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I black days dell’Austria, tra addii politici e palle di Mozart in bancarotta

Se l’estinzione del cioccolato è prossima, potrebbero gli dèi rinunciare al loro cibo preferito? Se fossero proprio loro i responsabili dei black days austriaci, un nigro lapillo non basterebbe per segnarli tutti. Anzi, la terra degli Asburgo sarebbe solo l’inizio

Il cambiamento climatico provocherà l’estinzione del cioccolato. La siccità è deleteria per la pianta di cacao, che potrebbe scomparire nel giro di trent’anni. Un aiuto potrebbe arrivare dagli Ogm. Ma non c’è Ogm, per ora, che possa salvare i cioccolatini di Salisburgo. È in bancarotta, infatti, l’azienda che produce le Mozartkugeln’, le famose palle di Mozart con marzapane al pistacchio e crema gianduia. Ma non è finita.

Si stanno consumando i black days dell’Austria, con Mozart che, forse, non protegge più il Mozart della politica, ovvero Sebastian Kurz, altrimenti detto “wunderwuzzi”, che, tradotto, equivale a una sorta di taumaturgo o uomo dei miracoli. L’ex cancelliere, dimessosi da capo del governo circa tre mesi fa in quanto coinvolto in una inchiesta legata a corruzione e sondaggi, aveva mantenuto la carica di presidente del Partito Popolare di maggioranza Oevp. Pochi giorni fa, l’annuncio a sorpresa: “Lascio la politica”. Insomma, l’Austria perde il suo wunderkind (enfant prodige), che a soli 35 anni dice addio a una brillante carriera tra i gangli del potere. E, dal momento che i guai non vengono mai da soli, per il Paese si profila un’altra crisi di governo. Il premier Alexander Schallenberg, che si era insediato a settembre, annuncia le sue dimissioni.

Dunque, instabilità politica, aziende in crisi, e, forse, un anatema lanciato dall’alto. Non è ben chiaro, però, quale sia il mittente. Potrebbe essere lo stesso Amadeus. L’addio di Kurz, a cui gli austriaci avevano attribuito il suo ingombrante cognome, lo avrà talmente infastidito da scatenare la sua ira fino a operare un sortilegio nazionale che ha colpito anche le sue… palle. Ora, si attende un magnate americano pronto a salvare i ricchi cioccolatini poveri di calorie (91 al pezzo) per scongiurare la chiusura definitiva dell’azienda e il licenziamento dei 150 dipendenti. Trump non c’è più, per cui non c’è il rischio che possa dire “american chocolate first!”. Col cioccolato, d’altronde, non sembra aver avuto molta fortuna. Una dama con le pedine di cacao che raffiguravano l’ex Tycoon e Putin, pare non abbia avuto l’effetto sperato sul mercato. Infatti, almeno in Italia, il gioco non è più disponibile sul sito di vendite online dove era stato lanciato.

Il cibo degli dei è sempre stato al centro delle contese politiche. Non a caso, si diceva che la nutella fosse di sinistra e il cioccolato svizzero di destra. Poi, ci ha pensato Salvini a scomporre il teorema e a eleggere la crema di nocciole simbolo delle leccornie sovraniste. Sempre Salvini, soleva regalare baci di cioccolato agli avversari che batteva alle elezioni. E non dimentichiamo che il cioccolato doveva uccidere Churchill. Hitler aveva ideato una bomba a forma di tavoletta d’acciaio, ricoperta di pasta di cacao, che conteneva un esplosivo molto potente. Bastava spezzarne una estremità per provocare un’esplosione.

L’intelligence inglese arrivò prima del Fuehrer. Era la prima delusione che gli dava il cioccolato, di cui era molto ghiotto. Ne ingurgitava tanto accompagnandolo con dei biscotti. Questo è quanto riportò anche la regina Maria José di Savoia ricordando il pranzo offerto da Vittorio Emanuele III in onore di Hitler nel 1938. Insomma, i successori dei grandi Asburgo hanno avuto un rapporto alquanto problematico col cioccolato. Non conoscevano il segreto di Sissi. L’imperatrice d’Austria era molto golosa di dolci e non se ne privava mai, ma era ossessionata dalla linea, soprattutto dopo le gravidanze per assicurare l’erede.

La sua strategia era il movimento e la dieta ferrea con gli strappi di torte, creme e tanto cioccolato alla violetta. Sissi lasciò questo mondo nel 1898, quando le palle di Mozart (create a Salisburgo nel 1890 dal pasticciere Paul Furst) erano già abbastanza diffuse, tanto da vincere la medaglia d’oro all’esposizione di Parigi del 1905. Non sappiamo se fossero di suo gradimento. Le biografie non lo riportano. È certo che non adorasse proprio la musica classica e che a Mozart preferisse i canti gitani.

Ma, tornando all’anatema, siamo sicuri che il responsabile sia proprio Amadeus? Le praline che portano il suo nome non le ha mai assaggiate, dal momento che è morto prima del 1890.

E il mistero si infittisce, fino ad arrivare all’Olimpo. Se l’estinzione del cioccolato è prossima, potrebbero gli dèi rinunciare al loro cibo preferito? Se fossero proprio loro i responsabili dei black days austriaci, un nigro lapillo non basterebbe per segnarli tutti. Anzi, la terra degli Asburgo sarebbe solo l’inizio. Ricordiamo i nove anni di pestilenza inflitti agli achei durante la guerra di Troia.

Ironia a parte, ci auguriamo che i giorni neri dell’Austria abbiano la scadenza del Black Friday e senza appendici da Cyber Monday.

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