Dall’Australia agli Usa, la gestione della pandemia si concentra sull’inoculazione del booster di rinforzo per le fasce più fragili della popolazione. E in Italia? Tutte le ipotesi e qualche polemica…

Via alla terza dose del vaccino anti-Covid-19. L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha approvato l’inoculazione di una terza dose del vaccino Pfizer/BioNTech nelle persone maggiori di 18 anni, con l’obiettivo di contenere la diffusione del coronavirus.

Ed è che i vaccini hanno dimostrato la loro efficacia per prevenire le complicazioni della malattia nei pazienti over 65 anni, contenendo i sintomi ed evitando i ricoveri.

Tuttavia, gli studi dimostrano che la protezione potrebbe diminuire considerabilmente nel tempo, riducendo l’immunità e la protezione alle varianti del virus. Con una dose di rinforzo del vaccino Pfizer, dopo sei mesi dell’ultima inoculazione, la risposta immunitaria invece aumenta, per cui è molto consigliata dagli esperti.

LA SCELTA DEGLI USA

Negli Stati Uniti, per esempio, l’agenzia che regola i prodotti sanitari e farmaceutici, la Food and drug administration (Fda) ha dato il via libera alla terza dose per i cittadini che hanno ricevuto i preparati di Pfizer, Johnson & Johnson e Moderna. Con questa decisione è stata confermata, inoltre, la possibilità di mescolare e abbinare dosi di un vaccino diverse, rispetto a quello ricevuto in precedenza.

Secondo la Cnn, questa decisione rappresenta un grande passo in avanti verso l’espansione della campagna per i richiami vaccinali degli Stati Uniti, iniziata il mese scorso con dosi extra del vaccino Pfizer. Su chi dovrebbe farla, e quando, bisogna attendere la comunicazione dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) la prossima settimana.

I GIOVANI IN AUSTRALIA

In Australia, le autorità sanitarie hanno autorizzato la somministrazione di una terza dose di vaccino Pfizer-BioNTech a tutti gli adulti sopra i 18 anni di età a partire da novembre. Greg Hunt, ministro della Sanità, ha dichiarato che la campagna per le terze dosi inizierà non più tardi dell’8 novembre, previa approvazione dell’organismo consultivo per le vaccinazioni. Si inizierà da anziani e disabili. Ad oggi, l’Australia ha fornito una doppia dose al 74% della popolazione dai 16 anni in su; l’87% ha ricevuto una sola iniezione.

… E IN ITALIA

In Italia il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, ha anticipato l’agenda per il nuovo richiamo del vaccino anti-Covid: entro l’anno la terza dose per anziani e personale sanitario, poi da gennaio al resto della popolazione. Dal 1 ottobre sono cominciate le inoculazioni dei booster di rinforzo di Pfizer e Moderna sui pazienti fragili, gli over 80 e il personale sanitario.

A preoccupare l’incremento lento, ma costante, dei contagi. Dopo sette settimane in discesa, in Italia i casi di Covid sono tornati a salire (in media più del 33% nell’ultima settimana). Critica la situazione nel Molise, Umbria e nella regione Lazio, dove i contagi sono aumentati del 51%. Gli esperti hanno avvertito di possibili complicazioni con l’arrivo dell’inverno in Europa e il boom di nuove epidemie portate da zanzare asiatiche. È ancora presto però per prevedere un impatto nella capacità di terapie intensive e ospedali.

In Italia, l’82% della popolazione con più di 12 anni è stata vaccinata. Per il professore Gianni Rezza, del ministero della Salute, ha detto che per gestire la pandemia, è necessario arrivare al 90% dei vaccinati con più di 12 anni.

Sull’ipotesi di accelerare la somministrazione delle terze dosi a tutta la popolazione, Guido Rasi, consigliere del commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo, ha invitato ad evitare “psicosi immotivate”. “Con il tempo ci si arriverà – ha detto Rasi al Corriere della Sera -. Fermo restando che adesso è più importante distribuire il richiamo, il booster, agli ultrasessantenni, come previsto nell’ultima circolare del ministero della Salute. I dati che stiamo accumulando sul campo ci diranno se il decadimento della risposta immunitaria è una prerogativa dei più anziani o se il fenomeno coinvolge i cinquantenni e le classi d’età inferiori. Nessuno ci corre dietro. C’è tempo per verificare se anche questa popolazione è esposta al contagio dopo aver ricevuto il ciclo completo”.

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