Firmata l’intesa per la partecipazione dello Stato ebraico al programma Orizzonte Europa. È la conferma di una svolta nelle relazioni dopo l’era Netanyahu. Ma 60 europarlamentari protestano con Borrell

Israele avrà, anzi continuerà ad avere, lo stesso status dei 27 Stati membri dell’Unione europea all’interno del programma Orizzonte Europa dedicato agli investimenti in innovazione e ricerca. Nelle scorse settimane è stata firmata l’estensione dell’accordo sul programma, che sarà in vigore fino al 2027 e rappresenta il più ricco piano di ricerca al mondo con un bilancio di 95,5 miliardi di euro.

“L’accordo di oggi permetterà a scienziati, innovatori e ricercatori israeliani ed europei di continuare a lavorare insieme sulle soluzioni di domani attraverso tecnologie all’avanguardia”, ha dichiarato Orit Farkash-Hacohen, ministro israeliano della sScienza, della tecnologia e dello spazio. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, Israele è il terzo Stato in termini di partecipazione al programma, e tra i più performanti. La commissaria europea Mariya Gabriel ha definito Orizzonte Europa la “forma più stretta di cooperazione dell’Unione europea con i Paesi non europei”.

E il lavoro con Israele è “vantaggioso per tutti”: “Israele ottiene l’accesso probabilmente alla più grande rete di ricerca internazionale e a nuove opportunità di mercato; l’Unione europea e il programma Orizzonte Europa beneficiano dell’eccellenza scientifica di Israele e della sua capacità di innovazione di prim’ordine . La cooperazione con Israele ha portato a scoperte nella biotecnologia, nelle tecnologie legate al cambiamento climatico, nel trasporto più sicuro, nella scoperta di nuovi farmaci e in molti altri settori”, ha aggiunto in occasione della firma sull’intesa con Haim Regev, ambasciatore israeliano all’Unione europea.

L’accordo rappresenta un passo avanti nelle relazioni tra Israele e l’Unione europea, favorito dalla partecipazione del ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid a un pranzo di lavoro con gli omologhi europei a luglio. Come notavamo su Formiche.net, in cima alla sua agenda c’erano il riavvio del Consiglio di associazione Ue-Israele, che non si riunisce dal 2012, la partecipazione al programma culturale Europa Creativa (che vale 1,46 miliardi di euro) e a quello scientifico Orizzonte Europa (a cui Israele ha partecipato a lungo), il coinvolgimento nell’Europol per collaborare sulla sicurezza.

In quell’occasione il Jerusalem Post sottolineava che nella mente di Lapid c’era anche qualcosa di “non meno importante per lui: vuole rimarcare che Israele è una democrazia liberale e metterla in linea con le altre democrazie in Europa”. Si tratta, ha notato il quotidiano israeliano, “di un cambiamento per la politica estera” dello Stato ebraico, dopo il feeling tra l’ex primo ministro Benjamin Netanyahu e i leader delle cosiddette “democrazie illiberali” dell’Est Europa, a partire dall’ungherese Viktor Orbán.

Dopo le contraddizioni di Orizzonte 2020, con i primi tre Paesi per finanziamenti ricevuti che erano tutti extra Ue (Israele, Regno Unito e Svizzera), ora l’Unione europea ha deciso di cambiare alcuni dettagli. Per Orizzonte Europa, Israele dovrebbe versare almeno 2,5 miliardi di euro, dopo aver ricevuto 360 milioni di euro in più rispetto al suo contributo nel caso di Orizzonte 2020.

Dall’accordo tra Israele e Unione europea sono rimasti fuori Cisgiordania, Gerusalemme Est e alture del Golan, come da politiche di Bruxelles.

Ciò non è bastato però a 60 europarlamentari che hanno inviato una lettera a Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Parlando di “apartheid e persecuzione” di Israele sui palestinesi e citando casi come quello dello spyware Pegasus, “esortiamo la Commissione europea a riconsiderare e congelare la partecipazione di Israele a Orizzonte Europa, finché Israele non garantirà il rispetto dei suoi obblighi di diritto internazionale nei confronti dei palestinesi”.

Prima firmataria è l’italiana Rosa D’Amato, seguita da altri che come lei hanno lasciato il Movimento 5 stelle per entrare nei Verdi, dal vicepresidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo, anch’egli eletto tra i pentastellati ma attualmente tra i Non iscritti, e da alcuni esponenti social-democratici come l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

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