Uno studio dell’Università di Houston, a prima firma di Pietro Milillo e reso possibile dai satelliti dell’Asi, ha trovato prove di un rapido arretramento di alcuni ghiacciai nell’Antartide. È l’indicatore di una possibile instabilità che potrebbe causare un aumento catastrofico del livello delle acque di oltre un metro

Un ghiacciaio in Antartide, situato in un’area nota come Mare di Amundsen, sta arretrando di 11,7 km all’anno. La scoperta è una delle molte riportate in un nuovo studio dell’Università di Houston che ha coinvolto esperti dell’Università della California Irvine e un team di scienziati di agenzie spaziali internazionali, tra cui la NASA, l’Agenzia aerospaziale tedesca (Dlr) e l’Agenzia spaziale italiana (Asi).

L’arretramento record “è stato osservato durante un periodo di 3 mesi su un ghiacciaio chiamato Pope”, spiega Pietro Milillo Assistant Professor dell’ateneo di Houston e primo autore dello studio pubblicato su Nature Geosciences. “Grazie alla nuova generazione di satelliti RADAR siamo stati in grado di osservare i ghiacciai Pope, Smith e Kohler nell’Antartide occidentale, [che] negli ultimi anni hanno mostrato tassi di arretramento più rapidi del previsto”.

Il ritiro del ghiacciaio è stato rivelato da satelliti lanciati dall’Asi e dalla Drl. Utilizzando una metodologia chiamata interferometria radar ad apertura sintetica ad altissima risoluzione, gli scienziati hanno potuto monitorare i ghiacciai nel corso degli anni e misurare il modo in cui la superficie del suolo si è spostata tra le diverse acquisizioni satellitari. Queste osservazioni frequenti sono “fondamentali per comprendere le dinamiche a breve termine di un ghiacciaio”, ha detto Milillo.

“Prima dovevamo aspettare diversi anni per recuperare dati utili e potevamo osservare solo gli arretramenti dei ghiacciai a lungo termine, nel corso di decine di anni. Ora possiamo esaminare gli arretramenti su base mensile e siamo in grado di acquisire un nuovo livello di dettaglio che aiuterà a migliorare i modelli dei ghiacciai e a sua volta perfezionare o stimare l’innalzamento del livello del mare”.

Attraverso le immagini satellitari gli scienziati misurano i cambiamenti di elevazione della grounding line, l’area del ghiacciaio in cui il ghiaccio passa da ancorato a galleggiante, e valutano il loro ritiro su base bisettimanale. Ma i modelli numerici della calotta glaciale sono ancora incompleti, dunque questi modelli potrebbero sottovalutare la velocità con cui i ghiacciai si stanno sciogliendo.

Queste nuove tecniche hanno consentito agli scienziati di notare che lo spostamento della grounding line indotto dalle maree può essere dell’ordine di diversi chilometri. Così si è scoperto che il ghiacciaio Kohler, ritenuto essenzialmente fermo, in realtà si sta ritirando e migra periodicamente per via delle maree. “Al ritmo attuale, i ghiacciai Smith e Kohler si uniranno entro i prossimi 15 anni”, spiega Milillo. “Questa unione collegherà le cavità della parte galleggiante (ice shelf) dei ghiacciai e cambierà la circolazione oceanica sotto il Dotson ice shelf.”

I ghiacciai Pope, Smith e Kohler controllano un’area di drenaggio con un volume di ghiaccio equivalente a 6 centimetri di innalzamento globale del livello del mare. Una cifra contenuta, quindi il rischio che questo settore dell’Antartide causi un rapido innalzamento del livello del mare è basso. Tuttavia, i processi fisici che guidano la loro ritirata sono gli stessi che operano sulle vicine Thwaites e Pine Island, le cui riserve di ghiaccio possono provocare un innalzamento globale di 1,2 metri e destabilizzare il resto dell’Antartide occidentale. Uno scenario critico, che impatterebbe qualsiasi città costiera del globo e sconvolgerebbe l’equilibro di interi ecosistemi.

Condividi tramite