Cosa sta succedendo in Ucraina? Sale la tensione per il possibile attacco russo, diplomazie a lavoro per evitare crisi energetiche in Europa. L’analisi di Roberto Sciarrone, Ph.D in History of Europe, Sapienza Università di Roma

“Non sai mai quanto sei forte finché essere forte è l’unica scelta che hai”. In questo aforisma dello scrittore di “Fight Club” Chuck Palahniuk c’è forse tutto l’archetipo della politica estera russa di oggi e di sempre. Cosa sta succedendo in Ucraina? L’escalation della tensione continua, così come il lavoro delle diplomazie per trovare soluzioni alla crisi, ormai palese, tra Mosca e Kiev con tanto di esercitazioni di carri armati in Crimea. Putin continua a mostrare i muscoli in un “gennaio di fuoco” che ha visto già protagonista le truppe russe in Kazakhistan.

È innegabile come la lunga crisi interna ucraina abbia riacceso la tensione tra la Federazione Russa e gli Stati Uniti, con l’Unione europea, per adesso, che osserva e promette “massicce sanzioni” nel caso in cui Mosca sferrasse un eventuale attacco”.

Dall’altra parte dell’Atlantico Biden ha ribadito come “ci saranno conseguenze enormi per la Russia se invade l’Ucraina”. Tutti però sono d’accordo su un tema: si tratterebbe della più grande invasione dai tempi della Seconda guerra mondiale e gli interessi in gioco sono davvero tanti. Molto probabile un rapido tracollo economico con conseguenze sull’instabilità politica del paese, costi questi che saranno pagati dai cittadini ucraini.

Ma c’è un altro tema che sta montando nelle ultime ore: se la Russia dovesse invadere l’Ucraina, cosa succederebbe alle forniture di gas europee? Bisogna considerare come tramite i condotti che attraversano il suolo ucraino il gas combustibile arriva nelle centinaia di milioni di case europee e permette ad altrettante aziende di lavorare. L’escalation ha fatto schizzare il prezzo del gas, con aumenti fino al 500% rispetto all’anno precedente. Insomma, siamo ancora in pieno inverno e tutto questo di certo spaventa Bruxelles.

La Russia insomma, provvede a un terzo dell’intero fabbisogno di gas naturale (450 miliardi di metri cubi, di cui 75 per l’Italia) all’Europa ogni anno, fornitura di grande valore per quei Paesi come la Germania che hanno deciso di non servirsi più di carbone e nucleare.

Gli Stati Uniti, nel frattempo, stanno studiando una fornitura speciale per l’Europa, ma Biden è ancora molto lontano dalla risoluzione dell’enigma energetico. Ma la Russia può davvero bloccare la fornitura di gas verso l’Europa? Molti analisti concordano come il presidente russo voglia ricordare all’Europa l’importanza della fornitura e quindi far valere le sue ragioni geostrategiche. Molti gli interrogativi, poche le certezze, al momento.

Cosa faranno gli Stati Uniti? Di sicuro l’attenzione speciale dell’amministrazione Biden nei confronti della Cina ha sviluppato interessi geopolitici rivolti più verso l’Asia, in continuità con quanto fatto da Obama e Trump. In particolar modo adesso con l’orizzonte occupato dalle elezioni di mid-term che vedono Biden in calo di consensi. E l’Unione europea? Divisa e poco incisiva, come le ultime crisi internazionali hanno registrato, Bruxelles vede i leader dei suoi Paesi “impigliati” in politica interna: da Olaf Scholz, che deve ancora “farsi largo” come leader internazionale, a Mario Draghi impegnato sulle questioni più vicine del Quirinale.

Intanto il ministro della Difesa di Kiev, Alexei Reznikov, ha provato in queste ore a ridimensionare la crisi: “Una minaccia di invasione al momento non esiste”. Forse, dopo l’annessione della Crimea e il supporto ai separatisti filorussi nel Donbas, la Russia prospetta la guerra per vincere possibilmente senza farla. Quello che vuole Mosca è, probabilmente, spostare il bilancio strategico nell’area, Putin è convinto che l’espansione della Nato avvenuta negli anni ’90 nei paesi ex patto di Varsavia abbia messo in pericolo la propria sicurezza.

Il controllo sullo spazio ex sovietico, da parte della Russia, non è stato mai così labile e ricco di colpi di scena. Il timore di perdere ancora territori vitali per esercitare il ruolo di superpotenza spiega la rinnovata aggressività del Cremlino alla periferia del suo “impero”.

Intanto la telefonata di fine anno tra Putin e Biden sembra già lontana anni luce, e sì forse il destino storico della Russia è continuare a mostrare la propria forza per essere forte, sempre.

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