali sono stati violati. Per questo l’Italia e l’Europa restano terre promesse per molti popoli: qui è l’unico luogo al mondo dove chiunque, da Lesbo a Idomeni, dalle carceri siberiane allo stretto di Gibilterra, può esigere il
rispetto dei diritti fondamentali, persino contro i propri governanti.

Ebbene, l’Italia ha dimostrato che anche nei confronti di coloro che sono accusati di essere gli aguzzini di Giulio Regeni non rinuncia a garantire i diritti fondamentali, il primo dei quali è la certezza che l’imputato conosca l’esistenza del processo a suo carico affinché possa difendersi. Noi non ci siamo abbassati allo stesso livello di stati in cui i diritti non vengono assicurati e si celebrano solo simulacri di processi il cui esito è già deciso in base ai desiderata del dittatore di turno.

Noi non possiamo rinunciare al rispetto dei valori su cui si erge il nostro ordinamento democratico altrimenti dovremmo rinunciare alla nostra identità. Ma questo, anche quando si tratta dell’orrendo omicidio di un nostro connazionale, significherebbe tradire quei principi in cui i nostri padri e lo stesso Giulio hanno creduto e per cui hanno eroicamente combattuto anche a costo della vita.

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