Dal lato politico, dal profilo delle leadership, dal punto di vista istituzionale; su tante cose sono in contraddizione, su molte c’è dibattito, su tante c’è attesa. Ma, attenzione, non sulla comunicazione. Su quella, sono d’accordo. #Tutti. L’analisi di Martina Carone, Quorum/YouTrend e docente di Analisi dei media all’Università di Padova

Diciamolo: che i social media avessero da tempo assunto un rilievo pari a quello dei media tradizionali ce ne eravamo accorti tutti. Da tempo l’opinione pubblica attenziona i tweet e i post esattamente come fa con le dichiarazioni stampa e le agenzie, e i video pubblicato su Facebook et similia riescono ad avere ormai la stessa rilevanza di una intervista su altri media. Non stupisce quindi il clamore che oggi ha suscitato quella che in molti han definito una nuova forma di comunicazione politica digitale, attirando critiche e catalizzando il dibattito: il tweet, identico in ogni parola, condiviso in contemporanea da Conte, Letta e Speranza a seguito dell’incontro tra i tre leader in materia di accordi quirinalizi. Una mossa che a molti può sembrare irrilevante, e che invece contiene alcuni livelli di interpretazione.

In primis, possiamo trovare elementi interessanti dal punto di vista politico; il tweet congiunto è stato letto da molti come un primo passo verso un legame sempre più stretto tra Pd, M5S e LeU, e ci racconta di un percorso comune in cui, paradossalmente, non è il testo del tweet a fare da padrone, ma il fatto che il contenuto sia stato (presumiamo, senza troppo timore di sbagliare) al centro di una dialettica tra i tre e i loro responsabili della comunicazione. Questo tweet diventa, quindi, il simbolo di un tentativo di impostare una strategia di comunicazione congiunta e coordinata; eppure, il tema della comunicazione è stato al centro di alcune delle più acute criticità dell’allora presidente del Consiglio Conte, al punto che tra i detrattori c’è anche chi ha definito questa mossa una “casalinata”. Quasi a sottolineare come questa mossa si traduca in una adesione, da parte di Letta e Speranza, ad alcune pratiche di comunicazione considerate eccessive.

In secondo luogo, nonostante le intenzioni, il contenuto crea più straniamento che sensazione di solidità; dal punto di vista del posizionamento dei singoli leader, ha senso che tre leader dicano esattamente la stessa cosa, con lo stesso tono di voce, al punto tale da annullarsi e da diventare irrilevante la fonte della comunicazione e la persona che pronuncia un messaggio politico? Inoltre, dal punto di vista strategico evidentemente questa mossa si propone cioè di far emergere una visione comune, un’idea condivisa, un progetto in prospettiva. Eppure, non avendo un contenuto forte quando il contenitore (ad esempio, un nome), sembra restare una banale dichiarazione di intenti; l’obiettivo era mostrare unità, ma il risultato è goffo e debole. Nice try, direbbero gli utenti di Twitter.

Da ultimo, a voler avere uno sguardo più ampio, questo episodio ci dice molto sulle nuove tendenze (positive o negative) riguardo le tecniche di comunicazione; per affidarsi a una comunicazione condivisa, ormai Twitter is the new Ufficio Stampa, 280 caratteri is the new dichiarazione al TG1. Una grande occasione, che però incontra un limite: gli italiani, su twitter, ci sono ma sono pochi, pochissimi. Circa 4 milioni. E di questi, probabilmente sono pochi quelli a cui interessa particolarmente un tweet dal contenuto fumoso condiviso in contemporanea da tre leader che devono ancora capire bene come coordinarsi tra loro. Dal lato politico, dal profilo delle leadership, dal punto di vista istituzionale; su tante cose sono in contraddizione, su molte c’è dibattito, su tante c’è attesa. Ma, attenzione, non sulla comunicazione. Su quella, sono d’accordo. #Tutti.

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