Il governo ha deciso che l’Esa gestirà 1,3 miliardi di euro di fondi del Pnrr destinati all’Italia. Secondo il rappresentante alle Organizzazioni internazionali di Parigi è una “decisione storica che proietta il nostro Paese in una dimensione e in un ruolo di assoluta rilevanza”. La presidenza Ocse nel 2022? “Sarà in continuità con il G20”

A distanza di 12 anni dall’ultima volta, nel 2022 l’Italia tornerà a presiedere la riunione del Consiglio ministeriale dell’Ocse, guidando la riflessione fra i 38 Paesi membri dell’organizzazione che riunisce le economie di mercato più avanzate del pianeta sulle principali sfide di carattere globale e sulle linee di azione più appropriate per affrontarle.

“Chi pensava che il G20 fosse parentesi isolata dovrà ricredersi: c’è un’importante azione italiana nel contesto multilaterale”, spiega Antonio Bernardini, rappresentante permanente d’Italia presso le organizzazioni internazionali a Parigi (tra cui l’Ocse e l’Agenzia spaziale europea) in un’intervista con Formiche.net in vista della XIV Conferenza degli ambasciatori, un appuntamento di coordinamento della diplomazia italiana.

Quali sono le priorità sull’agenda italiana per la presidenza Ocse?

Innanzitutto vorrei sottolineare che siamo molto contenti della decisione assunta dagli altri Paesi Ocse di affidarci la presidenza. Questo appuntamento si inserisce in un periodo di importante visibilità internazionale dell’Italia, con il G20 di quest’anno e il G7 del 2024. Ci sarà continuità anche tematica continuando il lavoro avviato con la Presidenza G20, coordinando le nostre iniziative con quelle della presidenza indonesiana e del G7 a guida tedesca. Sicuramente ci sarà forte attenzione alle sfide generazionali e quindi ai cambiamenti climatici e alle politiche per i giovani, due aspetti fortemente collegati fra loro.

E la questione della ripresa, economica ma non soltanto, dalla pandemia Covid-19?

La presidenza italiana si inserisce in un quadro in cui l’effetto della pandemia è ancora molto forte e sarà dunque necessaria una riflessione sulle politiche economiche guardando agli scenari futuri. Abbiamo visto una reazione molto forte da parte dei Paesi del mondo, che hanno messo a disposizione risorse di dimensioni mai visti prima per affrontare la pandemia ma anche la sfida epocale dei cambiamenti climatici richiede sforzi considerevoli. Siamo davanti a trasformazioni in tempi rapidi che richiedono investimenti e capacità di mobilitare risorse private. In questo senso, l’Ocse rappresenta una perfetta sede di dialogo e discussione sulle politiche da adottare.

Veniamo a uno dei temi centrali della missione che lei guida, lo Spazio. Il Comitato interministeriale per le politiche relative allo spazio ha deciso che l’Agenzia spaziale europea (Esa) gestirà 1,3 miliardi di euro di fondi del Pnrr per lo spazio destinati all’Italia. Può rassicurare sul fatto che la guida rimarrà italiana?

La guida rimane assolutamente italiana. Si tratta di una decisione storica, perché proietta il nostro Paese in una dimensione e in un ruolo di assoluta rilevanza nelle politiche spaziali europee. In questo modo, diventiamo il primo contributore dell’Esa, con un ruolo di leadership in alcuni settori, come quelli cruciali dell’osservatore della Terra e dei lanciatori. Una decisione molto apprezzata dagli altri Paesi, tanto che alcuni, come Spagna e Portogallo, si apprestano a seguire il nostro esempio.

Quindi non bisogna temere la perdita di risorse?

Nient’affatto. Anzi, credo che la decisione possa fare da moltiplicatore per le capacità dell’Italia, siamo dal punto di vista industriale sia da quello economico.

Quanto è fondamentale il contesto europeo per le ambizioni spaziali dell’Italia? Detto più volgarmente: l’Italia potrebbe farcela da sola?

Credo che una visione realistica della dimensione dello Spazio porta a concludere che non c’è alcun Paese europeo che può farcela da solo. La dimensione europea è quella giusta per inquadrare questo settore e gli investimenti da fare in attività economiche e scientifiche di grandissimo rilievo. Data la dimensione di questa sfida, l’alternativa tra nazionale ed europeo è una falsa alterativa. Meglio parlare di sinergie tra gli interessi nazionali (a partire da industrie e capacità) e il contesto europeo.

La lotta alla corruzione è in cima all’agenda dell’amministrazione statunitense guidata da Joe Biden e la rappresentanza che lei guida si occupa anche del Gruppo d’azione finanziaria Internazionale. Che ruolo può avere l’Italia nel contrasto a riciclaggio, finanziamento del terrorismo e proliferazione delle armi di distruzione di massa?

Questi aspetti sono centrali nell’azione internazionale dell’Italia. Abbiamo visto anche durante la pandemia quanto questi aspetti siamo importanti. Inoltre, la lotta alla corruzione è una priorità anche in molte economie emergenti, dove la corruzione è un ostacolo tanto allo sviluppo economico quanto a quello democratico. Continueremo a essere attivi su questi fronti e il fatto che altri Paesi ci pongano un forte enfasi non può che essere benvenuto e trovare sostegno da parte nostra.

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