Passaporti a prezzi stracciati, voli commerciali e servizi di taxi e albergo. La strategia russa per aumentare il flusso di migranti siriani e iracheni in Europa aumenta la tensione al confine e rischia di compromettere la sicurezza della regione. Tutto grazie alla complicità dell’alleato Bashar al-Assad

Passaporti a 100 dollari per chi vuole lasciare la Siria, a condizioni di essere diretti in Bielorussia. Ma anche altri servizi messi a disposizione per i potenziali migranti. I “pacchetti turistici” fanno parte di una campagna orchestrata dalla Russia, eseguita logisticamente dalla Bielorussia, con l’aiuto dell’alleato Bashar al-Assad, ai danni degli equilibri di Polonia, Lituania e Lettonia, ma anche dell’Europa in generale.

Migranti portati dalla Siria e dall’Iraq sono lo strumento. Solo ieri sono stati registrati circa 599 tentativi di attraversamento del confine dalla Bielorussia alla Polonia. La Guardia transfrontaliera polacca ha avvertito della critica situazione con un messaggio pubblicato su Twitter. Le autorità hanno arrestato nove persone, di cui cinque provenienti dal Libano, tre dall’Iraq e una dalla Siria. A 48 persone è stato ordinato di abbandonare il territorio polacco, mentre tre persone, originarie di Russia, Svezia e Lituania, sono state arrestate per favoreggiamento.

Secondo i dati in mano dell’Unione europea, nella frontiera tra Polonia e Bielorussia ci sono circa 2.000 migranti, rimasti bloccati da lunedì. Il governo di Varsavia ha respinto i tentativi di ingresso al confine, dove le persone cercano di ripararsi dal freddo.

Ylva Johansson, commissaria europea per gli Affari interni, ha detto di vedere “un regime disperato e illegittimo che sta invitando le persone ad arrivare sul loro territorio dicendo che si tratta di un modo facile e sicuro per entrare nell’Ue. Queste persone vengono portate a Minsk, fatte alloggiare in hotel, poi vengono portate alle frontiere, ma da lì non possono più tornare. Non è una crisi migratoria ma una vera e propria aggressione da parte di un regime”.

Il premier polacco Mateusz Morawiecki  ha detto che “è  la prima volta in 30 anni che possiamo dire che la sicurezza e l’integrità dei nostri confini sono così brutalmente attaccate”. La Polonia ha avvertito che la situazione rischia di trasformarsi in un’escalation armata e ha accusato il regime di Minsk di aver provocato intenzionalmente la crisi ai danni dell’Europa. Alcune testimonianze riportate dall’emittente britannico Bbc denunciano il sequestro di telefonini, e la pressione delle autorità bielorusse, per attraversare la frontiera. Per Alexander Lukashenko non è così e, comunque, non intende cambiare strategia.

L’agenzia Associated Press riferisce che alcuni migranti sono volati in Bielorussia tramite voli commerciali e charter dalla Siria, Turchia, Emirati Arabi Uniti e la stessa Russia. A molti è procurato persino un servizio taxi per raggiungere il confine con la Polonia.

Il Cremlino riconosce che la situazione è molto tesa mentre l’Unione europea ha deciso di varare una stretta sui visti per i funzionari del regime bielorusso, e la Germania si è detta disponibile ad inviare agenti della polizia al confine per sostenere Varsavia.

Nicolás de Pedro, senior fellow dell’Institute for Statecraft di Londra, crede che la situazione diplomatica, militare e umanitaria si complicherà nei prossimi giorni: “E quanto più inconsistente e cacofonica sarà la risposta europea, maggiore sarà l’incentivo della Bielorussia per aumentare la pressione nella frontiera (e il dramma umanitario), con la Russia capace di fare pressione su altri fronti, come l’Ucraina o il rifornimento di gas all’Europa”.

De Pedro insiste che non si tratta di un episodio isolato, ma “un movimento in più dentro la spinta strategica che il Cremlino sta pianificando per gli europei, anche se molti non vogliono rendersene conto”. Questa crisi, infatti, coincide (ed è difficile che sia casuale) con un visibile aumento dell’attività militare russa nella frontiera con l’Ucraina.

L’analista invita a ricordare che l’attacco è contro tre membri dell’Unione europea (e alleati della Nato), non contro il governo polacco di turno: “Modulare la risposta in funzione delle simpatie o antipatie è seguire il gioco a chi sta promuovendo questa crisi. La pressione di tutti gli attori europei deve cadere dunque su Minsk e Mosca, non su Varsavia”. “Né Minsk né Mosca hanno alcuna preoccupazione umanitaria – ha concluso -. I migranti sono solo uno strumento. Niente di più”.

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