Appoggiandosi su un paper co-firmato da Giavazzi e Weymuller, consulenti economici dei due leader, chiedono la riforma delle regole di bilancio europee, “troppo opache ed eccessivamente complesse”. Alla vigilia del ritorno del Patto di stabilità, il messaggio al nuovo governo tedesco: no a nuove tasse o tagli draconiani, gli investimenti pubblici servono alla crescita e vanno contabilizzati diversamente

Mario Draghi ed Emmanuel Macron hanno scritto una lettera aperta pubblicata dal Financial Times, per sostenere una nuova politica fiscale europea, meno basata sul rigore e più sulla crescita. Si basa, tra le altre cose, su un paper pubblicato oggi da Francesco Giavazzi, Veronica Guerrieri, Guido Lorenzoni, Charles-Henri Weymuller. Giavazzi è il consulente economico del premier italiano; Guerrieri è professoressa di economia alla Chicago University; Lorenzoni insegna alla Northwestern University in Illinois; mentre Weymuller è il consulente di Macron per la macroeconomia e il commercio.

Il testo si apre così: “L’Unione Europea è stata spesso accusata di fare troppo poco e agire troppo tardi nell’affrontare le crisi. La risposta collettiva alla recessione causata dal Covid-19 non è stata né troppo poco, né è arrivata troppo tardi. Piuttosto, ha dimostrato l’importanza di agire in modo tempestivo e coraggioso”. Tra Next Generation Eu e azione di Bce, Commissione e governi, i due leader lodano l’azione congiunta per affrontare la pandemia.

Non manca l’ottimismo: “La ripresa è ben avviata. L’economia dell’UE non è ancora sulla traiettoria che aveva prima della pandemia, ma è sulla buona strada per tornare ai livelli pre-crisi nei prossimi mesi. Anche le finanze pubbliche sono in via di risanamento: il rapporto debito–PIL nei Paesi dell’UE si è stabilizzato ed è destinato a scendere nel 2022”.

Dopo le note positive, Draghi e Macron elencano le sfide: crescita, investimenti, infrastrutture, digitalizzazione, difesa. E passano al punto centrale: serve una riforma delle politiche di bilancio, dopo la sospensione (temporanea) del Patto di stabilità. Non mancano le critiche alle regole attuali, “troppo opache ed eccessivamente complesse”, e che limitano l’azione dei governi durante le crisi, lasciando tutte le responsabilità alla politica monetaria della banca centrale.

“Non c’è dubbio che dobbiamo ridurre i nostri livelli di indebitamento. Ma non possiamo aspettarci di farlo attraverso tasse più alte o tagli alla spesa sociale insostenibili, né possiamo soffocare la crescita attraverso aggiustamenti di bilancio impraticabili. Piuttosto, la nostra strategia è quella di mantenere sotto controllo la spesa pubblica ricorrente attraverso riforme strutturali ragionevoli. Così come non abbiamo permesso che le regole ostacolassero la nostra risposta alla pandemia, allo stesso modo non dovranno impedirci di intraprendere tutti gli investimenti necessari.”

Un modo indiretto per dire: togliamo gli investimenti pubblici dal conto delle spese? “Le nuove proposte meriteranno una discussione approfondita, non offuscata da ideologie. L’imminente presidenza francese del Consiglio dell’UE avrà come obiettivo lo sviluppo di una strategia condivisa e completa per il futuro dell’Unione.”

Condividi tramite