Il presidente della SOI (Società oftalmologica italiana) ha spiegato a Formiche.net il dramma di doversi confrontare con istituzioni che hanno totalmente dimenticato la tutela della vista, e faticano a stare al passo dell’innovazione tecnologico-sanitaria, con tutti i danni che questo significa per i pazienti

Oggi ha avuto luogo la seconda giornata del centesimo congresso della SOI (Società Oftalmologica Italiana), che rappresenta uno degli appuntamenti più importanti del settore a livello internazionale. A Formiche.net il Presidente, Matteo Piovelli, ha lasciato delle dichiarazioni molto significative, che ci aiutano a comprendere quali impellenze stiano affliggendo gli specialisti dell’oftalmologia italiana, e perché, e come, sia davvero imprescindibile ripensare in modo sistemico e deciso le politiche in materia.

“L’oculistica – ha detto Piovelli – è una specialità importante e decisiva,  che è stata retrocessa tra le assistenze sanitarie di tipo elettivo. Questo penalizza enormemente sia i medici che i pazienti. Da due anni a questa parte non vi è nessuna attenzione istituzionale seria rivolta all’oftalmologia. Eppure, siamo l’unica branca chirurgica che è riuscita a trasferire tutte le sue chirurgie, anche le più importanti e maggiormente eseguite – come la cataratta –nel modello ospedaliero e ambulatoriale, che è quello non solo più agile ma anche meno costoso. Purtroppo, dal momento che manca una cultura sulle potenzialità dell’oculistica, tutte le prestazioni ambulatoriali, non essendo ritenute salva vita, ad oggi non possono né sostenersi con fondi del Pnrr, né con quelli del Recovery Fund.

È fondamentale comprendere il danno per la salute dei pazienti che questo significa – ha concluso il Piovelli – basti pensare che per questa ragione oltre il 50% degli interventi agli occhi programmati per 2020 e 2021, sono saltati.  Ora abbiamo 300.000 interventi di cataratta in più da dover eseguire. Ma il punto è: con quale capacità di ammortizzazione?  La stessa cosa dicasi per le prestazioni ambulatoriali come le visite, anche qui, più della metà sono state cancellate, con tutte le criticità che questo comporta.”

Negli ultimi anni la chirurgia oculistica ha fatto dei passi da gigante. Tecnologie sempre più sofisticate consentono oggi di sconfiggere definitivamente delle patologie che fino a poco tempo fa sembravano pressoché inguaribili. Purtroppo, come ci fa notare argomentando con passione, e anche preoccupazione, il prof. Piovelli, il nostro Sistema Sanitario considera la maggior parte degli interventi oculistici come semplici prestazioni di chirurgia estetica (banalmente, perché tendono ad eliminare l’uso degli occhiali).

È imbarazzante finanche doverlo riportare, ma è così. La situazione è decisamente preoccupante, e i cittadini ancora non si rendono conto di cosa questo significhi concretamente per loro. L’incomprensione circa la natura dell’oculistica è gravissima, e Matteo Piovelli ci ha segnalato subito  il problema sociale che questa impostazione politico-sanitaria miope sta originando e ingrandendo, in modo sempre più sensibile.

“L’evoluzione e quindi il costo delle nuove tecnologie – ha spiegato Piovelli – sta creando un divario sociale senza precedenti. Il fatto che moltissimi interventi agli occhi non rientrino nel regime della compartecipazione tra pubblico e privato, fa si che la stragrande maggioranza degli italiani, che non sono economicamente avvantaggiati e quindi non possono permettersi di sostenere il costo dell’intervento privato, si ritrovano completamente esclusi dalle cure…Non è che a livello istituzionale si sia fatto poco – ha aggiunto- è che proprio non si è fatto nulla.”

Se da una parte il congresso in atto dimostra che l’oculistica italiana è riuscita a sviluppare, in questi anni, delle eccellenze riconosciute a livello internazionale, producendo innovazione e competenze che cambiano radicalmente la vita delle persone – straordinarie in tal senso le dimostrazioni chirurgiche offerte in queste seconda giornata di congresso, come pure le innovazioni diagnostiche e terapeutiche nell’ambito dell’oftalmologia pediatrica – dall’altro lato però si avverte chiaramente il rischio di perdere, sul serio, due generazioni di chirurghi, proprio a causa del mancato investimento pubblico nelle nuove tecnologie.

“Per la prima volta il progresso chirurgico e tecnologico è stato fermato nel pubblico. Questo sta creando due canali e due ambiti di cura molto diversi tra loro. Ma una soluzione ci sarebbe.”  conclude Piovelli – “si può e si deve trovare una strategia molto pratica perché il progresso lo si possa sostenere, senza però scaricare tutti i costi su quei pochi pazienti che se lo possono permettere ed escludendo così i meno abbienti. I soldi possono e devono essere ben razionalizzati, e in un sistema equo almeno un tentativo dovrebbe essere fatto. Così almeno l’hanno risolta gli altri paesi. Perché il nostro paese deve restare indietro?”

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