I tre giudici hanno confermato la decisione del ministro dell’Immigrazione: il campione deve lasciare il Paese. Con questa motivazione: la sua presenza, e ancor più un’eventuale vittoria, galvanizzerebbe i movimenti no-vax, creando un danno alla salute pubblica. Ma per gli avvocati del tennista, sarà l’espulsione ad avere questo effetto

Novak Djokovic non è riuscito a convincere i tre giudici australiani della Corte Federale: sarà espulso. La motivazione principale? Sarebbe diventato un’”icona” per i no-vax, e la sua posizione contro i vaccini avrebbe creato un danno alla salute pubblica del Paese.

I quotatissimi avvocati che lo difendevano, guidati da Nicholas Wood, hanno sostenuto che qualsiasi sentimento no-vax introdotto nella comunità (in Australia hanno un rapporto teso con chi viene da fuori, dalle piante infestanti agli immigrati) da quando il campione è atterrato in Australia è invece frutto della decisione del governo di cancellare il suo visto. Il 34enne non è vaccinato, è vero, ma il suo legale ha ribadito che non ha cercato il sostegno dei no-vax né è stato associato al movimento, né ci sono prove che la sua presenza lo abbia fomentato.

L’avvocato dello Stato Stephen Lloyd ha replicato così: il fatto che Djokovic non sia vaccinato a due anni dall’inizio della pandemia e abbia ripetutamente ignorato le misure di sicurezza – compreso il mancato isolamento mentre era positivo lo scorso dicembre – è una prova sufficiente delle sue opinioni.

“Ha scelto di non essere ascoltato come testimone in questo procedimento. Avrebbe potuto mettere le cose in chiaro. Non l’ha fatto, e questo ha delle conseguenze”, si legge nella deposizione scritta del governo. Che sottolineava anche una serie di proteste che si sono scatenate dall’arrivo di Djokovic in Australia. “Il Commonwealth non dovrebbe essere obbligato a subire la presenza di uno straniero per paura di ciò che potrebbe accadere se fosse rimosso”.

La decisione presa dal collegio dei tre giudici sarà molto difficile da impugnare per entrambe le parti. Djokovic ora rischia l’espulsione immediata e un divieto di tre anni dall’Australia. L’alternativa sarebbe un ricorso all’Alta Corte, ma ciò richiederebbe troppo tempo: nel frattempo dovrebbe lasciare il Paese e non potrebbe giocare il torneo in corso, dopo averne vinti nove negli scorsi anni.

Tutto parte dalla decisione del ministro dell’immigrazione Alex Hawke di usare i suoi ampi poteri per cancellare il visto di Djokovic venerdì scorso, dopo che il tennista aveva vinto in tribunale all’inizio della settimana.

“Gli atleti famosi sono usati continuamente per promuovere idee e cause. Il suo legame con una causa, che lo voglia o no, è comunque presente”, ha detto Lloyd. Il rischio di emulazione degli australiani, secondo il governo, era troppo alto. E se poi avesse vinto il torneo, l’effetto di galvanizzazione dei movimenti no-vax sarebbe stato dirompente.

Di sicuro, quasi 100mila persone si sono sintonizzate sullo streaming dalla Corte Federale per seguire l’udienza, oltre ai miliardi di persone che nel mondo seguono questo caso da quando è iniziato.

Gli avvocati di Djokovic hanno ribattuto che la decisione del ministro è basata su commenti che il tennista ha fatto nel 2020 e che non c’è stato alcun tentativo da parte del governo di capire le sue attuali opinioni sulle vaccinazioni anti-Covid. Non solo: “il governo non ha presentato alcuna prova che la presenza di Djokovic galvanizzerà la comunità no-vax, anzi la sua espulsione non farà che aiutarla”.

Il ministro, per motivare il “pericolo sociale”, ha sostenuto che la presenza del campione serbo avrebbe scatenato manifestazioni di piazza (che siano contro o a favore) ovvero potenziali momenti di trasmissione del virus. Secondo gli avvocati dello Stato, queste motivazioni sono sufficienti per un ministro dell’Immigrazione che, va detto, ha ampi e discrezionali poteri di decidere chi entra e chi viene respinto nel Paese.

Ora, per un appello, gli avvocati di Djokovic dovrebbero dimostrare che la decisione è irrazionale, illogica o illegale. Non basta più sostenere che la decisione “migliore” sarebbe quella di permettergli di rimanere.

Secondo la legge australiana, il ministro ha il diritto di cancellare il visto se è convinto che ci sia un rischio anche solo per una parte della popolazione, legato alla presenza di Djokovic in Australia. Non ha bisogno di accertare la sua probabile o possibile condotta.

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