Pagamenti con carte, bitcoin e altre forme di monete digitali. Un esame delle politiche economiche è un primo passo per orientarsi nel “nuovo medioevo monetario”. Il secondo passo è un attento esame delle regolazioni bancarie e di quelle attinenti alla valute “innovative”. Ecco perché secondo Giuseppe Pennisi

Quando nell’agosto 1971, gli Stati Uniti decisero di recidere il legame tra la loro moneta e l’oro (al prezzo convenuto a livello internazionale di 14 dollari l’oncia), a Washington i dipendenti di Fondo Monetario e Banca Mondiale e a New York quelli delle Nazioni Unite fecero la prima (ed ultima) manifestazione: un’assemblea nei cortili dei palazzi delle sedi centrali. Chiedevano che i loro stipendi venissero denominati in Diritti Speciali di Prelievo (Dsp, un paniere di valute gestito dal Fondo Monetario) invece che nel greenback americano di cui avevano perso fiducia da un giorno all’altro: i dipendenti di Banca Mondiale e delle Nazioni Unite non ottennero nulla, quelli del Fondo un piccolo aumento (denominato in dollari),

Sono passati cinquant’anni. Allora, la fine del nesso tra dollaro e metallo giallo provocò una crisi che durò alcuni anni prima che il sistema monetario internazionale trovasse un assetto, oggi siamo tornati a quello che alcuni chiamano “il nuovo medioevo monetario” e pare che siamo tutti tranquilli. Sino a quando, come nel 2008, si perde fiducia in un mezzo di pagamento, di riserva e di unità di conto, come erano diventati, negli Stati Uniti, i titoli di mutui immobiliari.

Stiamo andando verso una cashless society in cui le transazioni vengono sempre meno effettuate in moneta contante e sempre più con carte di credito e di debito (anche con l’incoraggiamento di Governi a fini anti-evasione). La percentuale di americani che preferisce pagare con carta piuttosto che in contanti è passata del 27% del totale nel 2016 al 18% nel 2020. Le carte sono utilizzate soprattutto dalla fascia d’età tra 25 e 34 anni mentre i contanti da chi ha più di 65 anni, oltre che dalla criminalità e dagli evasori. Per favorire gli anziani e le loro abitudini, diversi Stati dell’Unione hanno legiferato l’obbligo che negozi e supermercati accettino contante (che stava andando in disuso anche perché più facile preda di ladri grandi e piccoli). Un indicatore della preferenza del contante da parte di criminali ed evasori proviene da uno studio della Banca Federale di San Francisco da cui risulta che sono in circolazione più banconote di 100 dollari che di un dollaro.

Tutto questo può apparire folclore di una società in transizione. C’è, però, un sottostante importante: i pagamenti effettuati con carte non sono emessi da un unico emittente in monopolio (come la banca centrale) ma da una pluralità d’emittenti (le banche a cui le carte sono collegate). Ad essi, si aggiungono le monete digitali (come i bitcoin e le varie altre forme di monete digitali). Per questo si parla di “nuovo medioevo monetario”.

Non mancano voci che temono che prima o poi il castello crolli. Neil Buchanan, che insegna sia economia sia diritto all’Università della Florida ed è anche un noto commentatore su quotidiani internazionale, dal 2013 ripete che “il sistema monetario si regge su un atto di fede”. George Selgin del liberista Cato Institute sottolinea che “il denaro (contante, digitale, carte, ecc.) è un’istituzione sociale il cui valore dipende da quanti decidono di usarlo e come”. Altri guardano alla storia economica per sostenere che sistemi plurimi in cui alla moneta ufficiale si affiancano emissioni di altra natura: nel libro “Debt: the first 500° years” David Graeber racconta che nel Celeste Impero ai tempi della dinastia Song (960- 1279) esistevano “titoli di debito” utilizzati come strumento di transazione e di riserva, oltre che unità di conto.

Come aggirarsi in questo labirinto? In ultima istanza, il valore del bene sociale moneta dipende dalla politica economica dello Stato in cui viene emessa: basta guardare in che situazione è la lira turca.

Quindi, un esame delle politiche economiche è un primo passo per orientarsi nel “nuovo medioevo monetario”. Il secondo passo è un attento esame delle regolazioni bancarie e di quelle attinenti alla valute “innovative”.

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