Vittoria al primo turno con 112 voti su 174 espressi per la deputata maltese del Ppe. Il gruppo ha scelto una candidata di un Paese piccolo dell’Unione, ma soprattutto una donna, per prendere il posto di David Sassoli a gennaio. Sempre che il patto tra popolari e socialisti regga, e che non si riaprano i giochi in un Parlamento europeo sempre più diviso

E’ Roberta Metsola con 112 voti (64,4%) la candidata del gruppo del Partito popolare europeo alla carica di presidente del Parlamento europeo. Si è infatti appena conclusa a Strasburgo la votazione in seno al gruppo Ppe per la scelta del candidato a presidente. Oltre a lei, erano candidati l’olandese Esther de Lange (44 voti, 25,3%) e l’austriaco Othmar Karas (18 voti, 10,3%). Metsola ha vinto al primo turno: hanno votato in 174 su 178 aventi diritto. Il Parlamento europeo rinnova a gennaio le cariche istituzionali: presidente, vice presidenti, questori, presidenti di commissione, insomma tutte le figure chiave dell’eurocamera e i vari gruppi politici si preparano eleggendo i propri candidati.

Negli anni passati l’elezione del presidente è sempre stata il frutto dell’accordo dei due principali gruppi politici dell’Europarlamento, Ppe e Pse, che ormai da varie legislature si alternano alla guida. L’unica eccezione che ricordano gli addetti ai lavori nei corridoi è stata l’elezione dell’irlandese Pat Cox, appartenente alla famiglia dei liberali Eldr (poi Alde e ora Renew Europe), che venne eletto dal 2002 al 2004 perché saltò l’accordo tra popolari e socialisti.

Secondo i bene informati anche in questa tornata 2019-2024 a inizio legislatura è stato stretto un gentlemen’s agreement tra i due gruppi principali, infatti all’italiano David Sassoli avrebbe dovuto succedere l’attuale capogruppo dei popolari Manfred Weber, che invece a settembre ha ritirato la sua candidatura. Se i socialisti rispetteranno l’accordo le probabilità che Metsola sia il nuovo presidente del Parlamento europeo sono molto alte, perché dopo il terzo scrutinio non sarà più richiesta la maggioranza assoluta dei seggi, ma verrà eletto il candidato che ha preso più voti e in quel caso potranno bastare i voti dei socialisti e dei popolari.

Diversa la questione se invece dovesse rompersi il sodalizio (il Ppe può contare su 182 seggi, il Pse su 152), in quel caso sarebbe veramente una sfida all’ultimo voto, con la possibilità che si formino maggioranze alternative. Infatti in uno scenario in cui i deputati europei appaiono frammentati in sette gruppi politici più i non iscritti, nulla è scontato.

Il Ppe ha scelto una candidata proveniente da un Paese piccolo dell’Unione, ma soprattutto ha scelto una donna, in un contesto in cui l’ultima donna a presiedere il Parlamento europeo è stata Nicole Fontaine nel 1999. Il mese di gennaio è lontano, vedremo chi saranno i candidati degli altri Gruppi politici e come si concluderà la partita alla presidenza e a cascata le elezioni di tutte le altre cariche Istituzionali del Parlamento europeo.

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