Il professore emerito di Yale e noto politologo americano descrive su Formiche.net la corsa al Quirinale vista dagli Stati Uniti. La soluzione ideale per gli americani è un Mattarella bis e un mandato di Draghi a seguire, il premier serve a Palazzo Chigi. E su Berlusconi…

Gli amici italiani, compresi quelli a Washington, si chiedono se l’Italia sarà in grado di capitalizzare l’opportunità non comune che le elezioni per il Quirinale offrono. La domanda più ricorrente è se l’attuale presidente, Sergio Mattarella, debba essere rieletto. Oppure rimpiazzato, ad esempio, da Mario Draghi o Silvio Berlusconi.

A Washington come nel resto d’Europa, è ritenuto pacifico che una presidenza di successo come quella di Mattarella dovrebbe essere premiata con un secondo mandato. Queste erano senza dubbio le intenzioni dei grandi elettori che hanno eletto Giorgio Napolitano per due mandati consecutivi. Si può risalire alle origini della Repubblica per trovare altri casi.

Nessuno dubita che un secondo mandato di Mattarella sarebbe una buona notizia per il Paese. In primo luogo, la sua sarebbe una elezione non controversa. Gli italiani che pensano a Mario Draghi per quel ruolo, dovrebbero essere consapevoli che fra sette anni Draghi sarà ancora eleggibile, e abbastanza giovane per fare un buon uso di un mandato o due al Quirinale. Mattarella, dopotutto, dovrebbe essere ringraziato per aver preferito Draghi ad altri candidati per Palazzo Chigi.

L’elezione di Silvio Berlusconi sarebbe ampiamente considerata, se non un disastro all’italiana, qualcosa di simile a uno scherzo. Anche se ci provasse, Berlusconi non riuscirebbe mai a portare l’Italia e l’Ue al livello di leadership di cui entrambe ora hanno bisogno. Qualcuno in Europa arriverebbe a immaginare che il Quirinale possa ospitare serate simili a quelle che spesso hanno occupato la sua residenza in Sardegna.

Sergio Mattarella ha portato dignità al Quirinale, una strada già ben tracciata da Giorgio Napolitano. Si potrebbe dire più semplicemente che ha seguito le orme del predecessore. Napolitano d’altro canto avrebbe certamente scelto Draghi come presidente del Consiglio in un momento in cui l’Italia e l’Europa avessero avuto bisogno di un leader dotato di forza e determinazione. Questo merito oggi non si può non riconoscere a Mattarella.

Draghi ha risposto bene ai bisogni economici e politici dell’Italia. E sarà ancora candidabile a presidente alla fine del secondo mandato di Mattarella. Come primo ministro, è in grado di dare all’Ue l’autorevolezza di cui ha bisogno. Una leadership essenziale tanto più ora che Angela Merkel è pronta a ritirarsi. Il contributo di Draghi all’Ue è innegabile. Può continuare a darlo più facilmente da presidente del Consiglio che dal Palazzo del Quirinale.

Con Draghi saldamente alla guida della politica, l’Italia ha l’opportunità di pesare in Europa come non ha mai fatto in passato. Vedremo se sarà in grado di coglierla.

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