Al n°13 di Via di S.Anna c’è la Fondazione intitolata a Ugo La Malfa. E oggi è stato inaugurato il portale con gli scritti del grande statista. Il racconto di Giuseppe Pennisi, verso “un’Italia più moderna e più giusta”

Le foto della presentazione del nuovo sito della Fondazione Ugo La Malfa

Via di Sant’Anna è una piccola strada del centro di Roma, vicino al Teatro Argentina. Al n. 13 vi è la sede della Fondazione Ugo La Malfa (Fulm), un salone per riunioni, due uffici, tanti tanti scaffali con libri e faldoni di documenti. Nulla di fastoso, come la sede della Fondazione ItalianiEuropei a Piazza Farnese o quella della Fondazione Aspen-Italia a Piazza Navona. Locali spartani.

Ma molte idee, nel sentiero tracciato da Ugo La Malfa. Prima che la pandemia limitasse le riunioni in presenza, vi si incontravano studenti assorti sui preziosi libri (molti dei quali in edizioni rare) o giovani che seguivano corsi di formazione politica e ogni giovedì del mese intellettuali e uomini politici affollavano il piccolo salone e straripavano nell’ingresso e nei due uffici per partecipare a cenacoli imperniati su temi economici e politici.

Ora è la fucina dove si sta realizzando un progetto pluriennale per un portale in cui ci saranno tutti gli scritti, editi ed inediti, unitamente all’epistolario ed i documenti iconografici ed audiovisivi, di Ugo La Malfa, grande uomo politico e statista ma prima ancora grande intellettuale che ha segnato il solco del Paese per andare verso un’Italia più moderna e più giusta.

Oggi 10 novembre 2021, il portale è stato presentato di fronte alle più alte cariche dello Stato (il Presidente della Repubblica, i presidenti di Camera e Senato) e numerosi parlamentari ed invitati in una sede istituzionale (la cosiddetta auletta dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati). Hanno parlato Stefano Folli, in rappresentanza del Consiglio Scientifico della Fondazione (il presidente dell’organo, Piero Craveri, è ammalato), la direttrice del progetto Claudia La Malfa, il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, e il presidente della Fulm, Giorgio La Malfa.

Le foto della presentazione del nuovo sito della Fondazione Ugo La Malfa

I discorsi sono già apparsi sulle agenzie ed erano stati in parte anticipati questa mattina sulla stampa quotidiana. Particolarmente significativi quelli del presidente del Consiglio e di Giorgio La Malfa impernati sulle lezioni del pensiero e dell’azione di Ugo per la politica (in particolare per la politica economica) di oggi.

Non è questa la sede per riassumerli, è più utile riflettere su come contribuire a quella che era la finalità ultima del lavoro intellettuale e politico di Ugo La Malfa: andare verso “un’Italia più moderna e più giusta”. Lo slogan è stato coniato, se ben ricordo, da Giuliano Amato all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso ed utilizzato più volte da Bettino Craxi.

Riassume bene, tuttavia, il pensiero lamalfiano: andare verso l’Europa, anzi diventare uno dei cardini di quella che oggi ha il nome di Unione europea, evitando di scivolare nel Mediterraneo; attuare una politica liberale (iniziando dalla liberalizzazione degli scambi di cui 70 anni La Malfa fu protagonista) senza slittare in un liberismo integralista ma inquadrando il liberalismo in una prospettiva di medio termine (per l’appunto, la programmazione) volta a modernizzare il sistema economico riducendo al tempo stesso gli squilibri sociali; contenere la spesa di parte corrente dei conti dello Stato (con l’eccezione di quella per istruzione e sanità, mirate a beni collettivi essenziali per fornire la base dell’ascensore sociale) e promuovere l’investimento pubblico anche allo scopo di accrescere la produttività di quello privato.

Quale forza politica oggi ha come essenza del suo programma andare verso “un’Italia più moderna e più giusta”? Tutte e nessuna. Perché i contenuti vengono declinati in modo identitario e contraddittorio.

Da qui, l’esigenza di un vero sforzo intellettuale e culturale. Ed è l’obiettivo della Fulm che lo articola con i cenacoli, i corsi di formazione, la biblioteca. Anche Formiche nacque nel 2004 non solo come una rivista creata da due giovani intellettuali, e qualche anziano, ma come un progetto di cultura politica rivolto alla modernizzazione ed alla giustizia sociale. Si possono citare altri casi ed esperienze.

Ai politici la responsabilità di dare contenuti concreti al percorso verso un’Italia più moderna e più giusta ad un Paese che esce da una pandemia che ha causato danni quasi come una guerra. Ed usciva da una guerra l’Italia in cui La Malfa lanciò il suo messaggio intellettuale e politico. Ora i politici sono agevolati dalla Recovery Facility del Next Generation Ue e dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, strumenti che obbligano ad una ottica a medio temine che coniughi crescita con equità. Ai think tank sta di aiutare a declinarne i contenuti in modo rigoroso, suonando il campanello quando non lo sono. Da una stradina vicina al Teatro Argentina, da Corso Vittorio o altrove.

Le foto della presentazione del nuovo sito della Fondazione Ugo La Malfa

Condividi tramite