Spunti e riflessioni dalla quinta edizione dell’Istanbul Economy Summit che si è tenuto venerdì a Istanbul e ha visto la partecipazione di funzionari, dirigenti e rappresentanti del settore privato della Turchia e di tutto il mondo

Mentre il mondo è alle prese con la minaccia del Covid-19, gli effetti dei cambiamenti climatici continuano a farsi strada, costringendo i Paesi ad accelerare la transizione ecologica. La parola d’ordine è green economy. L’appello è arrivato a margine della quinta edizione dell’Istanbul Economy Summit che si è tenuto venerdì a Istanbul e ha visto la partecipazione di funzionari, dirigenti e rappresentanti del settore privato della Turchia e di tutto il mondo. Il vertice, intitolato Green Economy e durato un giorno, è stato organizzato da una delle principali società di energia rinnovabile turca, la Kalyon PV. “L’Istanbul Economy Summit non ha la pretesa di salvare il mondo – ha detto Abdullah Değer, presidente del comitato esecutivo del vertice – ma pretende di riunire persone che affermano di salvare il mondo”.

LA TURCHIA SI RIALZA CON LE ESPORTAZIONI E IL TURISMO

Mentre la lira è in caduta libera, la Turchia getta le basi per le future sfide. “Per dare un contributo importante alla green economy dobbiamo puntare sui nostri settori chiave: l’esportazione e il turismo”, ha detto l’ex ministro di Stato, presidente del consiglio di amministrazione del vertice, KürşadTüzmen. “Il mondo è ancora lontano dagli obiettivi fissati nell’accordo sul clima di Parigi (l’accordo del 2015, infatti, aveva stabilito che l’unico modo per sopravvivere su questo pianeta fosse rimanere il più vicino possibile a un aumento pari a 1,5 gradi). Nel 2021 non è cambiato nulla – ha detto Tuzmen– le temperature continuano ad aumentare oltre quello che è stato concordato e ora cercheranno nuove misure perché altri paesi non stanno seguendo la pista concordata. La Turchia vuole seguire questa strada (cercare di ridurre le emissioni) e quindi sta cambiando e trasformando le sue industrie per basarle sulle energie rinnovabili e l’economia verde”.

Anche dalla conferenza COP26 delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici a Glasgow, in Scozia, il mese scorso è emerso che “siamo lontani dall’80%” dal raggiungimento di questo obiettivo, ha ricordato Tuzmen. “Se da un lato ci sono i Paesi in via di sviluppo che non sono in grado di raggiungere facilmente una consapevolezza dell’economia verde, dall’altro anche le nazioni sviluppate non hanno rispettato i loro impegni. Possiamo superare questo problema se i paesi si impegnano concretamente”. La Turchia ha due principali forze trainanti, le esportazioni e il turismo, su cui vuole puntare, ha concluso Tüzmen.

LE EMISSIONI DI CO2 NEL MONDO

Ismail Gulle, capo dell’Assemblea degli esportatori turchi (Tim), ha detto che “gli obiettivi orientati al profitto delle economie avanzate sono stati dannosi per l’ambiente ed è fondamentale sviluppare politiche rispettose che mirino a utilizzare le risorse in modo sostenibile, evitando gli sprechi. L’unico mezzo che garantirà il trasferimento senza perdite delle nostre risorse alle generazioni future è l’economia verde. Se esaminiamo i dati, i primi tre Paesi che producono la maggior parte delle emissioni di carbonio sono Cina, Stati Uniti e India che da soli producono più della metà delle emissioni totali. La quota della Turchia nelle emissioni globali è solo dell’1%. Secondo gli ultimi rapporti, se non ci sarà un cambiamento radicale negli stili di vita e nelle abitudini di consumo dei paesi più ricchi del mondo, bisognerà adottare misure molto più drastiche per raggiungere gli obiettivi attuali. Oggi ci sono alcune economie sviluppate che emettono emissioni pro capite più di 2 o 3 volte la media del mondo. Tuttavia siamo arrivati al punto che i Paesi che hanno raggiunto un peso nell’economia globale e che si sono arricchiti sulle fonti fossili, raccomandano improvvisamente la transizione a zero emissioni di carbonio ai Paesi in via di sviluppo. Questo – ha concluso – porta con sé un processo difficile”.

Poi ha parlato dell’accordo di Parigi che la Turchia ha firmato un anno dopo. “La Turchia in ottobre è diventata l’ultimo paese nel gruppo delle principali economie del G20 a ratificare l’accordo di Parigi sul clima, dopo aver chiesto per anni che fosse prima riclassificato come paese in via di sviluppo, il che le darebbe diritto a fondi e aiuti tecnologici”.

LA PANDEMIA COLPISCE LE GENERAZIONI FUTURE

Si è parlato anche dei nuovi equilibri nella catena di approvvigionamento delle risorse interrotta dalla pandemia, di agricoltura digitale e di ecoturismo. Firuz Bağlıkaya, capo dell’Associazione delle agenzie di viaggio turche (Tursab), ha valutato l’impatto del Covid: “l’esperienza degli ultimi due anni ci insegna l’importanza di avere una visione e una strategia comune. Da due anni stiamo attraversando un crisi che invade ogni aspetto della nostra vita, dalla salute alla vita sociale; dalla politica all’economia. Mentre l’epidemia ha colto impreparato il mondo intero, i cambiamenti erano già evidenti in molte aree. Questo ha portato anche a mettere in discussione le prospettive tradizionali e le teorie classiche economiche. Questo processo ha portato anche a grandi trasformazioni e differenziazioni nelle abitudini di gestione e di consumo. La pandemia continuerà a influenzare il nostro mondo, il nostro futuro e il futuro dei nostri figli”.

La transizione ecologica ha due priorità: pari opportunità e digitalizzazione – ha affermato Annemarie Straathof, vicepresidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers), sottolineando che la Turchia ha compiuto passi importanti nella decarbonizzazione. “C’è una crescente consapevolezza del cambiamento climatico che minaccia la nostra salute, ma anche delle opportunità per le imprese e la finanza” – ha aggiunto. “Vogliamo attirare l’attenzione sull’efficienza energetica. Miriamo a ridurre le emissioni totali di gas serra. Il nostro lavoro va di pari passo con l’accordo di Parigi. La crisi climatica è il più grande disastro del nostro secolo e la sua urgenza è certa”.

IL DISASTRO AMBIENTALE DEL LAGO D’ARAL

Ibrokhim Abdurakhmonov, ministro dello sviluppo della Repubblica dell’Uzbekistan ha parlato del disastro ambientale a cui è stato esposto il Lago d’Aral e degli altri drammatici risultati della crisi climatica: “i Paesi dovrebbero prendere lezioni dai disastri naturali. Il futuro richiede un’economia verde, un’industria pulita e cibo sano e sostenibile. Servono azioni congiunte e piani dettagliati per trasformare le minacce in opportunità. L’economia circolare è molto importante, ma deve essere pulita. Abbiamo bisogno di approcci innovativi. Un singolo strumento elettronico ha bisogno di 80 chili di rame. È necessaria un’estrazione pulita. È necessaria una pianificazione chiara e dobbiamo capire dove incanalare i nostri sforzi”.

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