Non tutti i G20 sono una semplice passerella. A Roma si prospetta una svolta storica nella politica sanitaria globale, che ha visto nell’ultimo decennio, fino allo scoppio della pandemia, una costante riduzione delle risorse europee. Il commento di Marco Mayer e Valeria Fargion

Venerdì, alla vigilia del G20, i ministri delle Finanze e della Sanità si sono incontrati per affrontare la tragedia sanitaria ed economica della pandemia che purtroppo è ben lungi dall’essere superata dopo due anni (il primo caso accertato di Covid 19 è a Wuhan il 17 novembre del 2019).

Il documento approvato richiama alla memoria quanto fu deciso in materia di grandi banche al G20 di Londra dopo la crisi finanziaria innescata dalla bolla immobiliare e dai derivati negli Stati Uniti nel 2007.

All’epoca fu dato incarico al Financial Stability Board presieduto proprio da Mario Draghi di preparare le misure e i correttivi strutturali. È la prima volta nella storia che i ministri dell’Economia e della Sanità si incontrano in sede G20.

Già questa è una novità importante perché la Sanità è sempre stata considerata un settore marginale da addetti ai lavori. La decisione di dar vita a una task force permanente del G20 in materia di pandemia e di Global Health è un passo che potrebbe finalmente mettere ordine nella babele dei vaccini e aiutare i Paesi più poveri (che hanno sistemi sanitari praticamente inesistenti) a colmare il gap infrastrutturale.

Non a a caso tutti i leader africani vengono a curarsi in Europa o al massimo nelle cliniche private di Nairobi. Il dash board dell’ Unione Africana documenta settimanalmente come non solo la quantità di dosi a disposizione è sufficiente solo per una minima proporzione della popolazione (cosa ben nota) ma sopratutto che le somministrazioni effettive nell’ Africa sub-sahariana non arrivano oltre il 50% delle disponibilità.

Segno evidente che non basta spedire vaccini, ma che occorrono strutture e personale sanitario in grado di garantirne la somministrazione.

In Africa (oltre alle conseguenze devastanti del cambiamento climatico) l’assenza di sistemi sanitari degni di questo nome allarga sempre più la distanza tra la popolazione ed i governanti. Si crea così un terreno fertile per la diffusione delle organizzazioni terroristiche che stanno sempre più prendendo piede nel continente africano, a partire dal Sahel.

In alcune occasioni il G20 non è stato solo una passerella di buone intenzioni. Le decisioni di venerdì prese dai ministri dell’Economia e ministri della Sanità – se attuate con coerenza – potrebbero produrre una svolta storica nella politica sanitaria globale, che ha visto nell’ultimo decennio (fino allo scoppio della pandemia) una costante riduzione delle risorse complessivamente investite dall’ Unione Europea e dagli Stati membri.

Lo spazio lasciato vuoto dall’ Europa è stato largamente colmato da fondazioni e Ong, ma non è più il tempo di lasciare a queste ultime la responsabilità di sostenere i sistemi sanitari nei paesi più poveri.

Dopo la svolta del G20 per l’Unione Europea sarebbe il momento di archiviare visioni miopi e autoreferenziali assumendo finalmente un ruolo di leadership nella Global Health.

Questo è nell’ interesse dell’intero pianeta ed avrebbe un valore strategico per il posizionamento dell’Europa nell’ arena politica ed economica globale.

Mentre i media italiani hanno ignorato il valore delle decisioni del G20 in materia di sanità globale e discettano su aspetti secondari e di colore, il G20 presieduto da Draghi ha forse ottenuto un risultato storico ancora prima di cominciare.

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