Negli scenari del multi-dominio, connessi, cibernetici ed evoluti, il centro della Difesa continuerà a essere il “soldato”, sebbene di nuova generazione. Lo studio dello Iai e l’evento di presentazione con Luciano Portolano, Pietro Serino, Gabriele Pieralli (Leonardo), Carlo Ferlito (Beretta), Guido Crosetto e il sottosegretario Giorgio Mulè

Il singolo soldato diventa “sistema di sistemi”, supportato dalle tecnologie, capace di raccogliere e diffondere rapidamente informazioni dal campo di battaglia, più sicuro ed efficiente di fronte a minacce sempre più complesse ed evolute. È il “next generation soldier”, analizzato dall’Istituto affari internazionali (Iai) nello studio a cura di Alessandro Marrone e Karolina Muti, supportato da Leonardo e presentato ieri con un pool di esperti. L’evento ha visto la partecipazione del generale Luciano Portolano, neo segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti, del generale Pietro Serino, capo di stato maggiore dell’Esercito, di Gabriele Pieralli, direttore della divisione Elettronica di Leonardo, di Carlo Ferlito direttore generale di Beretta, e di Guido Crosetto presidente dell’Aiad. Conclusioni affidate a Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa, mentre per lo Iai sono intervenuti il vice presidente Michele Nones, e gli autori dello studio.

IL CONTESTO

Gli attuali scenari complessi vedono la presenza di una minaccia sempre più imprevedibile, che richiede flessibilità di risposta per essere affrontata. Le nuove tecnologie possono essere risorse preziose. Nei prossimi anni le innovazioni tecnologiche (in particolare per comunicazioni, intelligenza artificiale e cloud) avranno, pertanto, un sempre maggiore e crescente impatto sulle forze armate occidentali e sui conflitti. Esigenze complesse e trasversali richiederanno un approccio all’innovazione militare ancora più interdisciplinare e multidimensionale, con effetti sull’organizzazione militare, sull’addestramento e sulle dotazioni dei soldati.

IL RUOLO DEL SOLDATO

Anche perché “il singolo soldato continuerà a rappresentare l’elemento fondamentale dell’esercito”, si legge nello studio dello Iai. In ogni caso, proprio per la complessità degli scenari e per le opportunità offerte dalla tecnologia, “dovrà essere connesso con i diversi assetti disponibili in modo sempre più esteso, efficiente e sicuro”. Le innovazioni avranno delle ripercussioni e provocheranno degli effetti su diversi aspetti, dalla letalità alla mobilità, dalla protezione all’efficienza energetica della fanteria. D’altra parte, “nel medio-lungo periodo, le prevedibili difficoltà nel reclutamento di un numero adeguato di personale militare in Occidente, dovute alla mancata crescita e all’invecchiamento della popolazione soprattutto in Europa, richiederanno un maggiore impiego di tecnologie e sistemi a pilotaggio remoto”.

NEXT GENERATION SOLDIER

Come emerso dal dibattito, il fante può diventare in questo modo “sistema di sistemi”, che non dovrà essere sovraccaricato fisicamente, trasportando tecnologie troppo pesanti, o cognitivamente con un’eccedenza di informazioni. La tecnologia, infatti, deve essere “a misura d’uomo” e funzionale alle sue esigenze, rimanendo leggera, comoda e facilmente impiegabile. Tra le diverse tendenze nel campo dell’innovazione tecnologica dell’equipaggiamento del soldato di nuova generazione vi sono diverse vie, dall’aumento della mobilità dei soldati migliorando l’ergonomia dell’equipaggiamento, alla sensoristica multi-spettro per migliorare la capacità di ingaggio. “Riguardo le capacità di comando e controllo (C2), è probabile che i soldati saranno dotati di un’architettura informativa con interfacce ottiche, acustiche e tattili, assicurando così la condivisione dei dati”, sottolinea la ricerca. In particolare, il rapporto tra tecnologie e Forze armate permetterà di avere una più completa situational awarness, fattore-chiave nello svolgimento e conduzione delle operazioni, che potrebbe “tradursi in un miglioramento del processo decisionale”.

L’ATTORE DEL MULTI-DOMINIO

Così inteso, il “next generarion soldier” sarà attore operativo del multi-dominio, da intendere in tre dimensioni: la componente fisica dell’interforze, che richiede una forte integrazione e interoperabilità; la componente virtuale, che include la rete fisica in cui viaggiano i dati e la rete logica; e infine la componente cognitiva, comprensiva di quelle attività che riguardano le operazioni psicologiche, la comunicazione strategica e la cooperazione civile-militare.

L’IMPATTO SULLA STRUTTURA

Ma la rivoluzione impatterà anche sull’intera struttura militare. Da questo punto di vista, hanno spiegato i partecipanti la dibattito, sono ancora molti gli sforzi da perseguire per raggiungere l’interoperabilità dell’equipaggiamento e favorire la cooperazione nei programmi di approvvigionamento. C’è poi il tema della formazione, in particolare la conciliabilità tra la complessità crescente della tecnologia che rende sempre più difficile la padronanza tecnologica, e la necessità di favorire un turn over all’interno delle Forze armate, anche per tenere più bassa l’età media. Di fronte a questo si è sottolineato come le nuove generazioni siano più abili nel padroneggiare le tecnologie, suggerendo di fare uno ”shift” dalla formazione all’addestramento. In uno scenario complesso come quello attuale, potrebbe essere funzionale dare “più peso” al secondo.

LA COLLABORAZIONE CON INDUSTRIA E RICERCA

Certo, ci sarà da affrontare il tema delle risorse disponibili. Considerando che sarebbe poco sostenibile addestrare ogni unità come fosse una forza speciale, una delle proposte è puntare maggiormente sulla specializzazione, con l’idea di ricercare il multi-spettro come capacità d’insieme e non soltanto della singola unità. Un concetto-chiave emerso dalle parole degli esperti riguarda il fatto che spesso ci si ritrovi a rincorrere non tanto la nuova tecnologia, quanto la sua applicazione. Per questo motivo, anche a livello industriale, il procedere per “step incrementali” in modo prudente potrebbe essere una soluzione in questo senso. D’altra parte, lo scenario in cui andrà a operare il soldato farà di gran lunga la differenza; la presenza di diversi scenari e avversari renderà sempre più difficile il pensare a un sistema valido “per tutte le stagioni”. Perciò, hanno concordato i partecipanti al dibattito, resta  necessario rafforzare sempre più la cooperazione strutturata tra Forze armate, istituzioni, industrie e mondo della ricerca.

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