Il modo in cui è stata affrontata negli ultimi mesi la pandemia e il cambio di intitolazione di un complesso scolastico sono due vicende che rappresentano come il vivere non può ridursi a qualcosa di prefissato e in ogni caso sotto controllo. L’intervento di Raffaello Morelli e Pietro Paganini, Competere

Due vicende dell’ultima settimana costituiscono una conferma ulteriore di quanto sia complicato ma al tempo stesso decisivo, gestire l’insegnamento e l’informazione. Una è quella del complesso scolastico statale Rina Monti Stella di Pallanza, intitolato oggi al Generale Cadorna (capo dell’esercito nella prima guerra mondiale, anche lui di Pallanza) e che preside e collegio docenti chiedono al ministero di intitolare a Gino Strada (medico milanese fondatore di Emergency, deceduto ad agosto scorso). L’altra è il modo in cui è stata affrontata negli ultimi mesi la pandemia Covid-19, dando rassicurazioni per tranquillizzare e così ritardando interventi più efficaci se fatti prima.

Raffaele Sisto, preside della scuola e consigliere comunale del Pd, ha promosso l’iniziativa perché: “La strategia di Cadorna produsse massacri evitabili; la sua disciplina militare al limite della disumanità, è l’aspetto che lo rende distante ai principi educativi del nostro tempo. La figura di Gino Strada è più in sintonia con i valori che oggi vuole trasmettere la scuola” ed inoltre perché “qui le ideologie non c’entrano proprio nulla. Gino Strada è stato un italiano che ha tenuto alto il nome del nostro Paese fondando Emergency, portando cure mediche nei contesti più difficili, salvando vite umane in mezzo ai bombardamenti. Un esempio che può ispirare i ragazzi”.

In cinque brevi periodi sono concentrati giudizi che non fanno onore ad un educatore. Uno, ignorano la legge (la 1188 del 1927 prevede che “nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni”, tranne che per persone della famiglia reale, per i caduti in guerra o per la causa nazionale). Due, sono ipocriti siccome la pratica militare di Cadorna è nota da un secolo e si accorgono solo ora all’improvviso della lontananza dai valori educativi attuali. Tre (il vero vulnus educativo), fanno propaganda ideologica, additando quale esempio per i giovani un personaggio come Strada.

Dal 1994 ha raccolto una valanga di fondi privati per esercitare  l’aiuto medico internazionale in condizioni senza dubbio difficili, ma ogni volta schierandosi contro Israele, contro gli Stati Uniti, contro gli occidentali e a favore di una sequela di dittatori, divenendo così un’icona della Tv del pacifismo buonista e antimilitarista (utile per la raccolta). Quattro, trasmette l’idea che la scuola pubblica debba ispirare i ragazzi non formandoli all’esercizio dello spirito critico bensì al venerare il conformismo del dover essere secondo i valori della sinistra cattolica (tipico esempio di religiosità utopica).

C’è poi la seconda vicenda istruttiva. Cioè il difetto nella strategia comunicativa adottata nella campagna vaccinale Covid-19, quello di attendere il maturare dello spavento prima di introdurre restrizioni per arginare il contagio. In realtà gli interventi non devono modellarsi sulla situazione del momento bensì su quella prevista. Per questo, non si doveva confondere la situazione dell’estate con quella dell’inverno. Era già noto (anche prima della variante Omicron) che il vaccino e le restrizioni nei comportamenti di relazione ormai in uso, sarebbero stati sufficienti con la stagione calda, ma non lo sarebbero stati all’arrivo del freddo.

Si è sperato il contrario ed ora ci ritroviamo con i contagi che superano quelli di un anno fa e stanno crescendo (il contrario di allora). Ancora si vuol dire che le cose vanno meglio perché oggi ci sono meno ospedalizzati (un quinto) e questo consente la tenuta ospedaliera e dunque un sistema di vita vicino alla normalità. Ma finora. Perché tra non molto i vaccini continueranno a ridurre gli effetti ma saranno necessarie ulteriori restrizioni per arginare il contagio.

Il che avrebbe richiesto almeno anticipare due scelte. In via strutturale, affrontare su larga scala il tema ventilazione negli ambienti chiusi (poiché è certo scientificamente che il contagio da Covid19 opera con  un sistema aerosol). In via immediata, seguendo in modo rigido gli indicatori di cui già disponiamo, quello del numero complessivo dei contagi nazionali (non oltre i quattromila al giorno) e quello dell’indice di contagiosità (lo Rt non superiore  ad uno) ambedue superati da due mesi, rispettivamente un po’ dopo e un po’ prima. Indicatori riferiti ma non rispettati nel significato.

Le due vicende sono istruttive perché mostrano che il vivere non può ridursi a qualcosa di prefissato e in ogni caso sotto controllo. Sia la scuola che i mezzi di comunicazione sono strumenti essenziali per vivere meglio. La scuola nel formare per affrontare i nodi della realtà esercitando ciascuno la funzione critica. I mezzi di comunicazione  per fornire ai cittadini le notizie e renderli così sempre attenti a quanto si profila. Dunque l’una e gli altri devono evitare di impantanarsi nei sogni ideologici e conformisti, che cancellano la libertà.

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