Il sottosegretario Amendola chiede pragmatismo guardando alla transizione energetica e alla tassonomia verde. Roma spinge sul gas, Parigi sul nucleare. Prove d’intesa al primo Consiglio europeo, quello di dicembre, post Trattato del Quirinale? Occhio alla Germania, alla prima senza Merkel dopo 16 anni

In tema di energia e transizione l’Italia chiede pragmatismo all’Unione europea. A farsi portatore del messaggio di Roma a Bruxelles è stato Vincenzo Amendola, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega Affari europei, al Consiglio affari generali di martedì, che ha avuto al centro anche il coordinamento europeo nella lotta al Covid-19, il tema dell’immigrazione, la crisi al confine tra Polonia e Bielorussia e il rapporto con il Regno Unito.

“Il Consiglio ha preparato i lavori per dicembre anche sui negoziati principali, innanzitutto l’energia, i costi dell’energia, le trasformazioni in senso sostenibile dell’economia europea, quanto dovremo investire, come farlo e con quale tipo di innovazioni legislative”, ha spiegato. Per quanto riguarda l’energia, “ogni Paese difende il mix energetico per la transizione. Perché per raggiungere gli obiettivi di dimezzamento nel 2030 e di neutralità al 2050 ogni Paese dovrà determinare alcune scelte”, ha aggiunto. “Per alcuni Paesi come il nostro, il gas nella transizione è importante, per altri Paesi ci sono altri elementi critici che vengono sottolineati. Quindi sarà saggio già nelle prossime settimane trovare un’intesa che permetta a tutti di mantenere le ambizioni, ma con molto pragmatismo nelle misure”, ha concluso.

L’obiettivo è quello di trovare un’intesa al Consiglio europeo di dicembre, previsto il 16 e il 17. L’agenda provvisoria dei lavori recita. Covid-19, gestione delle crisi e resilienza, prezzi dell’energia, sicurezza e difesa, relazioni esterne. Filo rosso, i piani di ripresa e di transizione, energetica e digitale.

Su quella energetica il dibattito è acceso in Italia. “Al momento non esistono soluzioni nucleari pronte, ma ne esistono alcune che in tempi non biblici potrebbero essere interessanti”, ha ribadito recentemente al IlFattoquotidiano.it Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica. “Se la tassonomia dice che ci sono possibilità, io credo che per l’Italia potrebbe essere utile fare investimenti in ricerca e sviluppo. Lascio al Parlamento di prendere decisioni sul futuro, ma secondo me, un Paese che ambisce a essere tra i primi dieci al mondo ha la responsabilità d’innovare, di ricercare e di sviluppare. Poi io resto convinto che come umanità noi dobbiamo arrivare alla fusione nucleare”. Di diverso avviso è Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle. L’ex presidente del Consiglio, Rispondendo a una domanda de IlFattoquotidiano.it,, ha spiegato: “Secondo noi il gas e il nucleare non rientrano nella qualificazione di ‘energie verdi’, questo non significa demonizzarle, ma che non sono da incentivare con investimenti pubblici. Per noi sono da incentivare le fonti rinnovabili”.

La sottolineatura pragmatica di Amendola sul gas e le aperture di Cingolani sul nucleare sembrano indicare la via per un’intesa tra Italia e Francia al prossimo Consiglio europeo, il primo dopo 16 anni senza Angela Merkel a rappresentare la Germania (Paese membro che si oppone all’approccio francese) ma anche il primo dopo la firma di Emmanuel Macron e Mario Draghi sul Trattato del Quirinale.

Non è un mistero che la Francia stia spingendo per inserire al più presto l’energia nucleare nel quadro della tassonomia europea e nei regolamenti sugli aiuti di Stato. Recentemente si è messa alla testa di un gruppo di 12 Stati membri che spinge per una volta. E a fine ottobre, Bruno Le Maire, ministro dell’Economia francese, ha sottolineato un aspetto guardando all’Italia: “Ho notato che per la prima volta dopo decenni un ministro ha posto di nuovo la questione del nucleare”. Parlava di Cingolani.

L’appuntamento di metà dicembre a Palazzo Europa potrebbe essere un primo esame per il rinnovato feeling italofrancese ma anche per l’equilibrismo di Roma tra Parigi e Berlino. Senza dimenticare che il nuovo governo tedesco, quello “semaforo” con socialisti, liberali e verdi, è alle prese le beghe politiche ed energetiche con Nord Stream 2, un gasdotto, per giunta russo.

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