Giulio Sapelli, storico ed economista, racconta il ritorno sullo scacchiere internazionale delle potenze medie, dal Medio Oriente petrolifero alla Russia in cerca di mercati energetici europei. Che rischia di abbandonarsi a un abbraccio letale, anche per l’Italia

“L’America è stata conquistata in Germania”: così affermava William Pitt in un intervento ai Comuni nel 1761, nel pieno di quella “Guerra dei Sette Anni” definita da Winston Churchill come la “Prima guerra mondiale” perché fu combattuta da tutte le grandi potenze europee del tempo nel Nord America, in India e nelle Antille.

In quella sanguinosa guerra la Francia perse i suoi domini in India e in Canada e il Regno Unito si affermò come potenza marittima destinata a dominare il mondo sino alla Prima Guerra Mondiale, mentre la Prussia assurse al ruolo di grande potenza terrestre nel Vecchio Continente. Un ruolo che ha mantenuto sino a oggi, anche se ha perso tutte le guerre.

La frase di Pitt mi ritorna continuamente in mente, ora che sta per terminare questo anno pandemico in cui anche i rapporti di potenza sono stati e sono sottoposti a un’accelerazione inusitata. E oggi come allora è l’Europa a determinare che cosa può accadere geopoliticamente in quello che è il plesso fondamentale della storia mondiale futura: l’Indo-Pacifico.

Lì si delineerà e giocherà la contesa militare tra ciò che rimane del vecchio Commonwealth, gli Usa e la Francia. Ma in Europa si scriverà ancora, come sempre, il futuro mondiale e quindi non solo del vecchio continente. Lo si scriverà in una forma determinata dal rapporto che tutti gli stati europei e in primis la Germania sapranno instaurare con la potenza che bagna un suo piede nel mare caldo del Lago Atlantico Mediterraneo e un altro suo piede nelle acque fredde dell’Indo-Pacifico: la Russia.

Essa domina ancora l’Heartland, anche se, dopo la fine dell’ Urss, con la ricerca dell’egemonia in compartecipazione con la Mongolia (di cui si sottovaluta sempre il ruolo strategico) e gli antichi Stati sovietici dell’Asia Centrale. In essi gli Usa – con la ritirata dall’ Afghanistan – rischiano di essere quel fattore d’instabilità nelle relazioni internazionali iniziato nel 2003, con la guerra dell’Iraq e la divisione che si produsse tra le potenze europee con il rifiuto della Francia e della Germania di seguirli.

In questa fibrillazione geopolitica le potenze medie possono svolgere un ruolo importante di mediazione e di individuazione del punto di crisi fondamentale della situazione internazionale: questo punto oggi è costituito dall’ aggressività cinese. Pensiamo per esempio alle potenze ibride sunnite. In una situazione di dominio stabile sul piano internazionale esse non potrebbero esercitare il ruolo internazionale che oggi svolgono grazie al loro enorme reservoir energetico che dà loro una forza impensabile un secolo.

La loro forza deriva dal fatto che esse sono le potenziali alternative al “ruolo energetico russo” di potenza. Ma il ruolo energetico russo ha bisogno dell’ Europa per far sì che la stessa Russia continui a svolgere quel ruolo euroasiatico che è stato ed è ancora oggi l’essenza del potenziale equilibrio mondiale possibile e non solo del dominio prima zarista e poi  sovietico e oggi russo, post zarista e post sovietico. Un equilibrio possibile solo se la Russia non finisce definitivamente nelle braccia della Cina. Una Cina che si avvia a un futuro di crisi e di debolezza economica e proprio per questo è sempre più pericolosa sul piano militare.

Per questo una possibile azione coordinata della Germania e della Francia e dell’Italia ritorna a essere decisiva, purché le loro politiche internazionali trovino quella mediazione sempre più necessaria tra relazioni atlantiche e relazioni inter-europee. Nel ruolo di mediazione internazionale di queste tre nazioni centrali nella storia europea del secondo dopoguerra risiede la possibilità di creare un nuovo concerto di tutte le medie e grandi potenze che salvaguardi la pace mondiale isolando diplomaticamente la Cina.

L’essenza della questione rimane quella di sempre, sin dal Seicento. La pace in Europa e, oggi, in Europa e nel mondo, è perseguibile solo se tra la Russia e le nazioni confinanti con essa si crea una situazione di neutralità attive e operanti. Per questo l’Italia può svolgere, nel concerto europeo, un ruolo fondamentale a fianco degli Usa e della Francia e della Germania.

Così da impedire che la Russia si senta accerchiata e si volga a trasformare il suo ruolo euroasiatico in un sistema di alleanze con quelle pericolose  potenze revisioniste che sono la Turchia e l’Iran: la Cina ne trarrebbe un vantaggio incomparabile e incolmabile. Il ruolo italiano in questo scenario può essere di nuovo decisivo.

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