Le nuove sanzioni del Dipartimento di commercio statunitense rendono molto più difficile l’accesso dell’esercito cinese a tecnologie avanzate. Così gli Usa si muovono per difendere il loro vantaggio nel campo dell’informatica quantistica (e non solo)

Nella corsa verso la supremazia quantistica, gli Stati Uniti prendono di mira la Cina. Il Dipartimento di commercio statunitense ha inserito nella blacklist delle esportazioni dodici gruppi cinesi, otto dei quali sono impegnati nel settore dell’informatica quantistica. La mossa impedisce alle aziende americane di vendergli componenti avanzati e dunque riduce la possibilità che l’Esercito di liberazione popolare se ne possa servire.

L’informatica quantistica è tra i cinque settori strategici in cui gli Usa non possono permettersi di perdere il dominio, secondo la più importante agenzia di controspionaggio del Pentagono, che a ottobre ha lanciato l’allarme riguardo agli sforzi cinesi (legittimi e non) per accedere alla tecnologia statunitense, specie quelle inerenti al calcolo quantistico e all’intelligenza artificiale.

I primi che riusciranno a costruire un computer quantistico efficace e utilizzabile avranno tra le mani una potenza di calcolo così immane da riuscire a infrangere in poco tempo qualsiasi protocollo di crittazione, compresi quelli più avanzati e di impiego militare. In breve, la sicurezza dei dati e delle comunicazioni verrebbe irrimediabilmente compromessa – e i detentori della tecnologia potrebbero contare su una protezione infrangibile.

Aldilà dell’evidente problema della crittazione, il dipartimento del commercio degli Usa ha rimarcato che le componenti americane potrebbero anche favorire il miglioramento delle applicazioni anti-stealth e anti-sottomarino della tecnologia in mano ai militari cinesi. Oltre alla sfera del calcolo quantistico, le nuove sanzioni includono anche aziende attive nei comparti di semiconduttori e dell’aerospazio.

Un rafforzamento di quelle già in atto; era aprile quando il Dipartimento di commercio ha sanzionato altre aziende cinesi ad alta tecnologia tra cui Phytium, sospettata di fornire i “cervelli” dei missili ipersonici cinesi. E come allora, anche stavolta Pechino ha protestato vigorosamente, avvertendo gli Usa che avrebbe preso “tutte le misure necessarie” per difendere le proprie aziende e si sarebbe riservata il diritto di prendere contromisure contro le sanzioni.

Washington ha inserito nella blacklist anche 13 aziende pakistane per attività legate ai programmi nucleari e missilistici e un’azienda giapponese. Inoltre ha aggiunto l’Istituto di Fisica e Tecnologia di Mosca alla lista di “utilizzatori finali militari”, cosa che rende più difficile la vendita di prodotti con applicazioni militari.

“Le azioni di oggi aiuteranno a prevenire l’impiego di tecnologie statunitensi per l’avanzamento militare della Repubblica Popolare Cinese e della Russia”, ha dichiarato la segretaria al commercio Gina Raimondo. “Il commercio globale dovrebbe sostenere la pace, la prosperità e i posti di lavoro ben pagati, non i rischi per la sicurezza nazionale”, ha aggiunto, ribadendo la volontà del Dipartimento del Commercio – e dunque, per estensione, della Casa Bianca di Joe Biden – di impiegare i controlli delle esportazioni per proteggere la sicurezza statunitense.

 

Condividi tramite