Nel corso delle celebrazioni per i settant’anni del Nato Defense College, abbiamo incontrato l’ammiraglio Rob Bauer, che dallo scorso giugno presiede il Military committee dell’Alleanza Atlantica. Ecco cosa ha detto tra Russia (“avversario”), Cina (“sfida”) e la corsa alle nuove tecnologie. Sulla collaborazione con l’industria il modello potrebbe essere Israele…

“Russia e Cina stanno aumentando le rispettive capacità militari, convenzionali e nucleari, spaziali e cyber: è un fatto, non un’opinione”. Non ci gira intorno l’ammiraglio Rob Bauer, l’olandese che dallo scorso giugno presiede il Military committee della Nato, massimo organo militare dell’Alleanza Atlantica, quando si tratta di descrive il quadro delle sfide che premono sull’area euro-atlantica. Bauer ha incontrato un gruppo ristretto di giornalisti a Roma, in occasione del settantesimo anniversario del Nato Defense College, insieme al comandante dell’istituzione accademica, il generale Olivier Rittimann. Ne è emerso un quadro sulle sfide che l’Alleanza è chiamata ad affrontare, nell’ambito del percorso che porterà all’adozione del nuovo Concetto strategico, atteso per il summit di Madrid, a giugno 2020.

L’AMBIENTE

L’ambiente operativo è “imprevedibile, sempre più competitivo”, ha spiegato Bauer. A preoccupare sono le due grandi potenze, Cina e Russia, che tuttavia non escludono il resto della pletora di minacce, dai cyber attacchi al terrorismo, dal cambiamento climatico ai flussi migratori utilizzati come strumento di destabilizzazione. Tutto questo richiede all’Alleanza di confermare la capacità di adattamento mostrata nei suoi 72 anni di vita. Per farlo, è stata lanciata la riflessione strategica Nato2030, percorso avviato dal segretario generale Jens Stoltenberg per condurre all’adozione del Concetto strategico.

TRA AVVERSARI…

Dal documento Bauer si attende “più parole” dedicate alla Cina, assente invece nell’ultima edizione, datata 2010. Per ora, il Dragone è definito dalla Nato “una sfida” (challenge) a differenza della Russia, “avversario” (adversary). È “molto probabile” che ciò non cambi nel prossimo Concetto strategico, anche se la parte dedicata a Pechino aumenterà. La differenza è comunque considerevole. La Russia, ha spiegato l’ammiraglio, è “avversario” perché ha aumentato “l’aggressività” nei confronti dell’area euro-atlantica. “Dopo la caduta del Muro di Berlino – ha ricordato – la Russia è stata considerata un partner per la Nato”. Poi però c’è stata la guerra in Georgia (2008), seguita nel 2014 dall’annessione della Crimea e dall’intervento nel Donbass, che hanno definitivamente seppellito ogni possibilità di partnership.

… E SFIDE

La Cina resta invece “sfida”, non rappresentando una minaccia diretta geograficamente all’area euro-atlantica. “La prospettiva dagli Stati Uniti è diversa, considerando che rientrano nell’area del Pacifico”, ha notato Bauer, spiegando quanto sia complesso spesso giungere a una visione condivisa tra trenta Paesi membri (“se non si avverte la minaccia, non si avverte l’urgenza di affrontarla”).  Tra l’altro, il passaggio ad “avversario” certificherebbe una competizione diretta, presupponendo dunque la disponibilità e la capacità della Nato a esercitare difesa e deterrenza, elemento che è ancora discusso tra i Paesi membri. “Tuttavia – ha precisato Bauer – le ambizioni dichiarate della Cina e il comportamento assertivo presentano sfide sistemiche all’ordine internazionale basato su regole e alle aree rilevanti per la sicurezza dell’Alleanza”. In particolare, “nello Spazio e nel cyber siamo già sfidati dalla Cina”. Di più: “Tutti gli alleati, le istituzioni e le organizzazioni Nato sono sfidati dalla Cina”. Sul fronte prettamente militare, la preoccupazione è “crescente”, relativa soprattutto al processo di modernizzazione che attraversa tutti i segmenti dell’Esercito popolare di liberazione.

DALL’IPERSONICA…

Occhi puntati in particolare sulla missilistica, ambito nel quale la Cina può muoversi con una certa disinvoltura, non essendo vincolata al rispetto di alcun trattato del regime di controllo degli armamenti. A fine luglio, il test cinese su un nuovo vettore a planata ipersonica ha sorpreso persino gli Stati Uniti. Si tratta (anche in questo caso) di uno sviluppo “molto preoccupante”, ha riconosciuto Bauer. Preoccupano la velocità (superiore a Mach 5, cioè oltre 1,7 chilometri al secondo), la possibilità di carico di testate nucleari e la capacità di sorvolare i poli, una “novità” che renderebbe pressoché impossibile la difesa.

… ALLE NUOVE TECNOLOGIE

In tal senso, il test di luglio si somma a quelli già condotti negli ultimi anni da Cina e Russia, spesso sorprendenti. Per l’Alleanza Atlantica sono stati “una vera e propria sveglia”, ha detto Bauer, poiché “per molto tempo abbiamo creduto di essere strategicamente e tecnologicamente più avanzati di chiunque altro; ora però assistiamo a cose preoccupanti, parliamo di nemici quasi alla pari (near peer) e, in alcuni casi, di nemici alla pari (peer enemies)”. Da ciò è nata la rinnovata attenzione della Nato per le tecnologie emergenti e dirompenti (Edt), tradottasi in numerose iniziative (da ultimo, l’Innovation Fund) e nella ricerca di un maggiore coinvolgimento del settore privato, dell’industria e dell’accademia, evidente nei giorni scorsi al Nato Industry Forum, per la prima volta a Roma. Dall’ipersonica all’intelligenza artificiale, dal quantum computing ai Big data, è sull’innovazione che si gioca il confronto globale. Il modello di riferimento potrebbe essere quello israeliano, incentrato sulla stretta e sinergia “cooperazione tra il mondo scientifico, l’industria e le Forze armate”. Certo, ha ammesso, “non è possibile copiare il sistema nel suo complesso, ma ci sono molte cose che possiamo imparare sulla capacità di implementare molto rapidamente nuove tecnologie”.

L’ATTENZIONE AL CYBER

Tra i campi in cui tale accelerazione è più urgente c’è il cyber-spazio. “L’abilità di altre organizzazioni e nazioni di condurre attacchi cibernetici sta aumentando”, ha detto Bauer. Qui l’azione dell’Alleanza necessità di un distinguo: “Occorre differenziare gli attacchi cyber ai singoli Paesi e quelli alla Nato”. Difatti, “molti Paesi sono attaccati a livello pressoché quotidiano da cyber-attacchi provenienti da Russia e Cina; ma questi attacchi non implicano necessariamente un problema per la Nato”. Tuttavia, “se tutti iniziano a sperimentare lo stesso problema, allora diventa un problema anche per la Nato”, basata sul principio per cui “un attacco contro uno di noi, è un attacco contro tutti”. Al momento, ha concluso l’ammiraglio, il lato offensivo della questione resterà probabilmente in mano ai singoli membri, “perché legato soprattutto all’intelligence, ancora una prerogativa nazionale”.

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