La candidata di sinistra Xiomara Castro è prima nei risultati parziali delle presidenziali di domenica. Ecco come cambierà la politica estera del Paese centroamericano se l’ex first lady si confermerà presidente

Come era previsto dai sondaggi, Xiomara Castro, candidata del partito di sinistra Libertad y Refundación, è sempre più vicina alla presidente dell’Honduras. Con più della metà delle schede elettorali conteggiate, la moglie dell’ex presidente Manuel Zelaya ha circa il 54% dei voti, seguita dal 33,84% del candidato conservatore Nasry Asfura, del partito al governo, Partito nazionale. Al terzo posto c’è, per ora, il conservatore Yani Rosenthal del Partito liberale.

Secondo il Consiglio nazionale elettorale dell’Honduras, hanno votato circa il 62% degli elettorali, un dato positivo, in un Paese in cui l’indice di astensione è sempre stato molto alto. I primi report degli osservatori internazionali confermano che la giornata elettorale si è svolta senza tensioni particolari.

“Grazie popolo! Abbiamo invertito 12 anni di lacrime e dolore in allegria – ha detto Castro ai suoi sostenitori -. Il sacrificio dei nostri martiri non è andato perso. Cominceremo un’era di prosperità, di solidarietà attraverso il dialogo con tutti i settori, senza discriminazione né settarismo”.

Un’inversione che ci sarà anche nella politica estera e le alleanze internazionali. La candidata, infatti, aveva già avvertito che una volta al potere avrebbe ridefinito le coalizioni straniere. A cominciare con l’intesa che fino ad oggi Tegucigalpa mantiene con Taiwan. Il Paese centroamericano è uno dei 15 Paesi ad avere relazioni diplomatiche con Taipei, e con l’arrivo di Castro alla presidenza questo sicuramente cambierà (qui l’articolo di Formiche.net).

Il progetto di Castro non è passato inosservato al governo degli Stati Uniti. Come riferisce l’agenzia Nova, una delegazione guidata da Brian Nichols, assistente del segretario di Stato americano per l’emisfero occidentale, ha sollecitato ai candidati presidenziali la tutela della relazione con Taipei: “Siamo stati abbastanza chiari con tutti gli attori chiave in Honduras perché pensiamo che la relazione tra i due Paesi sia molto importante. Ci piacerebbe vederla continuare, e lo abbiamo fatto presente ai candidati principali”. Gli Usa sono il principale socio commerciale di Honduras e condizionano la concessione di importanti fondi per lo sviluppo alla lotta contro la corruzione.

Da Pechino la reazione è stata immediata. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, aveva accusato il governo americano di ingerenza nella politica interna dei Paesi latinoamericani: “Non è dell’approccio della Cina che il popolo latinoamericano dovrebbe diffidare, ma della condotta egemonica di lunga data degli Stati Uniti”.

E poi c’è anche Israele. A giugno, il presidente Juan Orlando Hernandez aveva assicurato in Israele lo spostamento della sede diplomatica a Gerusalemme. Il gesto confermava la solidità dei rapporti tra i due Paesi. Non c’è però certezza che con Castro alla presidenza sarà ancora così.

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