In tempi più rapidi del previsto, e non senza scossoni interni, l’accordo per la coalizione semaforo è stato raggiunto. Dal punto di vista dei contenuti non ci sono grosse divergenze rispetto alla bozza che era circolata settimane fa: tutti i partiti hanno dovuto rinunciare a qualche cosa e nella sostanza c’è un buon equilibrio fra le istanze sociali rappresentate dalla Spd, quelle ecologiche dei Verdi e quelle orientate al mercato di Fdp

L’accordo di governo tra Spd/Fdp e Verdi è realtà. In tempi più rapidi del previsto, e non senza scossoni interni, l’accordo per la coalizione semaforo è stato raggiunto. Dal punto di vista dei contenuti non ci sono grosse divergenze rispetto alla bozza che era circolata settimane fa: tutti i partiti hanno dovuto rinunciare a qualche cosa e nella sostanza c’è un buon equilibrio fra le istanze sociali rappresentante dalla Spd, quelle ecologiche dei Verdi e quelle orientate al mercato di Fdp.

Il tema su cui la coalizione ha osato di più è quello dei diritti civili, infatti, verrà abolito il divieto di donare il sangue per persone Lgbt e trans così come la legge che regola il cambio di sesso. In aggiunta sono stati inseriti come obiettivi quello della legalizzazione della cannabis – un tema fino ad oggi tabù con la Cdu -, e l’inserimento dei diritti dei minori nella Costituzione. Su questi temi c’è in sostanza una visione progressista comune tra tutti e tre i partiti della coalizione.

Più complicato il capitolo “sociale”. Fdp ha dovuto mandar giù un boccone amaro con l’innalzamento del salario orario minimo a 12 Euro e sull’edilizia, che prevede un piano di 400.000 nuovi appartamenti all’anno di cui 100.000 finanziati dal pubblico direttamente. Stesso discorso per quanto riguarda l’adeguamento dei salari per chi lavora nel settore della salute e l’introduzione di una garanzia per la formazione professionale dei giovani. Sui giovani, poi un’altra novità è il voto per i 16enni. Se sarà realizzato vedremo, ma è importante che sia stato inserito nel contratto di governo.

I verdi portano nel contratto di coalizione l’obiettivo per il 2045 di diventare “Klimaneutral”, ossia con emissioni nocive azzerate e l’uscita dall’uso del carbone entro il 2030. La partita vera però, quella che ha certamente generato i più forti attriti, soprattutto tra Fdp e Verdi, è quella giocata per i ministeri. I verdi ottengono il ministero degli esteri mentre Fdp quello delle finanze. Sarà qua che si misurerà, poi, l’equilibrio interno alla coalizione.

Fdp porterà avanti una politica tradizionalmente di destra liberale nelle finanze e potrebbe essere un problema a livello europeo quando si andranno a discutere aggiustamenti economici o tutele specie per il sud d’Europa.

Di contro, i Verdi porteranno avanti una politica estera più in linea con quella dei socialdemocratici, facendo da controaltare.

Fdp ottiene comunque numerosi posti nel gabinetto di governo e in settori molto importanti.

Come tutte le coalizioni le differenze emergeranno e la sfida sarà, per Olaf Scholz, Cancelliere in divenire, di tenere in equilibrio il tutto, di saper mediare, imporsi quando sarà necessario e non sarà facile, soprattutto subentrando a 16 anni di Angela Merkel. La domanda è se Scholz darà un segno tutto suo al nuovo governo o se procederà nel solco della continuità con chi lo ha preceduto.

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